FIBA Americas 2015, Semifinali – Miracolo Venezuela contro il Canada, Scola nella leggenda (e l’Argentina butta fuori il Messico)

FIBA Americas 2015, Semifinali – Miracolo Venezuela contro il Canada, Scola nella leggenda (e l’Argentina butta fuori il Messico)

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CANADA – VENEZUELA 78-79 (19-20, 18-18, 23-20, 18-21) CAN: Scrubb 3 (+4 ass), Joseph 5 (+4 ass, 1/6 da 2), Ejim 4 (1/4 da 2), Nicholson 9 (4/5 da 2), Wiggins 9 (4/11 al tiro), Stauskas 2, Bennett (+5 rimb), Doornekamp 2, Heslip 10 (1/5 da 3), Olynk 34 (+13 rimb, 8/9 da 2, 3/4 da 3, 9/10 tl), Powell, Sacre ne. VEN: Marriaga ne, Vargas G. 9 (+5 rimb e 3 ass), Cox 14 (+4 ass, 5/11 da 2, 1/4 da 3), Cubillan 1, Vargas Jose 2 (0/4 da 3), Garcia ne, Vargas Javinger 3, Ruiz, Graterol 20 (+5 rimb, 4/6 da 2, 3/5 da 3), Guillen 19 (4/9 da 3), Lewis Padron 3 (0/4 da 2), Colmenares 8 (+6 rimb, 4/5 tl). In un weekend sportivo che si è già aperto con emozioni e sorprese a bizzeffe, neanche i panamericani a spicchi fanno eccezione. Il Venezuela ha fatto il miracolo, riesce ad estromettere il favoritissimo Canada con un finale al cardioplama (79-78), lo fa di misura, ma assicurandosi per la seconda volta nella sua storia l’opportunità di disputare i prossimi Giochi Olimpici: non accadeva da Barcellona ’92. Con disciplina tattica e una difesa epica, la brigata di Garcia ha trovato in Graterol un autentico totem offensivo, il tutto arginando il talento di Wiggins, e vanificando la pur ottima performance del Celtic Kelly Olynik. 15-13 al 5′, 20-19 al termine del primo parziale,  i favoriti mettono il naso avanti sul 26-23, ma Graterol conosce bene i vuoti dell’ingranaggio avversario (11 punti in 15′), ed ecco i “Vintintos” di nuovo in attivo sul 31-29. La gara segue il binario del testa a testa, Olynik (con 18 punti nel primo tempo) fa pentole e coperchi dando ai suoi il +6, Guillent con la tripla garantisce al Venezuela il vantaggio minimo alla pausa lunga (38-37), la ripresa non cambia musica: Cox e Graterol contro un Olynyk che firma ben 25 dei 48 punti canadesi, la forza del Venezuela sta ora nella pazienza in attacco, nella difesa, e nel tenere i ritmi bassi. 60-58 al 30′, con il solo Nicholson sponda Canada a offrire qualche alternativa al monologo Olynyk, il leit-motiv dell’equilibrio sul 64-64 del 37′ sembra suggerire l’overtime, ma ecco un primo, vero scossone: parziale di 9-4 Canada, a cui risponde Guillent con un incredibile 8-0 fatto di due triple e un lay-up in velocità su recupero di Vargas, sul 76-75 entriamo nell’ultimo minuto. 24” allo scadere, Nicholson fa 1/2 dalla lunetta, 78 pari, il Venezuela con Guillent sbaglia entrambi i personali, ma a rimbalzo Vargas spadroneggia, fa volutamente 1/2, è il momento del trionfo, stanotte una storica finale con l’Argentina. Senza pressioni, e con un ticket per Rio in tasca.
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ARGENTINA – MESSICO 78-70 (25-26, 10-14, 27-22, 16-8) ARG: Scola 18 (+10 rimb, 6/12 da 2, 6/8 tl), Richotti ne, Campazzo 15 (+8 ass, 6/9 da 2, 1/5 da 3), Laprovittola 6 (+4 rimb e 3 ass, 2/5 da 3), Brussino ne, Delia 9 (4/4 da 2), Nocioni 10 (+13 rimb, 4/10 da 2, 0/3 da 3, 2/4 tl), Deck ne, Safar 10 (3/9 da 3), Mainoldi 3, Garino Gullotta 3, Gallizzi 4. MEX: Stoll 4 (+4 ass, 0/4 da 3, 4 rec), Ramos, Toscano 10 (4/8 da 2, 1/4 da 3), Gutierrez Jorge 17 (8/10 da 2), Ayon 8 (+12 rimb e 5 ass, 4/9 da 2), Cruz 16 (+6 rimb, 3/8 da 2, 2/5 da 3, 5 per), Giron, Meza ne, Hernandez 15 (4 rimb e 4 ass, 5/6 da 3), Mendez, Zamora ne, Gutierrez Jose ne. Come per la Tunisia in AfroBasket, anche i sogni del Messico padrone di casa s’infrangono in semifinale. Sostenuta da un tifoso speciale come Manu Ginobili, l’Argentina si è messa di traverso alle ambizioni continentali e olimpiche degli avversari, dimentica in fretta la sconfitta subita meno di 48 ore prima proprio dagli avversari (83-95), perdendo così l’imbattibilità nella seconda fase, e raggiunge una finale sì prevedibile (78-70), ma non del tutto scontata. Mattatore assoluto, ancora una volta, in difesa come in attacco, è Luis Scola, che festeggia come meglio non poteva il record assoluto di punti realizzati nella manifestazione: il primato apparteneva a un certo Oscar Schmidt a quota 1292 punti, non so se rendiamo l’idea… Dunque è Rio, ed è finale, per nulla scontata. Non era scontata per le premesse di questo torneo, non era scontata per la piega che il match stesso aveva preso nella prima metà di gioco: coach Hernández ha come obiettivo quello di fermare Ayón con Scola messo in campo da “4”, ma anche Cruz y Gutiérrez non dando riferimenti difensivi, e alternando zona e uomo. Nel primo obiettivo si riesce alla perfezione, e senza creare il problema di falli per il pivottone (non a caso virgola per il giocatore del Real nei primi 10′), ma nel secondo, dopo un buon avvio sul 17-12, la scelta si sirvela un disastro totale: il tandem di esterni ne firma ben 21 nella prima frazione, con un 14-3 di parziale, dall’altra parte invece l’attacco stenta, nonostante i 25 punti facciano immaginare altro. E’ Facundo Campazzo a dare ossigeno con la sua visione di gioco, tenendo a galla gli albicelesti (25-26 al 10′), nel secondo quarto si decide di far rifiatare Scola in difesa facendo ruotare più difensori su Ayón (Delía, Gallizzi e Mainoldi), ma i problemi difensivi non bastano, si aggiunge anche una scarca prolificità offensiva: detto fatto, il Messico non perdona, ed ecco il +11 per i padroni di casa sul 38-27. Serve una scossa tattica, Scola viene finalmente messo da “5”, e con la verve di Campazzo guadagna finalmente il centro della scena, fatturando punti, falli e scarichi per tiri più facili: così le percentuali argentine si alzano, rientrando sul 35-40, poi sul 45-46, fino al 60-60 che arriva dopo un altro tentativo di fuga messicano firmato Hernandez e Toscano. Nocioni piazza anche il primo +2, impattato a fine terzo quarto, ultimi 10′ con un forte rischio falli in casa Argentina (Laprovittola 4, Campazzo 3), ma Delía su scarico di Scola e una bomba di spianano la strada al +5 con il giro di boa a vista.  Il Messico sente la pressione, Gutiérrez è fuori per cinque falli, ma stringendo le maglie in difesa e ripartendo in transizione si tiene duro fino al 70-72. Ultime battute, l’Argentina lavora bene in copertura e i padroni di casa forzano da fuori, Scola non fallisce dalla lunetta, è lo scatto decisivo verso il 78-70 che gela il Palacio De Los Deportes.

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