“The catcher in the rye”: è ora di diventare grandi

“The catcher in the rye”: è ora di diventare grandi

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Le prossime tre partite degli europei definiranno il posto che questa generazione di giocatori italiani occuperà nella storia della nostra pallacanestro. Spagna, Serbia e Germania sono un trittico durissimo, un vero e proprio tour de force che costringerà i nostri giocatori a tirare fuori tutte le risorse fisiche e mentali di cui dispongono. La pressione è su di loro a tonnellate e, invece di usarla come scusa per gli errori, sarà meglio che comincino a usarla come propellente per motivarsi. Le risposte delle prime due partite non sono incoraggianti. La squadra è molle in difesa, impaurita in attacco e i giocatori non esibiscono gli occhi tigreschi che servono in queste occasioni. Peggio ancora, sembrano un gruppo di sparuti guerrieri che ripetono a menadito che “l’allenatore l’allenatore” gli ha detto questo e si aspetta quello, mentre nei nostri sogni dovrebbero prendere in mano la squadra e lottare per portarla in alto. Insieme a queste tre partite, il nostro crocevia sarà Germania Turchia. I tedeschi si sono dimostrati forti e quadrati. Schroeder fa impazzire le difese e Nowitzki impera con i suoi movimenti in attacco. Se batteranno la Turchia, si troveranno con noi presumibilmente padroni del loro destino, e noi già in svantaggio con i turchi. Dal che discende che una vittoria contro Spagna o Serbia dovrebbe venire fuori, almeno una, in modo che al rendez-vous con la Germania abbiamo almeno la possibilità di sparigliare le carte mettendo sulla bilancia una vittoria importante. Finora, e non solo in questa competizione, questo gruppo di giocatori promettentissimo ha deluso oltre le peggiori attese. Con Recalcati c’è stata una vera e propria incomprensione di fondo, un rapporto con un padre severo abituato a ben altri caratteri, sia da giocatore che da allenatore, che si è trovato di fronte un gruppo incredibilmente diverso da quel che si aspettava. Una mutazione genetica nel giocatore di basket medio a cui abbiamo cercato di porre un rimedio con l’allenatore di maggior successo nel primo decennio del secolo, come se la sola imposizione delle mani potesse in un colpo sopperire alla mancanza di McIntyre e Stonerook ad ancorare la squadra, e a giocatori in fondo refrattari a un sistema, incapaci di adattarsi a un gioco d’insieme che sembra lontano dalle loro caratteristiche. Pianigiani sembra aver capito questo e pare voglia affidarsi a un flusso di gioco atipico, in cui si raccoglie dal pavimento il meglio che ti viene concesso o decidiamo di prenderci: un rimbalzo di Melli, un attacco estemporaneo di Aradori. Quella che noi chiamiamo la nostra inventiva ma che diventa un basket inguardabile e terribilmente inefficiente. Ce la mette tutta a instillare del gioco, ma quando, inspiegabilmente, si esce da una difesa con la palla in mano a Belinelli o Gentile, e si va’ in attacco con quella che dovrebbe essere la tua arma offensiva già con la palla in mano, o hai Drazen Petrovic buonanima, o fai una brutta fine. E in fondo questo è ciò che noi non capiamo. Questo è il problema: come si possa giocare così male, facendo passare per invenzione una serie di decisioni sbagliate, da cui solo una dose di fortuna e la scarsezza degli avversari ci permettono di uscirne. Ora, la Spagna, che ha ridimensionato la Turchia riuscendo, chissà come, a fermare il pick&roll che ci ha distrutti. Non sembra nemmeno si siano agitati tanto. Giocare bene e giocarsela fino alla fine sarà forse il punto di svolta non tanto di questa squadra, ma di questi uomini, che dovranno dimostrare di saper mettere da parte il proprio ego per far girare la palla e prendersi la responsabilità del tiro al momento giusto. Forse tra qui e la Serbia potremmo ritrovarli, intorno alla partita con la Germania, smettendola di dire che l’ansia da prestazione li attanaglia e la tensione si fa’ sentire, dato che le uniche prestazioni intaccate dall’ansia sono quelle con ragazze poco educate. Sarebbe bello vedere questi gusci riempirsi di giocatori, queste possibilità di vittoria diventare delle vere vittorie, attraversare il guado iniziare il loro cammino, perché una vittoria o un passaggio del turno quello sarebbero: un inizio, niente più, di qualcosa che diventerebbe sempre più difficile, ma alla cui fine, oltre al campionato in sé, si trova la dignità di un gruppo di uomini finora sbertucciati da pari quota di meno talento…

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