Spagna-Lituania: vince chi vuole di più

Spagna-Lituania: vince chi vuole di più

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Non è vero che la vittoria di un punto è casuale. Non è nemmeno vero che: “Poteva vincere uno o l’altro.”  Il basket, anche con il minimo scarto, esprime un vincitore netto che, per quella vittoria, è necessariamente più forte. Il che si potrebbe tradurre con: il basket non è ginnastica artistica, non si giudica il canestro più bello o il triplo carpiato dei tuffi. L’unica cosa che conta è metterla nel canestro; come, sono fatti tuoi. È l’uguaglianza dei canestri. Non importa come ti chiami: se segni o difendi e sei avanti nel punteggio, hai vinto. Difficilmente si possono ascrivere al ruolo di “underdog” squadre come Spagna o Lituania. Ma sono entrate in questo Europeo senza i favori del pronostico. Hanno perso entrambe delle partite nel girone, la Spagna contro Italia e Serbia, la Lituania contro la Repubblica Ceca, ma hanno entrambe tenuto nel mirino un solo obiettivo, quello più importante. I loro quarti di finale sono stati combattuti, punto a punto, e in semifinale hanno fatto deragliare squadre che sembravano più attrezzate di loro, fisicamente e tecnicamente. Ci sono riuscite applicando dettami ferrei, mettendo rabbia nei momenti chiave ed entrambe le perdenti, in quegli stessi momenti chiave, hanno compiuto simili errori di supponenza. Serbia e Francia hanno affrontato queste semifinali con le sicurezze acquisite in 7 vittorie consecutive, senza trovare grossi ostacoli. Ma se queste vittorie danno sicurezza, dall’altro fanno abbassare la guardia, ti espongono al colpo di coda di una squadra forte, che entra in campo con la mentalità da sfavorito e sapendo cosa fare.

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Scariolo e Kazlauskas hanno applicato dettami semplici. Scariolo si è trovato una Spagna disunita, proveniente da un biennio difficile in cui quello che aveva costruito lui è stato disfatto in nome del rinnovamento. Non c’è un merito speciale a fuggire nel futuro, bisogna ammetterlo, a meno che questa fuga in avanti non sia un progresso, mentre nel caso della Spagna era la fuga da una gestione, con un allenatore che non aveva la personalità per fronteggiare giocatori che richiedono, in panchina, qualcuno che possa parlare con loro allo stesso livello. Scariolo lo ha fatto e bisogna dargliene atto. Sa che non può trattarli come bambini né costringerli a fare come vuole lui, ma sa che può instaurare con loro un dialogo tra uomini e questo significa aggiungere alla dimensione tecnica, meramente cestistica, quella umana che arriva allo spirito, all’anima dei giocatori. Kazlauskas ha a che fare con un gruppo molto unito, che in certi frangenti sembra una squadra NCAA. Ha saputo tirare fuori il meglio dai suoi giocatori impostando il gioco sulla presenza a centro area di Valanciunas. La voglia di combattere dei Lituani è impressionante, non lasciano nessun pallone e mettono un’energia e un’intensità in campo che schiacciano letteralmente gli avversari. Valanciunas ha giocato buona parte dell’ultimo quarto con la Serbia con quattro falli e questo significa che la sua mentalità è cresciuta notevolmente. Un grande giocatore sa che non deve fare il quinto e non lo lascia succedere.
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    Ma i giocatori che incarnano le anime di queste squadre, quelli nascosti, non i Gasol o i Valanciunas, i Rodriguez e Maciulis, sono Reyes e Kuzminskas. Reyes è un veterano di mille battaglie, un avversario insopportabile, abituato a lavorare di gomito. Scariolo lo ha preferito nei minuti chiave con la Francia a Mirotic perchè aveva bisogno di cuori forti, e ne è stato ricompensato. Lotta sotto canestro, si butta a prendere i rimbalzi e le palle vaganti e non puoi mai, realmente, considerarlo fuori dalla partita. Kuzminskas è più giovane, ma ha la stessa mentalità di un giocatore che deve raccogliere dal fango i palloni vaganti. È veloce e ha un intuito formidabile per dove stare. Non c’è differenza tra il momento in cui pensa di fare una cosa e il momento in cui la fa. Con la Serbia ha rubato palla sotto canestro avversario e segnato, e subito dopo fatto un tap-in su rimbalzo in attacco. La Lituania ha vinto di 3.       Il fatto è che le vittorie sono fatte di piccole cose. Tutti vogliono essere LeBron, Gasol, Valanciunas, ma la realtà è che le partite le vincono i dettagli. Una difesa, una rubata, un gioco di successo ripetuto fino a quando la difesa non si adegua. Sarà una finale molto tesa, dal punteggio non alto, che dipenderà da come le difese riusciranno a limitare Gasol e Valanciunas e da chi vincerà il duello tra playmaker con Rodriguez e Kalnietis. In un europeo che ha riproposto i lunghi di valore e i play costruttori di gioco, lo showdown finale minaccia di essere una partita for the ages, come dicono oltreoceano. E se non ci sono arrivati i favoriti ce ne faremo una ragione…  

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