Mondiali Maxibasket, Diario da Salonicco di Marco Solfrini #4

Mondiali Maxibasket, Diario da Salonicco di Marco Solfrini #4

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La seconda partita, contro la squadra russa di Mosca, si svolge in una palestra nella parte alta di Salonicco, il colle su cui sorge la rocca medioevale.
Questa garantiva la salvezza alla famiglia dominante, lasciando al resto della popolazione la speranza che la guarnigione della Torre Bianca, sul litorale, avvistasse per tempo le vele dei pirati ottomani, dando l’allarme e permettendo la fuga verso la salvezza.
La palestra, come tutte le strutture utilizzate finora, ha un buon campo ed un parquet che salva tendini ed articolazioni; pensando al livello medio dei campi da basket in Italia, scolastici o meno, viene da piangere.
Nel tragitto dall’albergo al campo di gioco Boni ci fa un po’ da cicerone, per la verità più sul versante immobiliare che storico, nel senso che, avendoci abitato, identifica volta per volta i quartieri in base al prezzo di affitto ed alla comodità ai servizi per il campo dell’Aris; ma almeno una spolverata di turismo culturale ce la potremo dare.
Gli spogliatoi sono su un ballatoio e Bucci resta di sotto, sul campo di gioco.
A fianco degli spogliatoi c’è una specie di sala per la ginnastica, con qualche tappetino in tera, spalliere e tatami sparsi.
Tre quarti della squadra fa stretching, mentre un terzetto sospetto approfitta degli ampi spazi per provare… i passi di Salsa con Carera, che ancora fatica a digerire il momento di pausa tra il 3° ed il 5° movimento, così interviene Ceccarelli e gli dà una dimostrazione pratica di come si dovrebbe fare.
Anni di pesanti e determinate prese di posizione in pivot basso devono essere dimenticati e sostituiti dalla leggerezza dei 3 appoggi avanti e 3 indietro della Salsa, ma il ragazzo si impegna e si farà (mi scuso con De Gregori per l’uso improprio della sua canzone), il party Latino-americano di domani sera è un grosso incentivo.
Scese le scale per il campo però, facezie e divertimenti vengono accantonati perché la partita si annuncia tosta.
Infatti i Russi nel primo quarto sbagliano forse un tiro, ma noi siamo comunque avanti di due punti,
io, dopo la partita di ieri, ho le gambe parecchio imballate, ma vedo che anche i miei compagni sono un po’ più fermi del giorno prima.
Fà niente, siamo in parecchi in grado di smuovere il tabellino dei punti e oggi è Mentasti ad inserire la “modalità: hammer”: infila nel secondo quarto una serie di 4 canestri consecutivi che tagliano le gambe ai Russi, supportato da un paio di contropiedi su intercetto.
Pronti via, siamo sopra di 12 e possiamo gestirci il resto della partita con più calma, anche Montecchi e Boni portano acqua al mulino e la partita finisce 77 a 48.
Siamo liberi, a punteggio pieno e col pomeriggio davanti per riposare, prima di una cena organizzata da Boni presso un suo amico ristoratore; cominciando a conoscerlo bene, sospettiamo che Mario farà la cresta sul prezzo del pasto, ma per un amico si può chiudere un occhio.
La Over 40 deve ancora scontare un residuo di pena per la sconfitta inopinata contro la Germania, quindi, visto che sarebbe di riposo, ha allenamento alle 17, dal bordo della piscina li salutiamo allegramente mentre sfilano verso il pullman: se rimarranno nel gruppo non perderanno mai più la prima partita.
Farei meglio a dire che alcuni di noi salutano la Over 40 di corvè, perché io sto scrivendo quelle quattro righe di ieri e per ambizione letteraria mi perdo un pomeriggio di sole, ma anche l’Alfieri si faceva legare alla sedia, io almeno scrivo seduto su una poltroncina.
E finalmente arriva il clou della giornata, la cena greca in Taberna, arriviamo e sembra di essere tornati agli anni ’60 ed alle osterie di una volta: in mezzo ai condomini, ma col pergolato di vite, qui rigorosamente in plastica, tavolacci con le tovaglie a quadri, ricoperte da quelle di carta, la gentilezza di un ambiente familiare e il cibo è una scoperta di odori, sapori, spezie, verdure e formaggi che ci tengono inchiodati al tavolo per un paio d’ore, assieme alla ragione vera di questa cena, il vino “retsina”, profumato con la resina dei pini marittimi, servito fresco in brocchette di rame, và giù come un rosolio e ne fa le spese un vice allenatore, che lascia il locale un po’ ondeggiante.
Il locandiere, nonostante la nostra impressione che il locale sia abbastanza vicino all’albergo, ci consiglia di evitare la passeggiata di mezz’ora, a detta sua, e prendere dei taxi per tornare a casuccia nostra, obbediamo, ma dopo 7 minuti e con 5 € di meno in tasca siamo davanti all’albergo: l’economia Greca deve girare, altrimenti falliscono, escono dall’Europa e si sfascia tutto il sistema… pensa cosa abbiamo evitato, con 5€!!!!
Gli Over40, avendo domani la partita della vita alle 9 di mattina, ci hanno lasciato campo libero: per paura di rientrare troppo tardi hanno rinunciato alla cena, sarà la scusa per ripetere l’esperienza più avanti, anche con loro.
Nel frattempo abbiamo scoperto che anche per noi quella di domani sarà una partita dentro o fuori, sia noi che l’Ucraina abbiamo vinto due partite e il tabellone è fatto in modo che le vincenti dei gironi si incontrino tra di loro e le seconde con le seconde, morale, i primi lottano per i posti dall’ 8° al 1°, i secondi per i posti dal 9° al 18°.
Quindi si dovrà vincere per forza … questa mi sembra di averla già sentita qualche volta, negli anni scorsi.
Ma c’è mai stata una partita che non abbiamo dovuto/voluto vincere? Non fosse per il miglior piazzamento, sarebbe anche solo per l’orgoglio personale e sempre per quel famoso atteggiamento del sentirsi a posto con la coscienza; a prescindere da chi incontriamo, non vorremmo mai uscire dal campo e poterci dire:- Mi fossi impegnato un pochino di più, avrei ottenuto un risultato diverso.-:
Meglio la lingua fuori, ma il cuore, lo stomaco e il fegato in pace.

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