FIBA Americas 2015, Le Finali – Venezuela, è tutto vero! Argentina KO, l’oro è “Vinotinto”!

FIBA Americas 2015, Le Finali – Venezuela, è tutto vero! Argentina KO, l’oro è “Vinotinto”!

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VENEZUELA – ARGENTINA 76-71 (13-20, 17-8, 19-24, 27-29) VEN: G. Vargas, 8; J. Cox, 14; José Vargas, 8; N. Colmenares, 9, y W. Graterol, 11; M. Marriaga, 1; D. Cubillán, 2; C. García, 0; Javinger Vargas, 2; M. Ruiz, 0; H. Guillent, 13,  D. Lewis, 5. All.: Néstor García. ARG: F. Campazzo, 8; P. Garino, 4; A. Nocioni, 21, L. Scola, 14, y M. Delía, 8; N. Laprovittola, 9; S. Safar, 7; L. Mainoldi, 0, T. Gallizzi, 0. All.: Sergio Hernández. Se luchó y no se pudo: così ha scritto Facundo Campazzo su Twitter poche ore fa: parole che dicono tanto, anzi tutto. Perchè in fondo, in un’edizione dei panamericani che già aveva riservato mille colpi di scena, tante sorprese fuori script, l’ultimo atto non poteva proprio smentirsi. Così dopo l’incredibile successo al fotofinish sul Canada, il Venezuela fa fuori anche l’Argentina, conquista un oro del tutto inatteso, una novità assoluta nella storia del basket “vinotinto” (che aveva ottenuto solo un bronzo dieci anni fa), al termine di un match che per appassionati e addetti ai lavori sembrava fatto apposta per consacrare gli albicelesti, il loro cammino prima travagliato, poi trionfale. Doveva essere l’apoteosi del play del Real e di Luis Scola (al suo quarto MVP award, altro record nella leggenda); doveva essere il momento di Nocioni e Laprovittola, doveva essere il ritorno al successo, dopo le ultime vittorie casalinghe di Neuquén 2001 e Mar del Plata 2011. Invece il basket si fa sport, ancora una volta, con la sua imprevedibilità, il suo stupendo aprirsi a qualsiasi finale, tutt’altro che scritto o immaginata. Perché non vince chi ha un nome, vince chi sputa più sangue sul parquet, mostra più carattere giocando di squadra e di coraggio, voglia di emergere. E questa voglia, per quanto si sia lottato da entrambe le parti, aveva stanotte l’immagine dei vari Cox e Vargas, Graterol e Guillen, passando per Colmenares e Cubillan. La loro arma in più? Non strafare, ma senza paura: difesa intelligente e pazienza in attacco, lucidità anche quando tutto sembra sfuggire di mano. E in effetti è così, quando in avvio le amnesie offensive sono il leit-motiv, mentre l’Argentina già scappa sull’11-0, poi con Scola sul 18-6. Ma dopo i primi 10′ nulla di drammatico, con Graterol si rientra fino al 20-13 Argentina, poi inizia la vera partita dei futuri campioni. Controbreak di 13-2, si impatta a quota 22, la ciliegina sulla torta arriva proprio in finale di tempo, con i liberi di Cubillan che valgono il primo vantaggio sul 30-28. Nella ripresa le maglie difensive del Venezuela sono autentiche crune dell’ago, non si passa in post-basso con la zona costringendo l’Argentina a forzature dall’arco (1/11 dai 6.75), mentre in attacco si ragiona, con straordinaria efficacia: 4-0 in apertura, subito +6, ma il coraggio di Nocioni e Laprovittola smorzano gli entusiasmi, per il momento. 52-49 al 30′ sul botta e risposta Cox da tre – Scola in appoggio al vetro, negli ultimi 10′ non c’è più spazio per la tattica, si gioca sui nervi: l’Argentina tiene duro con un 4-0 di Scola e trova il nuovo vantaggio a quota 58, su tripla di Zafar, ma con il rientro di Colmenares i venezuelani riordinano le idee quanto basta, e si risale a +5 con un 6-0 di controbreak.  Il rientro di Nestor Colmenares è determinante, così come la visione di gioco ispirata da Guillent, ma l’Argentina è ancora a -2 con soli 10” sul cronometro: serve un’altra picconata per demolire le ambizioni albicelesti, la piazza Lewis dalla lunetta, scrivendo assieme ai suoi un nuovo, esaltante capitolo della storia a spicchi delle Americhe.
