Italia – Il basket torna ai giocatori

Italia – Il basket torna ai giocatori

Le prime partite dell’Italia di Sacchetti mandano un messaggio chiaro: il basket nasce da chi gioca, non da filosofie astratte.

di Massimo Tosatto

In campo ci vanno i giocatori

Romeo Sacchetti.

La notizia migliore di questa partita contro la Croazia proviene dall’attacco. Dopo aver infatti perso il primo quarto, l’Italia ha rifilato un totale di 65 punti in tre quarti per un totale di 80. L’italia non segnava 80 punti dalla partita con la Bielorussia, quando ne fece 96 contro avversari da un totale di 36 punti, quindi molto poco attendibili.

Potremmo anche elogiare la difesa degli ultimi tre quarti, ma…non stiamo parlando di una squadra di Romeo Sacchetti? Quello tutto attacco e niente difesa? Quello che tira sempre e troppo velocemente?

Parliamo anche di una squadra che ha giocato meglio di quella di Messina, che sembrava nettamente involuta e lenta. Questo al netto di un avversario che può essere paragonato alle Georgia o Ucraina dell’Europeo.

Le notizie non sono tutte buone, chiaro. La Croazia schierava forse la sua seconda squadra, in cui il solo Planinic a livello della squadra titolare ha piazzato un 20+10 che la dice lunga sul dominio sotto canestro.

Tuttavia, se non dobbiamo pensare che sia tutto oro quello che luccica, qualche pensiero su questa squadra si può fare.

Intanto, i giocatori. Nella sua bellissima biografia Sacchetti dice: “il mio basket è di chi lo gioca”; e questo sembra aver fatto in queste sue prime partite.

Della Valle e Abass hanno combinato per un 8/12 da tre. Se Amedeo tiene fede alle sue cifre a Reggio Emilia, Abass è un giocatore completamente diverso da quello di Milano. Fatta anche la tara agli avversari, ha fiducia, voglia, gli occhi gli brillano e sembra davvero felice di stare in questa squadra.

L’Italia ha tirato con il 42,9% da tre, compreso lo 0/3 di Gentile, che conferma il suo arretramento su questo fondamentale, contro il 25% dei croati. Era molto tempo che la nazionale non tirava così bene e non si affidava ai suoi giovani.

Affidarsi sembra la parola chiave di Romeo. Affidarsi come fidarsi, come avere fiducia.  Il linguaggio del corpo (cosa sempre molto cool da dire) di Messina parlava di un allenatore che non si fidava della sua squadra, che non credeva tecnicamente nelle possibilità dei suoi giocatori. Messina credeva che la squadra sarebbe andata avanti nonostante le proprie capacità, non a causa.

Sacchetti invece esprime fiducia. Lui crede nei suoi giocatori, gli trasmette fiducia, e fa in modo che loro credano in se stessi. Questo si vede perché, in campo, si traduce nel fatto che ciascuno crede nell’altro, e questa fiducia, questo affidarsi, è l’ingrediente che ha dato entusiasmo alla squadra.

Sacchetti è stato formato come giocatore da Gianni Asti e Dido Guerrieri, due allenatori che, tra gli anni ’70 e ’80, hanno tirato fuori una nidiata invidiabile di giocatori. E questo fatto di mettere i giocatori al centro del progetto, e non un’idea di gioco, è forse la novità vera di questa squadra.

In questo ambiente chi possiede personalità può uscire allo scoperto, e Amedeo Della Valle ne ha tanta. Sarà perché si è formato tra High School e università americana, sarà perché ne possiede di suo, ma contro la Croazia ha dimostrato di poter essere uno dei perni di questa squadra.

da fiba.com
da fiba.com

E la riflessione in fondo è proprio sul giocatore. Sui giocatori.

Meo ha solo preso quello che ci dà il campionato e lo ha messo in campo. Gentile, Della Valle, Filloy, Vitali, segnano? In campo. Sotto canestro non abbiamo grandi giocatori, ma quelli che abbiamo devono andare in campo. E poi il coraggio, la voglia, di scommettere su Abass, come un giocatore che può dare con la sua fisicità e con il suo tiro quello che ad altri manca.

Romeo non direbbe mai che è un uomo di filosofie. E i suoi denigratori avrebbero gioco facile ad affermare che il suo gioco è fatto di basket veloce e troppo d’attacco. Ma questo non è il “suo” basket, questo è il basket di oggi.

Forse non ce ne siamo accorti, ma in giro per l’Europa si segna, eccome. I giocatori escono ai 100 all’ora dai blocchi e scoccano tiri da tre come se piovesse. La nostra nazionale ha giocato gli ultimi europei cercando di tenere gli avversari a meno di 70 punti, con un gioco fatto di schemi forse fin troppo sofisticati. Non ne facciamo una colpa a Ettore Messina, questo è ciò che succede quando si cerca di trapiantare su un organismo di un certo tipo, qualcosa che non gli appartiene.

C’è una reazione di rigetto, c’è una fatica ad assorbire quei concetti e a restituire basket. E dire che Messina è un allenatore italiano, ma non allena più in Italia da 15 anni. Ora è in NBA, da diverso tempo, e le sue logiche attuali non sono facili da assorbire per i nostri giocatori.

Ora, comunque, occorre non farsi illusioni. Forse la nazionale di Messina non giocava benissimo, ma Ettore ha fatto benissimo il proprio dovere, portandola dove poteva portarla, un luogo oltre cui esiste solo un livello superiore di gioco.

Ma Sacchetti ci sta trasmettendo un messaggio diverso: che si può vincere con il gioco, e non distruggendo quello stesso gioco. Non solo difesa, ma tiri, movimento, libertà per i giocatori di talento, che, scatenati da un allenatore che si fida di loro, danno il loro meglio.

I problemi non sono risolti. C’è una cronica mancanza a livello giovanile, una chiusura verso nuovi metodi di allenamento e una dispersione del talento, che danno presagi foschi sul futuro. L’Italia che ha affrontato la Croazia – esclusi i 5 tra NBA e Eurolega – era il meglio che avevamo. La Croazia ha tenuto fuori un sacco di giocatori, che, una volta tornati, cambieranno radicalmente la situazione.

I cambiamenti DEVONO avvenire, a livello di Federazione e Lega. Ci deve essere un ricambio di uomini e metodi, altrimenti queste vittorie saranno solo fuochi fatui.

È noioso ricordarlo, vero, ma è anche doveroso. Il nostro basket ha margini di miglioramento incredibili, ma latitano, rimangono inutilizzati per mille ragioni di cui si è sempre parlato, ma sulle quali si è poco agito.

Ma Romeo ci insegna qualcosa: che se si lavora sui giocatori i risultati si ottengono. E che il basket è davvero di chi lo gioca, e non bisogna avere paura di fidarsi di quello che abbiamo.

Almeno, ci divertiremo.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy