Azzurre last minute: La splendida accoglienza della Francia, i dubbi di Pierre Vincent

Azzurre last minute: La splendida accoglienza della Francia, i dubbi di Pierre Vincent

Commenta per primo!

Contravvenendo a tutti gli sciocchi luoghi comuni che albergano nelle teste di noi italiani quando atterriamo in Francia, i quattro giorni trascorsi dalla Nazionale Femminile rimbalzando tra Lione, Bourge-en-Bresse, Roanne e Clermont Ferrand resteranno nella memoria di tutti i partecipanti alla spedizione per la qualità dell’organizzazione, il calore di chi ci ha accolto e lo spettacolo offerto dalle tre Arene traboccanti di pubblico, passione ed entusiasmo. Tuttavia non si è trattato di giorni semplici, né in campo, né fuori: una personalissima riedizione della Liegi-Bastogne-Liegi (anche il clima rigido aiutava a riportare alla mente la classicissima del Nord…) ci ha spostato su e giù per la Francia con trasferimenti lunghi e quotidiani, le partite ci hanno visto soccombere nettamente contro la favoritissima del prossimo EuroBasket Women. La verità è che l’Argento olimpico conquistato a Londra ha fatto di Celine Dumerc e Sandrine Gruda delle stelle di prima grandezza e la Federazione Francese ha pensato bene di cavalcare l’onda facendo delle partite della Nazionale di Pierre Vincent un vero evento, con un fantastico cast di supporto (speaker, cheerleaders, animatori vari) che segue le Bleus in ogni uscita. Così ci è capitato di vedere file enormi all’esterno degli impianti (biglietti dai 5 ai 20 euro), famiglie intere col viso dipinto di bianco-rosso-blu e le giocatrici attese al termine delle partite come rockstar. Le nostre Azzurre, proiettate improvvisamente in un universo parallelo nel quale stentavano a riconoscersi, sono state prese in contropiede: alcune le abbiamo viste chiedere un autografo a Dumerc, altre hanno fotografato dal pullman la fila degli spettatori all’esterno del palazzetto di Roanne (5.500 la capienza, ovviamente stracolmo). A poco è servito l’intervento dell’addetto stampa che ha cercato di ristabilire il naturale ordine delle cose, ovvero quello che vedrebbe i tifosi immortalare le giocatrici che scendono dal pullman e non viceversa. L’entusiasmo folle che ha investito le francesi ha per forza di cosa contagiato anche la nostra delegazione: alcuni di noi hanno biecamente firmato autografi in giro per Clermont Ferrand, le Azzurre sono state chiamate in campo avvolte da un fascio di luce tricolore e tra gli applausi convinti del pubblico transalpino. Al quale, all’ingresso, erano state equamente distribuite bandierine della Francia e dell’Italia, tanto che qualcuno nel nostro staff ha amaramente sentenziato che non li fanno più i francesi di una volta, quelli con i quali era sacrosanto inferocirsi per la scarsa considerazione ricevuta. In realtà, considerato che le tre sconfitte rimediate sul campo erano ampiamente messe in preventivo per tante ragioni (squadra incompleta, qualità dell’avversario, appena 3 giorni di raduno alle spalle), in Francia ha funzionato tutto alla perfezione. Persino la merenda preparata dall’albergatore di Roanne, in previsione del trasferimento a Clermont Ferrand che ha preceduto la partita, è stata esagerata: frutta fresca, succhi vari,biscotti, panini imbottiti, crostate, yogurt, snack, caffè caldo nei thermos. Qualche azzurra dal fondo del pullman ha invocato un trancio di polenta, altre hanno atteso invano il taglio della torta e il lancio del bouquet. L’unico episodio di dubbia moralità si è verificato a Lione, per colpa della console di videogames messa a disposizone dei clieni nella hall dell’albergo. Diversi esponenti dello staff Azzurro si sono prodigati in improbabili partite di calcio (Roma-Cesena, Cile-Costa d’Avorio, Atalanta-Resto del Mondo) fino a quando sullo sfondo si è stagliata l’immagine inconfondibile di Pierre Vincent, ovvero il coach della Nazionale vice-campione olimpica e più in generale figura mitologica della pallacanestro femminile continentale. Vincent si è avvicinato ai membri dello staff azzurro per scambiare quattro chiacchiere in simpatia ma i nostri due eroi hanno faticato a staccare le mani dal joypad e lo sguardo dal monitor: per di più, quando uno dei due l’ha fatto colto da una crisi di coscienza, l’altro (che per comodità chiameremo Giovanni Lucchesi) ha cercato di approfittare della situazione colpendo un palo (esterno). La sessione ludica si è conclusa pochi minuti dopo e Vincent se n’era già andato, non prima di averci chiesto perché non stessimo giocando Milan-Juventus ma Trabzonspor-Tampere. La mattina dopo, il maxischermo collegato alla console riportava il seguente risultato: Italia-Francia 28-0, opera evidentemente portata a termine nel cuore della notte da qualche buontempone. Ma forse è solo un caso che poi poche ore dopo in campo sia finita 67-39 per loro…

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy