Mondiali Maxibasket, Diario da Salonicco di Marco Solfrini #7

Mondiali Maxibasket, Diario da Salonicco di Marco Solfrini #7

Commenta per primo!

Questo è il giorno fatidico in molte tradizioni filosofiche e/o religiose, se non il giorno il numero, la nota, il colore.

Per noi, sia Over 40 che 50, il giorno dell’apertura delle porte del podio o della cacciata là, “ov’è  pianto e stridor di denti”: la lotta per il 5° posto.

Saremo noi per primi ad assaggiare il campo, alle 14,30 la palla a due, seguirà la Over 40 alle 19,00.

quindi mattinata molto anglo americana, sveglia tardi, brunch verso le 8,30 – 9,0 e poi tensione che sale, controllata mediante gli strumenti che ognuno di noi ha affinato in anni di carriera.

Ognuno di noi l’ho scritto non a caso, perché ad ogni livello di gioco la tensione, quando sono in palio risultati importanti, è la stessa.

Che tu sia un giocatore di serie A e di livello Europeo e debba giocare una finale di Coppa oppure un giocatore di serie B o C, e magari tu abbia davanti uno spareggio per la salvezza o per la promozione (meglio), l’emozione ha la stessa intensità.

Ti pervade e cerca di toglierti forze e determinazione, vuole instillare dubbi sulle tue capacità, ingigantire quelle degli avversari, farti sentire inadeguato per quello che ti aspetta, ma … c’è un ma, ed è la storia di quello che hai fatto, magari di altre situazioni simili, finite positivamente o negativamente, ma comunque affrontate e superate e quindi in grado di esserti utili, per sapere che tu ci sarai, che non te la darai a gambe e non farai mancare il tuo aiuto ai compagni.

Questo è il background di tutti i giocatori approdati qui, queste sono squadre in cui, se non te la senti, nessuno ti obbliga a giocare; ci sono si le “convocazioni”, ma poi, se uno dice no, nessun giornalista gli andrà a chiedere ragione del rifiuto, nessun agente o general manager si sentirà danneggiato nell’immagine o nel portafoglio.

Ma quelli che arrivano qui, ci arrivano con la voglia di provare in tutti i modi a rendere produttivi al massimo questi dieci giorni, in cui giochiamo 6, a volte 7 partite, ci alleniamo nei giorni di riposo e magari anche una settimana prima di partire.

Giocheremo con la Croazia: notoriamente gli Slavi sono capaci di giocare a basket, a qualsiasi livello di campionato appartengano; in più sembra siano grossi oltre che, come al solito, tiratori da 3 punti.

Ce li troviamo davanti nei corridoi labirintici del Palasport del PAOK: effettivamente sono grossi … forse, però, anche un po’ grassi e questo, alla 4 partita in 5 giorni, ci fa ben sperare.

Saliamo in tribuna per goderci il terzo quarto di U.S.A. – Serbia, gli Americani pressano a tutto campo, smanacciano e raddoppiano nella loro area ed i Serbi, praticamente pari alla fine del primo tempo, beccano un’imbarcata da 20 punti e alzano bandiera bianca: bene, ora sappiamo chi sarà il nostro avversario se passeremo il turno.

Negli U.S.A. Ci sono due giocatori ex NBA: Acres, un pivottone bianco che ha “giocato” a Miami ed un colored che ha “giocato” a Boston; tra tutti i compagni, sembrano i meno incisivi, più spauracchi per le anime candide che capaci effettivamente di fare la differenza.

Lo spogliatoio pre-partita è leggermente più silenzioso del solito: hai voglia a fare il superiore, la tensione aumenta leggermente ad ogni tornata di orologio.

Studio della “ruota” avversaria: l’esercizio di riscaldamento con la squadra divisa in due file, con i giocatori di una fila che tirano e quelli dell’altra che prendono l’eventuale rimbalzo, passano la palla alla fila dei tiratori e ci si accodano per tirare a loro volta.

Mah… sembrano più abbordabili di quel che ci aspettassimo.

Si dice che impostare bene le partite aiuti a vincerle: pronti, via, il primo quarto finisce 20 a 3 per noi; il resto è, con la dovuta attenzione, storia.

Finisce 72 a 34, ulteriore biglietto da visita lasciato davanti alla porta degli altri pretendenti al titolo.

Dall’altra parte del tabellone sono in semifinale Slovenia e Chile: Grecia Over 50 fuori dai giochi, nonostante le tre rappresentative schierate, meglio così: a parte gli U.S.A., che da ospitanti dei prossimi Mondiali verranno forse un pochino “aiutati”, ma che se la dovranno vedere con noi in semifinale, siamo tutti sullo stesso piano.

Pomeriggio libero, in attesa della partita della Over 40 contro il Montenegro, squadra di buonissimo livello, ma che ha avuto il torto, l’anno scorso, di arrivare in finale, e vincerla, battendoci in semifinale in una partita giocata più sulle provocazioni che sulla tecnica.

Inizio favorevole ai nostri, poi recupero, sorpasso e allungo del Montenegro: sembra un’occasione persa, ma entra in campo Riccardo “Guastatore” Esposito.

Nel giro di 10 minuti riesce a stendere un paio di giocatori nella lotta a rimbalzo, invece di essere steso da loro, a farne espellere due per scorrettezze e a gettare lo scompiglio tra le fila degli avversari, che si innervosiscono e subiscono la reazione dei nostri.

Da sotto di 13 passiamo avanti di 10, con Corvino, Delli Carri, Longobardi sugli scudi, ma ognuno dei giocatori schierati porta il suo contributo per la causa.

Gli ultimi minuti di partita sono da sconsigliare a chi soffre di pressione alta, si vince di 4: 85 a 81.

I Montenegrini sono imbufaliti, Ponzoni si imbufalisce più di loro quando i nostri, serafici, dopo una partita durata mezz’ora più del solito per sedare le risse che scoppiavano a macchia di leopardo, chiedono di fermarsi per la foto di rito delle due squadre assieme.

Questa foto, ovviamente, non la troverete, ma così aumentano le speranze di trovare invece una medaglia nel carniere della Over 40.

Giornata pesante, ma proficua. Domani la Over40 è di nuovo in pista contro l’ Ucraina, noi invece riposiamo col sogno americano nella testa e nel cuore.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy