Mondiali Maxibasket 2015, Il Diario del Solfro/4 – Ciack 2!

Mondiali Maxibasket 2015, Il Diario del Solfro/4 – Ciack 2!

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Rientro alla spicciolata ieri sera, le partite di quel genere non portano alle celebrazioni: è stato un buon allenamento, affrontato nel modo giusto, senza perdere concentrazione e spingendo comunque fino alla fine, ma con poco a che vedere con un incontro serio.

Uscendo dal campo però, sulla via per gli spogliatoi abbiamo avuto modo di vedere il finale tra Costarica e Portorico, le altre due squadre del nostro girone, che giocavano contemporaneamente a noi sul campo adiacente e ci sono parse entrambe toniche ed in grado di darci dei dispiaceri, anche perché la partita è finita con un solo punto di scarto a favore del Costarica e noi affronteremo il Portorico, che contro di noi si giocherà la residua speranza di passare il turno (passeranno ai quarti solo le prime di ogni girone).

Partita da giocare alle 15.00, quindi giornata rovinata: non puoi uscire la mattina, magari per visitare uno dei 38 Parchi a tema perché ti stancheresti, idem restare in piscina troppo a lungo, come abbiamo avuto modo di provare a Zara; del resto, chiuderti in camera fino all’orario di partenza per il campo non è il massimo della vita e probabilmente ti farebbe alzare la pressione fino a farti sibilare le orecchie.

Quindi si scende a far colazione di primo mattino, cercando di evitare il sequel dell’assalto ai forni di ieri, per poi bighellonare in albergo: un tuffetto in piscina, mezz’oretta di sole, doccia, ciacolata nella hall, o fare una puntata al supermercato vicino per i generi di prima sopravvivenza tipo: gomme americane, bottigliette d’acqua, un paio di succhi di frutta, fermacapelli, cerottini post rasatura…

Pranzo ovviamente saltato a piedi pari o solo suggerito allo stomaco, giusto per non farlo sentire abbandonato e per l’una siamo pronti alla riunione tecnica.

Bucci è di poche parole: la partita di ieri conta nulla, perché al 90% Panama perderà con tutti; se vogliamo passare come primi… oddio, il “se” non si è praticamente sentito, deve averlo sussurrato quasi tra sé e sé, tocca vincere oggi e poi rivincere domani, altrimenti si passa nel girone dantesco delle finali dal 9° al 16° posto e non sarebbe bello.

A fine riunione Bullara distribuisce le maglie da gioco del giorno prima, lavate e asciugate utilizzando la lavanderia a gettone che c’è ad ogni piano dell’albergo; a quanto pare abbiamo rischiato di re indossarle in formato carta crespa: i due di corveè avevano programmato il lavaggio per le lenzuola di fibra di canapa e l’asciugatura per i Labrador golden retriever: le etichette degli sponsor si sarebbero rifiutate di fare il loro dovere: lasciarsi leggere, per raggrinzirsi come tante prugne secche. Sembra che Bullara abbia salvato capra e cavoli gettandosi sui comandi della lavatrice appena in tempo.

Ogni giorno toccherà ad uno diverso sobbarcarsi il turno di bucato, ma con quattro dollari avremo le maglie come intonse e pronte da un giorno all’altro: nelle nostre stanze, complice l’aria condizionata, la mancanza di balconi e le condizoni atmosferiche, un costume da bagno sciacquato dopo l’allenamento di due giorni fa è ancora appeso in bagno ad asciugare, domani potrei trovarci qualche accenno di lichene ed un paio di forme di vita pluricellulari, magari mi danno il Nobel in Biologia!

Orlando è costruita sopra una zona paludosa, bonificata nel corso dei decenni e che si regge su tutto un tessuto di laghetti, stagni e bacini di drenaggio dell’acqua; nonostante questo non c’è in giro una mosca o una zanzara; Bargna sostiene di averne vista una, che si spostava rasente al muro per evitare di essere intercettata, ma sopsettiamo che l’abbia detto per puro spirito di contestazione: dopo quattro giorni di viaggi varii, il parabrezza del nostro Suburban è ancora immacolato.

Al di là del fatto che installare qui un lavaggio auto o proporre di lavare i vetri al semaforo non saranno chiaramente business di successo, le alternative sono due: o siamo in presenza di un miracolo oppure stiamo tutti respirando DDT e non Ossigeno ed Azoto, come i mortali del resto del mondo.

