Italia-Lituania, crocevia del destino

Italia-Lituania, crocevia del destino

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La frase è uscita spesso dalle bocche dei protagonisti dopo la vittoria contro Israele, vai a sapere se con intento retorico o meno: “Non abbiamo ancora fatto niente.” Quale che sia lo spirito con cui gli Azzurri hanno rilasciato la dichiarazione, resta il fatto che quest’Italia non ha ancora fatto niente per davvero: essere tra le prime 8 d’Europa è obiettivo minimo visto il talento che Pianigiani s’è trovato a gestire, e se avessimo magari non perso, ma anche solo sofferto fino all’ultimo contro Israele sarebbe stato un pessimo campanello d’allarme. Niente da dire, onore a Gentile & co. che hanno asfaltato le stelle di David, ma a onor del vero ci si poteva e doveva aspettare un risultato simile. L’Italia si trova ora a un bivio, l’ennesimo della sua storia, ma stavolta le strade da prendere sono dritte, illuminate e con indicazioni ben visibili: da una parte la gloria, dall’altra la vergogna. E a fare da spartitraffico troviamo la Lituania, ancora loro. Solo due anni fa erano ancora i quarti di finale degli Europei e Kalnietis ci fece a fette: da lì in poi gli italiani infilarono altre due sconfitte (figlie di panchina corta e di un primo turno giocato forse oltre le nostre capacità fisiche, tecniche e mentali) perdendo il treno per i Mondiali, mentre i lituani volavano leggeri verso l’argento. E a proposito di argento, un altro Italia-Lituania che torna alla mente non può non essere quello di Atene 2004, la semifinale olimpica manifesto di quella Nazionale con poco talento ma attributi e ignoranza da vendere; le triple che affondarono i baltici legittimarono al tempo stesso il nostro secondo gradino sul podio a 5 cerchi. Nel 1999 la gara contro la Lituania fu decisiva per farci aprire gli occhi: Sabonis e i suoi dominarono dall’inizio alla fine, facendo scattare negli uomini di Tanjevic la molla che li portò successivamente a mettere in riga Russia, Jugoslavia e Spagna, fino a raggiungere la vetta continentale. Tre gare contro la Lituania e altrettanti esami fondamentali per l’Italia, che ora si prepara alla verifica di questa generazione: la banda dell’Italbasket guidata da Capitan Datome è tutto sommato giovane (Cusin è l’unico che scollina i 30) e tra due anni potrebbe essere pressoché invariata, ma il loro momento DEVE essere adesso. Infortuni, errori arbitrali, congiunzioni astrali di ogni sorta non possono considerarsi scusanti valide per un’eventuale débâcle ai quarti di finale, perché i posti dal 5° al 7° ci potranno far entrare a Rio dalla porta sul retro, ma questi ragazzi hanno il diritto – e financo il dovere – di arrivare a sfidare i migliori del mondo con la garra della squadra difficile da battere per chiunque. E poco importa se gli Azzurri riescono a dare il meglio quando partono sfavoriti, quando tutti i pronostici sono contro di loro e devono dimostrare al mondo sbeffeggiante che si sta sbagliando: siamo più forti di questa Lituania, diamone prova in campo e se sarà il caso penseremo dopo a vincere le gare che da Davide ci faranno diventare Golia.

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