L’Italia Europea: Spagna 1997

L’Italia Europea: Spagna 1997

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  Dopo la grande delusione del 1995, con l’eliminazione ai quarti di finale per mano della Croazia e la conseguente esclusione dalle Olimpiadi del 1996 ad Atlanta, gli Azzurri vogliono assolutamente riscattarsi, con l’obiettivo di entrare tra le prime cinque squadre a livello continentale per partecipare ai Mondiali del 1998 in Grecia. Alla guida della nazionale è riconfermato Ettore Messina, in carica da ormai cinque anni e chiamato ad ottenere il primo grande risultato della sua carriera sulla panchina dell’Italia, dopo le medaglie ai Giochi del Mediterraneo del 1993 (oro) e ai Goodwill Games l’anno successivo (argento). Il campionato italiano 1996/1997 era stato dominato dalla Benetton Treviso, capace di staccare tutti durante la regular season e, dopo un percorso quasi netto ai playoff, di superare in una intensissima serie finale la Fortitudo, riuscendo a ribaltare la situazione dall’1-2 e con le spalle al muro. La truppa guidata da Mike D’Antoni poteva contare su campioni stranieri quali Rebraca, all’inizio della sua lunga carriera e l’MVP Henry Williams, al top della sua carriera in maglia biancoverde. Attorno a loro il gruppo italiano composto da Pittis, Marconato, Bonora e Rusconi, capace di completare e dare via ad una delle formazioni più travolgenti degli anni ’90 in Italia. La squadra composta da coach Messina disponeva di una quantità di talento difficilmente vista prima in Italia: dietro a Carlton Myers, trascinatore della finalista Fortitudo, c’era Gregor Fucka, il “rivale bolognese” Alessandro Picchio Abbio, il sorprendente centro veneto campione d’Italia Marconato, emerso come uno dei migliori centri del campionato di A1, in tandem col compagno di team Bonora, play di grande intelligenza cestistica e visione di gioco. Con queste premesse, l’Italia parte nel giugno 1997 alla volta di Badalona, per il girone eliminatorio dell’europeo, organizzato in quattro gironi da altrettante squadre (sedici totali contro le quattordici dell’edizione 1995): oltre a Polonia e Lettonia, sulla carta avversarie abbordabili, lo scoglio più grande è rappresentato dalla Jugoslavia, capace di vincere tre delle ultime quattro edizioni degli Europei (con un Mondiale nel mezzo); certo, non era la Grande Jugoslavia pre-1992, ma era pur sempre la detentrice del titolo e favorita numero uno da tutti.   PRIMA FASE Gruppo A 1 Grecia (3-0) 2 Russia (2-1) 3 Turchia (1-2) 4 Bosnia-Erzegovina (1-2) Gruppo B 1 Lituania (3-0) 2 Israele (2-1) 3 Francia (1-2) 4 Slovenia (0-3) Gruppo C 1 Italia (3-0) 2 Jugoslavia (2-1) 3 Polonia (1-2) 4 Lettonia (0-3) Gruppo D 1 Spagna (3-0) 2 Croazia (1-2) 3 Germania (1-2) 4 Ucraina (1-2)   L’Italia esordisce il 25 giugno con una vittoria in tranquillità contro la Lettonia, ma con la testa già alla sfida del giorno successivo ai campioni d’Europa, la Jugoslavia di Djordjevic e Bodiroga. Ed è proprio l’ex Milano e Fortitudo che fa il diavolo a quattro, segnando ben 29 punti con 5 bombe: ma dalla sua parte trova l’appoggio solo di Danilovic, mentre il resto della selezione slava sembra pendere dalle sue labbra, in attesa di una giocata risolutrice. Tra le fila italiane però c’è un vero e proprio trascinatore: il “londinese” Carlton Myers, che con 24 punti si carica la squadra sulle spalle e viene aiutato da Frosini e Abbio (entrambi in doppia cifra per punti, con il fortitudino che sbaglia sulo una conclusione dal campo su otto); la difesa serrata azzurra guidata da Dan Gay fa il resto e riusciamo ad ottenere un risultato incredibile alla vigilia: vittoria per 74-69 ed entusiasmo incredibile in tutta la squadra, ora consapevole di potersela giocare a viso aperto davvero con chiunque. L’ultima partita con la Polonia consente ampi minutaggi per alleggerire il carico in vista della seconda fase, la vittoria permette di arrivare a piene forze e imbattuti alla seconda fase. SECONDA FASE  GIRONE E  1 Grecia (6-0) 2 Russia (5-1) 3 Lituania (4-2) 4 Turchia (3-3) 5 Israele (2-4) 6 Francia (1-5) GIRONE F 1 Italia (6-0) 2 Jugoslavia (5-1) 3 Spagna (4-2) 4 Polonia (3-3) 5 Croazia (1-5) 6 Germania (1-5) Nel secondo girone, l’Italia trova le tre qualificate del girone B: la Germania, abbordabile dopo il trionfo casalingo di quattro anni prima, l’insidiosa Croazia del talentuoso Mulaomerovic e i padroni di casa delle Furie Rosse. La prima partita è proprio con la Spagna, una guerra a bassissimo punteggio, dove Fucka e Myers (36 punti in coppia) riescono ad elevarsi sulla difesa roja, riuscendo a recuperare ben 11 punti di scarto all’intervallo, con un parziale da 38 a 24 nei secondi 20′. Il giorno successivo con i tedeschi è un’altra battaglia, un dentro o fuori per loro, mentre per noi era l’ultimo ostacolo verso il primo posto matematico anche in questa fase: ancora una volta è la solidissima difesa italiana (prima nel torneo per punti concessi) ad avere la meglio e a dare il posto in Business Class all’aeroplano aereo, direzione Barcellona. Nell’ultima, ininfluente partita del girone E, l’ennesimo successo e striscia di vittorie portata a 6: arrivando a sette, gli Invincibili si assicurerebbero il pass anche per i Mondiali di Grecia, ma con questa cavalcata l’obiettivo ormai non è più un misero quinto posto. I ragazzi di coach Ettore Messina, ormai consapevoli dei propri mezzi e in piena fiducia, cominciano a sognare in grande. QUARTI DI FINALE Grecia-Polonia 72-62 Lituania-Jugoslavia 60-75 Russia-Spagna 70-67 Turchia-Italia 43-66 Un massacro: questo l’esito della semifinale per i poveri turchi, incappati nel cammino degli insaziabili italiani. Nella notte spagnola (la partita è cominciata alle ore 22.30), l’Italia concede solo 43 punti in 40′ alla Turchia e si toglie il primo sfizio, la qualificazione per il Mondiale ’98. Insieme all’Italia, vanno in semifinale la Grecia, l’unica altra formazione imbattuta del torneo, la Jugoslavia, che sta faticando più del previsto a mettere in mostra i suoi talenti e la ruvida Russia, prossimo avversario dei nostri Azzurri, pronta a sbarrarci la strada verso la finalissima. SEMIFINALI Grecia-Jugoslavia 80-88 Russia-Italia 65-67 L’armata russa, guidata dal gigante Mikhailov e dal blocco CSKA, ha appena battuto i padroni di casa della Spagna: forse per questo gli spettatori sugli spalti sembrano così pochi… La semifinale parte subito con blocchi assestati di forza e colpi non proibiti, ma molto decisi: sarà così per 40′ e non può essere altrimenti. Da un lato la compattezza sovietica, dall’altra l’estro italiano, guidato dal talento libero di inventare del british Myers, con Bonora che imbecca chiunque gli capiti a tiro; la Russia è spietata e sembra poter prendere un margine confortevole appena prima dell’intervallo, ma prima  tre tiri liberi di Abbio, poi una “magata” a rimbalzo offensivo di Denis Marconato, ci consentono di limitare i danni e chiudere sul 33-38. Il secondo tempo parte alla grande: ottima difesa e 6-0 di parziale, che permettono di ribaltare l’inerzia della gara, con le fiammate di Myers e di Marconato sotto le plance avversarie. Si arriva punto a punto fino al termine: le squadre sono tiratissime, ogni possesso è pesante come un macigno. L’Airone di Kranj mette il 64-62 a qualche decina di secondi dal termine, poi Pittis commette il suo quinto fallo per eccessiva generosità su Panov, che però sbaglia entrambi i liberi; il rimbalzo però è ancora in mani russe, con il pallone che carambola nelle mani di Karasev, che subisce fallo da Fucka: primo a bersaglio, secondo fuori, ma stavolta il rimbalzo è preda di Abbio, il quale a sua volta fa 1/2 dalla linea della carità, con 20″ rimasti sul cronometro. Sul possesso successivo è ancora Karasev che prova a vestire i panni dell’eroe, ma la sua penetrazione finisce con una palla gettata al vento e Carlton Myers puntella la vittoria con i due liberi decisivi: la gioia della panchina italiana è incontenibile, siamo ancora imbattuti!   