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CANADA – MESSICO 87-86 (18-14, 22-27, 20-23, 27-22) CAN: Philip Scrubb (5), Cory Joseph (11), Melvin Ejim (2), Andrew Nicholson (20), Anthony Wiggins (18), Nikolas Stauskas, Anthony Bennett, Aaron Doornekamp (2), Brady Heslip (12), Kelly Olynyk (10), Dwight Powell (2), Robert Sacre (4). All.: Jay Triano. MEX: Paul Stoll (16) Marco Ramos (19), Juan Toscano, Jorge Gutiérrez, Gustavo Ayón (16), Francisco Cruz (9), Gabriel Girón (2), Pedro Meza, Héctor Hernández (11), Orlando Méndez, Adrián Zamora (11), Israel Gutiérrez (2). All.: Sergio Valdeolmillos. Sfida tra le due grandi deluse di questa edizione, Canada e Messico si danno battaglia, in una gara che fa capire perchè nella griglia venivano date in pole, favorite per una finale che invece è mancata, non senza rimpianti. La dose di rimorsi maggiore va però in capo ai padroni di casa campioni uscenti, che avrebbero voluto guadagnarsi in casa il ritorno ai Giochi dopo 40 anni, e che dopo le mazzate subite dall’Argentina in semifinale, dovranno mandar giù anche il buzzer beater del Raptor Cory Joseph, fondamentale nell’87-86 che riserva ai canadesi la magra consolazione del bronzo, ma anche l’opportunità di giocarsi il prossimo anno un pass prezioso, per quei Giochi a cui si manca da Sydney 2000. Vero anche che il Messico fa a meno di un certo Jorge Gutierrez (dolori cervicali), e che con il suo vuoto trovare nuove gerarchie non è semplice, ma Adrian Zamora in avvio non fa rimpiangere la sua assenza, per quanto Andrew Wiggins sia voglioso di un qualche riscatto, portando i suoi sul +5 al 7′ (11-6). Marcos Ramos risponde con due triple, non si fa pregare il canturino Brady Heslip, al 10′ il punteggio dice 18-14 per gli uomini di Jay Triano, bravi poi ad allungare in seconda frazione fino al +7 (29-22), grazie all’8-0 firmato Andrew Nicholson. Dall’altra parte è solo l’orgoglio a dare coraggio, volontà di lottare, con tutto il valore aggiunto di un Gustavo Ayon ferito, ma che riesce a tenere a galla i suoi con il contributo dalla panchina di Hector Hernandez. Così al 20′ è persino vantaggio Messico (41-40), spianando la strada a un obiettivo bronzo che pare ancora più concreto con Paul Stoll, sugli scudi con le sue triple: arriva quindi +7 (64-57), tamponato da Wiggins alla vigilia dell’ultimo quarto (64-60), l’avvio rompe decisamente l’inerzia dei minuti precedenti: pronti, ripartenza, via, e in meno di due giri di lancetti servito un break di 9-0 che riporta il Canada ul +5. Stoll ha la mano calda, ma Heslip non è da meno in fatto di killer instinct, così gli ospiti volano sul +9. L’ultimo, disperato tentativo di rientro viene propiziato da Ayon e una tripla di Francisco Cruz che fa quasi cadere il palazzo, a poco più di 28” l’overtime sembra dietro l’angolo, sull’84-83. Finale quasi melodrammatico, a 11” Cruz porta in vantaggio i suoi, ma come ieri il clima del Palacio di Città del Messico si raggela, si rabbuia all’improvviso, complice la prodezza di Joseph che chiude il discorso sull’87-86 finale.

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