Mondiali MaxiBasket 2015, il racconto – Successi e traguardi di una famiglia vincente

Mondiali MaxiBasket 2015, il racconto – Successi e traguardi di una famiglia vincente

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“We are Family”, siamo una famiglia: questo è lo slogan che i responsabili della nazionale maggiore di coach Pianigiani hanno coniato per rappresentare gli azzurri che all’inizio di settembre scenderanno in campo per Eurobasket 2015, i campionati europei. Il richiamo alla famiglia è piaciuto molto al presidente Gianni Petrucci, che molto si aspetta dalla squadra azzurra di Datome, Gallinari e compagni. In cima alle speranze c’è l’oro, come la medaglia che manca all’Italia dal lontano 1999; poi gli altri metalli del podio, su cui gli azzurri sono saliti per l’ultima volta nel 2003 per mettersi al collo la medaglia di bronzo. Da allora un lungo digiuno, una serie di tentativi sfortunati e in qualche caso velleitari.

Dagli azzurri ufficiali e federali a quelli più attempati, non federali: azzurri per passione, insomma, i quali hanno scelto uno slogan diverso: “We Are Parents”, siamo genitori. Vediamo da vicino i due slogan. Tutti e due si ispirano a valori fondamentali della società. La famiglia, anzi, è la cellula della società. Ma, come la società, è varia al suo interno, dove convivono luci e ombre. Tutti vorremmo far parte di una famiglia felice, modello Mulino Bianco. Ma la famiglia felice è, per l’appunto, un modello, che non sempre ha riscontri nella realtà; anzi, per dirla tutta, è rara. Nella famiglia di Pianigiani  poi i vari membri hanno aspirazioni diverse e talora in contrasto. Poiché sono giovani, facilmente pensano alla propria carriera, e questo può creare dissonanze, invidie e addirittura contrasti, che – come vogliono le regole delle famiglie per bene –  è bene che stiano nascosti. Talora con una certa dose di ipocrisia: viene in mente la lettera che lo scorso anno gli azzurri dovettero firmare per disapprovare il comportamento di Hackett, che aveva abbandonato il ritiro della nazionale, certo inseguendo un suo scopo per la sua carriera, per la quale la nazionale poteva rappresentare un ostacolo. I panni sporchi, che si sarebbero dovuti lavare in famiglia, mostrarono in quell’occasione macchie poco edificanti. Diceva quella linguaccia geniale di Karl Kraus che la vita familiare è un’interferenza nella vita privata. È  vero, succede: anche nelle migliori famiglie.

Diverso è lo slogan degli azzurroni, “We Are Parents”. Qual è il motivo di questa scelta? Lasciamo la parola a loro. Siamo genitori  (e in qualche caso nonni, come Solfrini),  abbiamo i capelli grigi, ne abbiamo viste tante e se abbiamo fatto errori, ne abbiamo sopportato le conseguenze. Abbiamo insomma esperienza e, siccome siamo genitori, la vogliamo mettere al servizio dei figli, dei giovani. Chiamatela responsabilità, o maturità, se volete: ci viene addosso quando diventiamo padri e ci cambia la vita. Siamo genitori e siamo anche – attenzione – tutti allenatori, una figura che ha più una analogia con quella dei genitori. Sappiamo che in una squadra di basket è essenziale mettere da parte gli egoismi, condividere sforzi, fatiche, gioie, dolori, tutto. Sappiamo ancora che senza sacrifici non si ottengono risultati, nel lavoro come su un campo di basket. Sono cose che gli allenatori ripetono ai propri giocatori, ma che abbiamo vissuto e sono diventate parte di noi.

Certo, ai nostri tempi nei campionati più importanti c’erano due stranieri per squadra. Di conseguenza eravamo costretti a prenderci le nostre brave responsabilità, senza scaricarle. Tutto questo ci aiutava a vincere in campo internazionale quando eravamo giovani, e ci aiuta ancora oggi sui campi di gioco in giro per il mondo. Abbiamo la gioia di continuare a giocare, per giunta con la maglia azzurra, e vogliamo onorarla giocando meglio che possiamo. I risultati ci hanno finora dato ragione: ogni anno abbiamo portato a casa almeno un titolo nelle competizioni internazionali delle nostre categorie, una collezione di titoli europei e mondiali che riempie di orgoglio e di soddisfazione non solo noi ma anche gli appassionati che ci seguono dall’Italia. E anche quest’anno abbiamo rispettato la nostra tradizione aurea: pochi giorni fa ai mondiali di Orlando, nella patria universale del basket, la formazione Over 45 ha conquistato una medaglia d’oro e dagli Over 50 è venuta una medaglia d’argento.  E in primavera a Zara nella World Champions League gli azzurroni erano saliti altre due volte sul podio: la Formazione Over 45 si è messa al collo la medaglia d’oro, quella Over 50 la medaglia di bronzo.  E l’Over 50 Mario Boni, ciliegina sulla torta,  ha vinto a Orlando il titolo di Mvp europeo.

Vogliamo continuare a farlo anche in futuro, senza complessi di alcun genere. Senza avere la presunzione di essere superiori (lo siamo solo nell’età), vogliamo dare un esempio, sia pure modesto. In fondo è questo il modo migliore, se non l’unico, di essere genitori. Consideriamo gli azzurri di Pianigiani come nostri figli nel basket. Facciamo il tifo per loro e abbiamo un sogno: che diventino migliori di noi. Perché il successo dei figli per un genitore è la gioia più grande che ci  sia.

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