[ESCLUSIVA] Sergio Scariolo: “Da Pesaro ad oggi, cambia l’allenatore e l’uomo, ma resta l’amore per il gioco. Tanto affetto per Fortitudo e Olimpia”

[ESCLUSIVA] Sergio Scariolo: “Da Pesaro ad oggi, cambia l’allenatore e l’uomo, ma resta l’amore per il gioco. Tanto affetto per Fortitudo e Olimpia”

L’attuale Coach della Spagna e vice dei Toronto Raptors ha parlato di NBA, Spagna e molto altro.

di Matteo Andreani, @matty_vanpersie

Una stagione sicuramente particolare, tra Toronto Raptors e Selección spagnola. Per la prima volta sei nel mondo NBA e contemporaneamente in un ambito FIBA come quello della panchina della Spagna. Raccontaci questa stagione.

“Senz’altro, è stata una stagione speciale! É stato il mio primo anno in NBA grazie alla buona volontà dei Toronto Raptors e della federazione che hanno permesso di conciliare i due incarichi. Tanti viaggi, la possibilità di conoscere un mondo diverso, giocatori, sistemi di gioco e dettagli tecnici-tattici. Un’esperienza che mi ha arricchito tantissimo come allenatore in primis.”

Vedi qualche similitudine tra la tua avventura con i Toronto Raptors e quella di Ettore Messina con i San Antonio Spurs? Credi che una franchigia NBA possa dare finalmente fiducia come Head Coach ad un allenatore italiano?


“Similitudini non tante! Ettore è già qui da parecchio tempo, io ho appena iniziato. Tra i due, sicuramente Ettore è più vicino all’incarico di Head Coach. Io onestamente non lo metto neanche tra i miei obbiettivi, credo sia molto difficile che possa accadere. Non so nemmeno quanti anni io possa rimanere qui per diventare un possibile candidato ad un posto di Head Coach, ma il fatto non mi stressa molto!”

Raccontaci le tue impressioni sul mondo NBA. É veramente un mondo differente a livello tecnico e fisico?

“É un mondo differente a livello organizzativo, logistico, per i mezzi che allenatori e giocatori hanno a disposizione per fare il loro lavoro e soprattutto per le possibilità che hanno i giocatori per migliorare la loro qualità di gioco. Ci sono enormi differenze sotto alcuni punti di vista. Anche a livello tattico, ci sono situazioni diverse, legate soprattutto alla fisicità e alla qualità dei giocatori. Ci sono cose che dall’Europa ti sembrano un ping pong da una parte all’altra del campo, viceversa qua hanno una logica superiore. Molti dettagli devono essere studiati e approfonditi in modo dettagliato, altrimenti possono scappare ad un occhio più superficiale e banalizzare il gioco NBA.”

Via DeMar DeRozan dentro Kawhi Leonard. I Toronto Raptors hanno fatto il salto di qualità decisivo per arrivare alle finali NBA?


“Siamo pronti per affrontare i Playoffs! Per le finali onestamente non so, questa squadra non ha mai raggiunto le finali di Conference, quindi pensiamo al primo turno e poi a questo famoso turno che non abbiamo mai superato.”


Ad Est manca per la prima volta LeBron James. Credi che LeBron, per la prima volta dopo parecchi anni, non sia il giocatore più dominante della NBA? Il suo posto è stato preso da Giannis Antetokounmpo?

“Credo che LeBron in salute, sia ancora il giocatore più determinante in NBA. Unisce tutte le qualità di un giocatore di pallacanestro, sia difensivamente che offensivamente e per come coinvolge i suoi compagni. Però Giannis ha avuto una stagione pazzesca senza dubbio ed ha fatto un salto di qualità incredibile . É uno dei giocatori più difficili da marcare individualmente, se non il più difficile. Anche James Harden e Russell Westbrook sono giocatori diversi ma molto complicati da marcare.”


Capitolo nazionale. Che ne pensi di queste qualificazioni? Sono state utili per giocatori, che al completo avrebbero avuto meno spazio?

“Sicuramente sono state utilissime! Tanti giocatori si sono affacciati al mondo internazionale, hanno indossato la maglia della nazionale quando neanche sognavano di poterlo fare o di poter ritornare ad indossarla per alcuni. Molti hanno alzato il loro status professionale. Alcune squadre si sono sentite incoraggiate a scommettere su giocatori che hanno alzato il loro livello di gioco grazie alla nazionale, dove forse neanche gli stessi giocatori credevano di poter arrivare a quel livello.  Il giudizio generale non può tenere in considerazione solo la valutazione su questi giocatori, va fatto un discorso molto più ampio che riguarda la pallacanestro europea, un discorso molto complesso sul quale ci addentriamo in vicoli tortuosi…”

É probabilmente l’ultimo mondiale per giocatori chiave della tua Spagna. I Gasol, Rudy ecc… Questa Spagna è pronta al ricambio generazionale?

“Oddio, la Spagna è già alla sua seconda generazione. C’è un giocatore come Pau Gasol che fa parte della prima storica generazione, ma il primo ricambio è già stato fatto e abbiamo avviato il ricambio verso la terza generazione, dopo i famosi bambini prodigio della classe ’80. Non possiamo aspettarci una competitività di quel livello, è praticamente impossibile, ma credo che avremo sufficienti giocatori per essere lì e competitivi. L’importante è non fare come altri paesi, i quali sono sprofondati dopo che la loro migliore generazione è appassita.”

1990, la Scavolini Pesaro vince lo scudetto e sulla panchina siede un giovanissimo Sergio Scariolo. 29 anni dopo, che Coach è Sergio Scariolo?

“É un bellissimo ricordo! Non solo per lo scudetto, ma per i 6 anni di Pesaro, che sono qualcosa che ho nel cuore. Non voglio dire più di qualunque altro posto, per non fare torti a nessuno, ma forse è paragonabile solo all’esperienza di Malaga, anche per la durata. Da allora, cambia lo Scariolo uomo e allenatore. É rimasto intatto l’amore per il gioco, come il primo giorno. Un amore sincero e diretto senza condizionamenti per il gioco in se della pallacanestro. Ho avuto la fortuna e possibilità di vivere, vedere e praticare il gioco in panchina a tutti i livelli possibili. É stato un viaggio fantastico e lo è tutt’ora!”


La tua carriera è certamente legata alla ACB e al Real Madrid. Pensi che questo Real Madrid sia una delle migliori squadre mai viste in Spagna? Quanto merito c’è in tutto questo da parte di Pablo Laso?

“Fare paragoni tra squadre di epoche diverse è difficile. Il Real Madrid è senz’altro un’ottima squadra, con tanto merito di Pablo Laso. Lo stesso Real Madrid però ha avuto altre edizioni incredibilmente vincenti, come anche Barcelona e Vitoria.”

Nella tua carriera professionistica hai lasciato l’Italia nel 1996 dopo l’esperienza con la Fortitudo Bologna, per poi ritornare nel 2011 con l’Olimpia Milano. Segui sia la Effe che l’Olimpia? Come vedi le loro stagioni e il loro futuro?

“Si ovviamente seguo moltissimo, anche se quest’anno un pò di meno a causa degli orari americani. L’affetto per la Fortitudo è enorme, sono stati anni bellissimi. La Fortitudo ti entra nel cuore, quando la alleni e la vivi. Sono molto contento della promozione in A1 e speriamo sia per restarci e crescere. Milano la seguo con grande simpatia. Sono molto legato con le persone e l’ambiente, dal presidente Proli allo stesso Pianigiani che è un amico, Mario Fioretti e tutto lo staff che c’era quando ero presente, sono tutti amici. La pressione che c’è a Milano è ad un’asticella molto più alta, è difficile soddisfare i gusti di tutti e ottenere i risultati all’altezza di quello che è stato il passato di questa squadra e quindi anche le pretese dell’ambiente e dei tifosi. Credo sia stata un’EuroLega comunque in crescendo, rispetto a quelle precedenti e che fa ben sperare per quelle successive.”


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