Mondiali Maxibasket, Diario da Salonicco di Marco Solfrini #1

Mondiali Maxibasket, Diario da Salonicco di Marco Solfrini #1

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La sveglia suona alle 3,15, trasferimento pedonale da casa mia al casello dell’autostrada, 1 km lungo il quale ho fatto in tempo a vedere la varia umanità che bazzica le vie a quell’ora antelucana.

6 camion da cava, che ancora adesso mi domando cosa facessero in giro a quell’ora, una pattuglia della polizia con presunto autista in stato di ebrezza al seguito, un paio di ciclisti … fornai?

E finalmente l’auto di Tirel che sbucava dal casello, con i Led Zeppelin a palla nello stereo e vi dirò, esistono sicuramente modi peggiori di iniziare la giornata.

Siamo arrivati ad Orio senza problemi … poi abbiamo cominciato a cercare il parcheggio che Tirel aveva prenotato e qui i problemi si sono presentati tutti insieme, quasi aspettassero dietro l’angolo il momento di saltarci addosso.

Seguiamo i cartelli indicatori; alle 5 di mattina, anche estiva, non è che dei sottili, per quanto stilisticamente pregevoli, caratteri neri su fondo bianco aiutino nella decrittazione dei nomi dei 300 parcheggi esistenti, quindi tiriamo dritto un paio di volte e, per fortuna, dopo un giro a vuoto ci ritroviamo di nuovo davanti all’ingresso dell’aeroporto.

Navigatore!!!! L’indirizzo inserito ci fa finire nel cortile di casa di un vivaista bergamasco: in questo proliferare di minuscoli paesini campanilisti,  il parcheggio è sì in via Cavour, ma di un comune diverso da Orio al Serio.

Nuovo giro di giostra e richiesta di indicazioni a chi, arrivando da Pesaro!!!, Ha già parcheggiato prima di noi, stavolta la dritta è giusta e, dopo aver temuto in un altro errore, finiamo all’esterno dell’inizio pista dell’aeroporto, in promiscuità con aeroplanini privati, camper a pensione e odori, per non dir peggio, agricoli.

Quindi entriamo nella hall “Partenze” giusto giusto in tempo per sentirci apostrofare da Bucci

:- Eccoli qua, abitano qui dietro e sono riusciti ad arrivare in ritardo!-:

Bene, sono ufficialmente cominciati i Mondiali!!!

Ryan Air avrà avuto il pregio di far diventare “very popular” i viaggi aerei, ma, a parte il fatto del limite di peso dei bagagli, che dovendo comprendere forzatamente anche un paio di scarpe da basket diventa un gioco della torre su cosa lasciare a casa, per certi aspetti, con ‘sta formula del low cost, diventa ridicola.

Passi il fatto di usare i corridoi mobili dell’aeroporto, quelli che dovrebbero porterti fino al portello della cabina… per poi scendere ed attraversare la pista a piedi, a parte il fatto di partecipare alla corsa al sedile perché la prenotazione presuppone un aumento del prezzo … e poi trovare che due dei sedili sull’uscita d’emergenza, notoriamente più spaziosi, sono inspiegabilmente liberi.

A parte il fatto che per tutto il viaggio ci è stato offerto di tutto, dall’acqua ai biglietti gratta e vinci ,alle figurine, a giocattoli e profumi … perché è tutto extra costo del biglietto.

A parte tutto questo, perché i sedili sono così duri? Non riesco a trovare una giustificazione a questa forma di tortura: sembrava di essere seduti su una lastra di marmo con sopra una copertina.

Forse vogliono stimolare la gente ad alzarsi e andare in giro per l’aereo, riducendo così l’usura del materiale di ricopertura del sedile e conseguentemente il numero di sostituzioni dello stesso…

Poi arrivi a Salonicco e fuori dall’aereo ti aspetta il classico pullman che imbarca tutti, fa un giro attorno alle ruote posteriori, apre le portiere dal lato opposto a quello di salita e ci scarica nel terminal a 30 metri dall’aereo…. ma allora? Tutto ‘sto risparmio??? Dipende da quanto sono forti le compagnie aeroportuali?

Per arrivare in albergo prendiamo una serie di taxi, il nostro parte come se dovesse fare il giro di qualifica per la pole position, evita un paio di incauti pedoni e si immette nel traffico del fine settimana; dopo i primi tre o quattro sussulti di paura, ci mettiamo il cuore in pace, se deve succedere succederà, non sappiamo bene se arrampicati su un albero, incollati al fianco di un autobus, schiacciati tra due camion o saltellando su un paio di motociclette, ma se incidente dovrà essere, ebbene, che sia!

D’altronde, noi siamo abituati ad infilarci in mezzo ad aree piccole ed intasate da omoni di due metri e passa, seguendo un’idea che non è detto sia quella giusta e con la quale almeno un paio dei suddetti omoni non è d’accordo; senza guardare dove mettiamo i piedi, ma solo dove vogliamo arrivare: possiamo preoccuparci del fatto che qui le precedenze sono di chi se le prende?

Assolutamente no! Per cui arriviamo tranquillamente, si fa per dire, all’albergo che sarà Casa Italia in questi 10 giorni.

Un paio d’ore di tempo libero per poi pranzare in un locale qui vicino, tutti optiamo per l’insalata greca, accompagnata da un altro piatto a scelta, salvo poi togliere dal piatto chi il cetriolo, chi la cipolla, chi la feta e chi i pomodori cetriolati… alla fine avanzano abbastanza verdure da poter fare altrettante insalate di quelle arrivate.

Comincia a fare effetto la levataccia, prima di una riunione con Bucci, il vero segnale di avvio della manifestazione, mi concedo un paio d’ore di sonno, ma non aiutano a stare meglio, anzi: fanno capire che si potrebbe fare di meglio, impegnandosi solo un pochino di più si sarebbe potuti arrivare, dormendo, fino a domani mattina, ma il dovere chiama.

Delle parole di Bucci una cosa resta impressa nella mente: “senso di appartenenza”.

Appartenenza a questa storia, ormai decennale, a questo gruppo di giocatori che cambia continuamente ma mantiene una unità di intenti e di spirito caratteristiche, a questa esperienza di amicizia unita alla rivalità con le altre squadre.

A tutto questo apparteniamo e tutto questo attraversiamo con l’idea di uscirne migliorati, ma anche migliori degli altri.

Perché va bene tutto, amicizia, sportività, divertimento, vacanza … ma se si vince è meglio!

 

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