FINALE Italia-Jugoslavia 49-61 Ancora loro, ancora gli jugoslavi. Dopo Roma 1991, Barcellona 1997. Dopo la seconda partita del girone, la Finale. La storia azzurra passa spesso per la Jugoslavia: l’ultima volta, contro l’ultima Grande Jugoslavia, non abbiamo potuto che inchinarci, troppo forti, troppo talentuosa quella squadra. Non che oggi siano più scarsi, affatto: Djordjevic, Bodiroga, Danilovic, Rebraca, solo per nominarne alcuni, con in panchina un vecchio volpone come Obradovic, che solamente qualche mese dopo sarebbe arrivato a Treviso. Ma stavolta siamo imbattuti, la nostra difesa è nettamente la migliore del torneo, E, soprattutto, li abbiamo già battuti, sappiamo come fare, è un’occasione ghiottissima. Ci crediamo, dobbiamo crederci. I primi due punti sono di Dejan Bodiroga, col classico movimento a due all’ora, ma immarcabile, da sempre. Rebraca sembra in serata di grazia, mentre noi per entrare in ritmo la buttiamo sul fisico: addirittura Fucka sembra caldo, sembra sentire il “derby”. Ma l’avvio è tutto per loro, 10-0, con Myers che solo dopo 7 (sette) minuti di gioco riesce a smuovere il tabellino azzurro, mentre Messina predica la calma dalla panchina: ma è evidente la tensione nei volti italiani. Il primo tempo è una sfida a distanza tra Danilovic e Myers, una sorta di derby bolognese in terra catalana, con le maglie delle nazionali, a canestro di un talento segue un canestro dell’altro talento. Alla Jugoslavia riesce tutto facile, complice la difesa dell’Italia che non sembra quella ammirata per tutto il torneo continentale: all’intervallo gli Azzurri sono sotto 28-23, quasi in scia, considerando il pessimo inizio di finale. Nel secondo tempo sale in cattedra il professor Sasha Djordjevic, che non fa nemmeno in tempo a distribuire saggezza cestistica che il nostro Picchio Abbio stavolta tiene fede nella maniera peggiore al soprannome e rifila un destro in pieno volto in penetrazione al serbo, rievocando vecchie ruggini: la partita si scalda ed è la molla che provoca il talento smisurato dell’attuale C.T. serbo. L’Italia non c’è più di testa: Carlton Myers ha finito la benzina (per lui 6/22 dal campo nell’ultimo atto), non segniamo nemmeno le conclusioni ravvicinate. La favola finisce qui, dopo otto incontri finisce la nostra invincibilità: ancora la maledizione jugoslava, con Sasha Djordjevic che ci alza la coppa davanti. A posteriori, tutto questo darà la spinta decisiva per l’oro del 1999, ma l’amarezza è grande, per non aver giocato la finale al pieno dei propri mezzi e non sfruttando una fantastica opportunità, sulle ali dell’entusiasmo. La formazione dell’Italia: 4 Claudio Coldebella 5 Davide Bonora 6 Gregor Fu?ka 7 Riccardo Pittis 8 Denis Marconato 9 Giacomo Galanda 10 Carlton Myers 11 Paolo Moretti 12 Alessandro Abbio 13 Alessandro Frosini 14 Flavio Carera 15 Dan Gay Allenatore: Ettore Messina   La classifica finale: 1 Jugoslavia 2 Italia 3 Russia 4 Grecia 5 Spagna 6 Lituania 7 Polonia 8 Turchia 9 Israele 10 Francia 11 Croazia 12 Germania 13 Ucraina 14 Slovenia 15 Bosnia Erzegovina 16 Lettonia   Le altre puntate de L’Italia Europea: Riga 1937 Ginevra 1946 Germania Ovest 1971 Jugoslavia 1975 Nantes 1983 Stoccarda 1985 Roma 1991

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