Nazionale, Messina formato CT a tutto campo: “Andare a Rio non è così difficile, c’è un’ottima base da migliorare”

Nazionale, Messina formato CT a tutto campo: “Andare a Rio non è così difficile, c’è un’ottima base da migliorare”

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La stoffa c’è da sempre, le intenzioni ci sono tutte, ecco la prima intervista ufficiale di Ettore Messina nelle ritrovate vesti di coach parti-time della Nazionale.

Ai colleghi de “La Stampa” c’è un tecnico fiducioso nel percorso di avvicinamento al preolimpico, la consapevolezza che dopo la batosta europea (in rapporto alle ambizioni), l’Italbasket possa e debba recitare un ruolo da protagonista. Del resto il tecnico parla chiaro (“Per i Giochi non dovrò inventare niente, andare a Rio non è così difficile, poi datemi pure dell’anti italiano”), e queste parole, assieme ad altre rilasciate al quotidiano di Torino, ci danno la misura di un manifesto giustamente ambizioso ma obiettivo, di cui vi riportiamo le dichiarazioni di maggior rilievo:

“Forse sarà l’ultima possibilità di partecipare ai Giochi, non potevo farmela sfuggire. Tanto che se anche mia moglie o Popovich si fossero opposti avrei fatto comunque di testa mia…[…]…La squadra si porta dietro l’ottimo lavoro fatto fino a qui, si tratta di perfezionare certi strumenti per essere più efficaci…[…]…Un allenatore non cambia le persone né le situazioni: io dovrò presentare loro i problemi che il gioco propone e dare delle soluzioni. Sarò una specie di traduttore…[…]… (sul basket italiano) Un sistema che cerca stabilità dopo liti, cambi di sistema, i guai di Siena, le cadute di Treviso, Bologna e Roma. Un movimento in cerca di una pace sociale necessaria per recuperare posizioni…[…]… (il salto di qualità) È stato decisivo un passo indietro, diventare il vice di Popovich. Da questa posizione ho rivalutato ogni esperienza passata…[…]… (su Popovich) E’ il miglior allenatore del mondo e non solo per il basket. Ha una capacità empatica unica che mette in pratica con chiunque. Ha deciso che il basket non è la sua vita, ma che è una parte fondamentale della sua vita…[…]… (sul caso doping in Russia) Quando stavo a Mosca scoppiò il caso del biathlon, quindi nulla di nuovo. Nemmeno nello sport, ma qui c’è il salto in avanti, è un affare di Stato. Mano sul fuoco per l’Nba? Per quello che ho visto a Los Angeles e qui a San Antonio sì. Ci possono essere casi isolati, ma nessun piano. Diverso invece se parliamo di episodi legati a marijuana e cocaina…[…]… (sull’NBA) Modello virtuoso per due motivi. Nessuna lega del mondo ha un commissioner indipendente come l’Nba, prima Stern ora Silver. Nessuna decisione in base ad alleanze, per questo Stern stava sulle balle a tutti. Il secondo motivo? L’arbitro fa parte dell’evento. Mai sentito il giorno dopo un giocatore o un coach prendersela con lui anche se ha sbagliato…[…]… (sul declino di Bryant e Duncan) Se parliamo di successori per i media, è già pronto Stephen Curry di Golden State. Fisico normale, 40 punti a partita, il figlio che tutti vorrebbero avere. E finita l’epoca del bad boy, la gente non vuole tensioni in campo. Ne ha già abbastanza fuori”.

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