Carlos Delfino rinasce e fa vincere l’Argentina, Serbia KO

Carlos Delfino rinasce e fa vincere l’Argentina, Serbia KO

una sfida che potrebbe anche lasciare il tempo che trova. Ma non è così se da una parte c’è quella che per tutti è la cadente, la vecchia, la superata Argentina, che batte 79-74 la più giovane, talentuosa, prospettica Serbia di Sale Djordjevic

Commenta per primo!

I numeri a volte confondono, altre volte invece rispecchiano il campo meglio di una qualsiasi cronaca. Stavolta ci raccontano di una partita in quel di Cordoba, di una notte di luglio, di un’amichevole di preparazione all’Olimpico, di una sfida che potrebbe anche lasciare il tempo che trova. Ma non è così se da una parte c’è quella che per tutti è la cadente, la vecchia, la superata Argentina, che batte la più giovane, talentuosa, prospettica Serbia di Sale Djordjevic. 79-74 il verdetto, ma non basta. Perché dietro l’impresa dei soliti, mitici noti come Ginobili, Scola e Nocioni, sempre in prima linea, sempre sul pezzo infischiandosene dei loro anni, c’è quella di un quarto moschettiere che qualcuno aveva dimenticato, dato per disperso. Forse perché che dopo un lungo periodo di inattività per infortunio (si è fatto male addirittura nei playoff del 2013 quando era agli Houston Rockets), lui stesso non si ricordava di aver vinto l’oro olimpico con quella maglia nel 2004 ad Atene, o che è stato per otto stagioni nella NBA con oltre 500 partite e una media di 8 punti, sta di fatto che la prima tentazione di Carlos Delfino era quella di restare sul divano. Lo è stata per molte settimane, molti mesi, ma poi è entrato in gioco l’orgoglio, dignità, la nostalgia di un talento che non può svanire così. Così per manichette rimboccate, per l’ex Viola e Fortitudo, sudore in allenamento, poi la convocazione che sembra un segnale. Anche per questo la sua prestazione di ieri è l’impresa nell’impresa: 20 di quei 79 punti sono i suoi, e dire che i primi 11 arrivano silenziosamente, impercettibili, come quel lavoro che per tutti sembrava un’inutile corsa verso il vuoto. Primo quarto stellare dei suoi, poi i serbi con Raduljica, Kalinic, Simonovic e Teodosic recuperano da -16 per ritrovare il bandolo della matassa. Il match scorre, il binario sembra quello dell’equilibrio, ma poi ecco che il redivivo sale in cattedra, quasi come ai bei tempi incanta il pubblico dell’Orfeo con una pioggia di triple, quelle che spezzano letteralmente le gambe ai balcanici. 5/8 dirà il tabellino dall’arco a fine partita, ma è evidente che se i rumors delle ultime ore danno l’ex Rockets e Pistons in direzione Capo d’Orlando, qualcuno sponda paladina potrebbe anche crederci, forse addirittura sperare nel suo arrivo. Perché a 33 anni c’è sempre tempo per una seconda giovinezza, e forse c’è meno paura del tempo che avanza.

Argentina (79): Nicolás Laprovíttola 11, Emanuel Ginóbili 13, Andrés Nocioni 19, Luis Scola 6, Marcos Delía 5; Facundo Campazzo 5, Carlos Delfino 20, Gabriel Deck 0, Leonardo Mainoldi 0, Roberto Acuña 0. All.: Sergio Hernández.

Serbia (74): Bogdan Bogdanovic 6, Markovic Stefan 0, Nikala Kalinic 8, Stefan Bircevic 4 y Nicola Jokic 3; Teodosic Milos 12, Miroslav Raduljica 13, Marko Simonovic 8, Marko Stimac 12, Stefan Jovic 6, Milan Macvan 2. All.: Aleksandar Djordjevic.

Parziali: 30-14; 40-38; 48-48.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy