Idem: “Cittadinanza per meriti sportivi”. Una riflessione, guardando a Napoli

Idem: “Cittadinanza per meriti sportivi”. Una riflessione, guardando a Napoli

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Josefa Idem è intervenuta nel pomeriggio di ieri alla commissione cultura della Camera, tanti gli argomenti toccati. E nel massimo rispetto di temi quali la tutela della maternità delle atlete che praticano discipline non considerate professioniste, oppure l’abbattimento delle barriere architettoniche per i diversamente abili, ci sono altri due campi che emergono con forza, forse nell’immediato più cari al nostro basket.

Infatti il neo-ministro ha detto di aver già dato impulso alle procedure per sbloccare i 23 milioni di euro del «Fondo» per l’impiantistica sportiva di base. Insomma: legge sugli stadi sì, ma anche «attenzionare soprattutto i piccoli impianti, le scuole e le università». Una boccata d’ossigeno questi soldi, anche perché – è stato il punto di partenza sincero della Ministra – «le somme di competenza per l’anno 2013 sono pari a zero».

Secondo punto, certamente il più delicato, è quello di uno Ius soli dello sport, che fa discutere di più. Per Ius soli, mettendola molto sul semplice, intendiamo l’equazione cittadinanza = nascita sul territorio italiano. La Idem si proporrebbe uno step intermedio: recuperare i disegni di legge nati nella scorsa legislatura, e modificare la legge 91/1992 che vuole favorire l’acquisto della cittadinanza italiana in favore degli atleti stranieri che «si sono distinti per alti meriti sportivi». Su iniziativa del Presidente della Repubblica e per i «minori stranieri tesserati alle Federazioni Sportive Nazionali, i cui genitori siano regolarmente soggiornanti in Italia».

Parole che hanno subito provocato l’entusiasmo della Federatletica e di Federcalcio, come riportano La Gazzetta dello Sport e Il Corriere dello Sport, ma che impongono domande e riflessioni. Senza retorica, soprattutto.

Perchè se davvero bisogna mettere le mani in materia, ci si aspetta dal Governo e dal Parlamento una risposta meno timida all’invito pressante e ripetuto che sia il Presidente Napolitano, ma anche il Ministro Kyenge avevano già rivolto sull’argomento: lo sport deve essere apripista di nuove regole, ma neanche eccezione, aggiungiamo.

Lo sport è la società , pesca le sue risorse nella società, e non è un fortino: che senso avrebbe allora la cittadinanza a un tesserato alle federazioni sportive, per di più campione, ma negarla a chi comunque nello sport si spacca le ossa, oppure chi è affiliato a un ente di promozione, ha vinto un’Olimpiade di matematica, o più semplicemente vive da quando è nato in Italia? Intorno alle parole della Idem allora si deve allora creare un circuito che deve essere di aggregazione, ma anche virtuoso, nel rispetto del principio dell’ugugaglianza sostanziale. O la possibilità di riuscirci è per tutti, e con regole precise, o per nessuno.

Neanche (e qui forse siamo masochisti) in quel circuito di interessi che è il nostro movimento a spicchi, dove il problema dei passaportati o dei naturalizzati è da molto tempo in agenda, inutile negarlo. Forse dall’epoca dei due stranieri (anno 1990), quando poi arrivò la prima ondata di argentini di origine italiana, subito naturalizzati. Che ancora oggi, giocando anche una sola partita, divengono italiani a tutti gli effetti.

Su questo fronte poi, circa un anno fa, nota la polemica nata con l’introduzione di una norma (poi dichiarata non retroattiva oltre l’aprile del 2012) secondo la quale da questa stagione anche i naturalizzati, anche i dotati di passaporto italiano, sarebbero stati considerati alla stregua di comunitari.

Oggi in Serie A si può scegliere tra 5 stranieri e 5 italiani, di cui uno naturalizzato, oppure 3 extracomunitari, 4 comunitari e 5 italiani, di cui uno naturalizzato.

Per la prossima Legadue invece situazione più intricata: su 10 giocatori schierabili a referto 2 potranno essere extracomunitari (ma chi parte con due visti potrà eventualmente sostituire lo straniero solo con un comunitario Bosman A oppure pescando tra i giocatori già vistati in Italia, ossia chi ha giocato almeno 5 partite nel nostro campionato) e un passaportato sanato; (entro il 14 aprile 2012 per la serie A o il 30 giugno 2011 perl DNB). Gli altri sette dovranno essere atleti di formazione italiana, di cui tre dovranno essere Under 22 (nati nel 1992 e seguenti), con luxury tax di 5mila euro ad under per chi sceglie di non acquisirli; un fondo di 500mila euro ripartito per 10 squadre (5 della Gold e 5 della Silver) il cui gettito deriva dai parametri Nas per il tesseramento degli stranieri, e di cui ci si potrà giovare se 3 Under saranno in campo per tutte e 30 le partite di regular season con un minutaggio minuto di 30 minuti sui 200 possibili; i cinque premi (90mila euro per la prima, 70mila per la seconda, 50 per la terza e 20mila per quarta e quinta) saranno assegnati sulla base dei minutaggi delle statistiche ufficiali. Escluse dai premi le squadre che retrocederanno alla categoria inferiore.
Stanti così le cose, massimo rispetto per tutti: i giocatori, gli allenatori, i dirigenti onesti che fanno i sacrifici. Massima comprensione per i giocatori slavi, la cui identità è stata spezzata da un orrendoconflitto civile, un pò più difficile provarla per i tanti americani che diventano russi, macedoni, bosniaci, bulgari, georgiani, croati e guadagnano il doppio rispetto al loro valore.

Ci sono poi le reazioni sulla scia machiavellica del “lo fanno gli altri, lo faccio anche io: il fine giustifica i mezzi, nessuno deve partire battuto in partenza”.

Eppure, al di là del fatto che il meccanismo favorisca o meno la propria squadra, a seconda delle appartenenza, bisogna fare qualcosa per scoraggiare il Far West dei giorni nostri, segnato da questa caccia sfrenata al “passaportato verace”; servono strumenti di controllo e di garanzia per tutelare i giocatori italiani e la politica di vivaio.

Ma per fare tutto questo serve un intervento a monte. Con le carte, ma anche e con la volontà di anticipare i tempi che arrivano. Con una riforma organica del diritto di cittadinanza che non escluda, senza privilegi, e con iniziative quali quella di Napoli.

Che per ricostruirsi, fare a fettine il triste passato alle spalle, ripartendo dalla Legadue Gold, apre le porte a tutti. Cominciando con le generazioni del nuovo, quelle del Minibasket. Il tutto attraverso un progetto studiato e condiviso con la X ° Municipalità di Bagnoli – Fuorigrotta, e con il Patrocinio dell’Assessorato allo Sport del Comune di Napoli, che favorirà con agevolazioni i meno abbienti dal punto di vista economico.

I corsi si terranno al PalaBarbuto con la direzione dell’Istruttrice Nazionale MiniBasket Alessandra Finamore, e potranno parteciparvi gratuitamente tutti i ragazzi/e dai 5 agli 11 anni (info 333 3358395; iscrizioni info@napolibasket2013.it) .

Un’ iniziativa mirata in favore dello “IUS SOLI”. Un’iniziativa che fa sperare.  

 

 

 

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