Si parte verso gli scantinati delle scalinate dello stadio di baseball: quelli che ospitano sei campi da basket e relativi spogliatoi, docce e bagni, sale riunioni, sale pesi, sale relax, sale e pepe e hot dogs, giochiamo qui anche oggi, ma ieri abbiamo giocato in uno dei due campi all’ammezzato, mentre oggi giocheremo in uno dei quattro campi al piano terra: differenze? 10 gradi centigradi in meno, qui la temperatura è siberiana, speriamo di incontrare le squadre russe solo in finale o loro partiranno sicuramente avvantaggiati.

Intanto ci imbattiamo in Portorico, che, da dependance degli Stati Uniti agli sbalzi di temperatura c’è abituata e che ci dà del filo da torcere per tutto il primo tempo, fino a quando l’allenatore non è costretto a far rifiatare i suoi lunghi: contro la Banda Bassotti rimasta in campo abbiamo vita più facile ed il divario si fissa alla fine sui 40 punti.

Solita foto promiscua, doccia tutti insieme appassionatamente e asciugamani prelevati direttamente dal carrello apposito, messo gentilmente a disposizione dalla direzione del Centro, poi siamo liberi; per i non convenzionati FIMBA l’ingresso al centro costa 17 dollari al giorno, ecco spiegati i 6 milioni di addetti a qualsiasi cosa, il mezzo milione di boccioni d’acqua sparsi a pioggia e servizi come questo degli asciugamani da doccia gratis.

Ieri, in occasione della Parata inaugurale, venivano venduti dei bicchieroni di plastica atermica che, pieni di birra, costavano 12 dollari; il refilling, cioè la ricarica del bicchierone con altra birra, costava 7 dollari; oggi dopo la partita un paio di noi, secondo i dettami della medicina sportiva più illuminata, pregustava il refilling a 7 dollari del bicchiere ancora nuovo fiammante, sciacquato appositamente per l’occasione ed infilato in borsa accanto alle meno importanti divise da gioco.

Niente da fare: l’Americano ha un registratore di cassa al posto del cuore e gli occhi, se si tratta di affari, hanno le pupille a forma di dollaro, come Paperon de’ Paperoni; d’altronde, siamo a Disney World! Quindi i nostri due compagni si son sentiti rispondere:- Ma questi bicchieri sono rossi, oggi si utilizzano quelli verdi!-.

Quindi ogni giorno si cambia il colore dei bicchier, in modo che il vantaggio della ricarica scontata sia tale solo per 24 ore! piuttosto che dargliela vinta, i nostri hanno disatteso le prescrizioni medihe e si sono riempiti il bicchiere d’acqua ad una delle mille fontanelle che costellano portici, angoli, corridoi e passeggiate panoramiche di questo centro sportivo.

Rientrati alla base, c’era da impiegare il tempo restante fino all’ora di cena: negli Stati Uniti, quando hai un paio d’ore da riempire cosa c’è di meglio di un giro al supermercato? uno di quelli veri, dove il carrello è in formato camion dei traslcohi? Ci infiliamo in una delle auto da corteo FBI che abbiamo noleggiato e dopo pochi minuti siamo già tra le corsie del paese di Bengodi: per esempio, succhi di frutta, da noi c’è lo scaffale con i vari tipi di succhi, spremute e concentrati, qui c’è uno scaffale solo per i succhi d’arancia (vabbeh, siamo in Florida dove, secondo gli abitanti, sono state inventate le arance, come nell’Indiana hanno inventato la pizza (Pizza Hut), nel Nebraska il Parmesan, in California il vino e via di seguito), una mezza corsia per i succhi biologici, ma ricordiamoci sempre della sospetta assenza di zanzare e poniamoci delle domande, ed il resto della corsia per gli altri tipi di succo.

E via così e così via per tutte le tipologie di prodotto: vini, da tutto il mondo; birre, ci sono perfino quelle italiane artigianali; formaggi, da quello di fossa al cheddar cheese da toast al camembert francese; ma il top è la corsia completa, che nei drugstores americani non manca mai, di prodotti farmaceutici, quelli che da noi sono i prodotti da banco, tipo l’aspirina o gli anti infiammatòrii, e anche qualcosa che da noi richiederebbe la ricetta medica, ma qui lasciano acquistare a libera discrezione.

Dopo l’immersione nel lavacro del consumismo, possiamo ripresentarci al cospetto della società civile con animo lieve e coscienza pulita: il nostro dovere l’abbiamo fatto, abbiamo sostenuto l’economia americana e di riflesso anche quella di tutto il resto del mondo come meglio potevamo, quindi possiamo tornare ai nostri normali impegni di vita e di gioco.

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