Croazia, scuola di talenti. Un modello anche per l’Italia

Il Preolimpico perso ha aperto un problema nella pallacanestro italiana: ecco perché la Croazia può essere un modello da seguire per ripartire.

Ci sono paesi e movimenti in cui la pallacanestro è molto più di un semplice sport o un gioco: la Croazia è uno di questi, lì il basket viene vissuto come una religione. Il Preolimpico di Torino lo ha dimostrato in maniera netta: una squadra sulla carta non così ricca di talento, fatta eccezione per Simon (straordinario protagonista della stagione vincente dell’Olimpia Milano), Bogdanovic (non così protagonista in NBA, ma a livello europeo un fattore), e Dario Saric, reduce da una serie di stagioni ad alto livello con l’Anadolu Efes e pronto a sbarcare in America il prossimo anno con la maglia dei Sixers, pronto a recitare un ruolo importante. Ah, il ragazzo è un classe ’94, capace di segnare in molti modi diversi e di giocare in quasi tutte le posizioni a seconda delle esigenze.

Ma Saric è solo l’esempio più famoso e lampante di una scuola che continua a produrre giovani di grande talento: un altro giocatore è quel Dragan Bender, classe ’97 con poca esperienza a livello internazionale con il Maccabi, ma che ha suscitato l’interesse della NBA tanto da essere scelto alla posizione numero 4 nel corso dell’ultimo Draft. Com’è possibile che un giocatore che ha giocato molto poco venga scelto così in alto? La risposta è semplice: il ragazzo ha un potenziale sconfinato. Ci sarà molto da lavorare, sia sulla comprensione della pallacanestro, così distante rispetto a quella europea, e anche sulla continuità di prestazioni, ma il materiale su cui lavorare c’è. Non è così scontato che il ragazzo possa guadagnarsi un posto alle Olimpiadi, NBA permettendo e anche in base alle scelte dell’allenatore Aza Petrovic, capace di ricostruire un gruppo che solo lo scorso anno agli Europei sembrava essere a pezzi.

Un altro giocatore che milita nella NBA e, anche se non ha ancora avuto l’impatto sperato in America e con la Nazionale, è Mario Hezonja. Talento lampante, dotato di un tiro mortifero e in grado di penetrare e trovare canestri con continuità, rappresenta il futuro della pallacanestro della Nazione, dovendo ancora migliorare nella conoscenza e nella competenza del gioco. La maturità deve ancora essere acquisita, le pressioni di essere la quinta scelta assoluta al momento non lo hanno aiutato, ma Mario rappresenta un potenziale crack di cui la Nazionale e gli Orlando Magic potranno godere negli anni a venire.

I giocatori di maggiore esperienza, vista l’assenza di Ante Tomic, si sono rivelati Kruno Simon e Bojan Bogdanovic, due talenti enormi con una leadership indiscussa all’interno dello spogliatoio e capaci di indirizzare le partite con le loro giocate. Petrovic si fida ciecamente di loro, perché sa che il loro rendimento non sarà mai inferiore alle attese. Due vincenti, sentono la partita come pochi altri giocatori in Europa: quando la palla ‘scotta’, tendono a risolvere la situazione… e a Torino l’Italia lo ha imparato sulla propria pelle.

Per spiegare come sia possibile una continuità di risultati e prestazioni di così alto livello da parte della Croazia, possiamo prendere in prestito una frase di Sergio Tavčar, che spiega bene cosa rappresenta lo sport nel paese:

A tutto si può perdere, nella vita si può perdere, si può essere morti di fame, si può non guadagnare niente, si può essere bastonati sul lavoro, si può essere bastonati nella vita. Ma quando si gioca non si deve perdere. Perdere è lesivo della propria dignità, perché vuol dire che l’avversario è stato più furbo di te. Per questo si allenano come pazzi, perché nessuno di loro vuole andare in campo e fare la figura dello stupido. Non del perdente: dello stupido

La questione per lui non è essere più forte o meno del tuo avversario, ma essere più o meno furbo: i croati si rivelano maestri nello sfruttare al meglio tutte le occasioni e anche le mezze che gli capitano a tiro nell’arco di una singola gara. Difficile vedere i croati superati in certi aspetti del gioco, perché nella loro testa l’idea della sconfitta non viene contemplata ed innalzano il livello del loro gioco nei momenti decisivi.

Bisogna pensare a come la Croazia si sia dimostrata la squadra più meritevole al Preolimpico: non tanti giocatori di alto livello, le ‘stelle’ tanto decantate di altre Nazionali, ma una base solida di atleti con un obiettivo comune e capaci di giocare a pallacanestro. E’ proprio questo il punto: ognuno di loro, impiegato due o quaranta minuti, ha saputo sempre esattamente cosa dovesse fare per la squadra. Una qualità di gioco di alto livello nel momento in cui i leader erano presenti sul parquet, unita ad una tecnica molto radicata in diversi giocatori hanno fatto la differenza.

La mentalità croata fa la differenza, perché la loro programmazione è spaventosa: nelle squadre del paese, che non saranno così competitive ai massimi livelli in Europa ma a loro questo importa poco, continuano a crescere dei talenti, che garantiscono un ricambio generazionale di livello costante nel tempo. A 16/17 anni, molti dei giocatori hanno già esperienza a livello di prima squadra, un concetto che in nazioni come l’Italia sembra essere utopia, fatta eccezione se il giocatore è un vero fenomeno (difficile) ed escludendo i minuti di garbage time come questo tipo di esperienza.

La programmazione e l’inserimento all’interno dei vari settori giovanili di persone competenti e preparate ha permesso di creare una vera e propria scuola nel corso degli anni: il futuro è assicurato per loro, perché ci sarà sempre un ricambio di alto livello che garantirà alla Nazionale delle prestazioni e dei risultati nel tempo. I giovani vengono provati in tutte le posizioni del campo: guardandoli giocare anche nel torneo giovanile organizzato dall’Eurolega, appare evidente come questi ragazzi abbiano una maturità superiore rispetto alla maggior parte dei loro coetanei. Non si vedono ruoli predefiniti, tutti sono capaci di fare tutto, hanno una tecnica sopraffina fin da giovanissimi e nel corso del tempo possono solo migliorare.

Questi concetti, fondamentali per avere qualità e risultati, sembrano essere stati dimenticati in Italia, paese non più capace di produrre giocatori di grande livello dai settori giovanili. Il talento ci sarebbe anche, in quanto è innegabile che nella Nazionale ci siano giocatori di alto livello, ma nascondersi dietro ad affermazioni come ‘la Nazionale più forte di sempre’ è fuorviante e serve solo per nascondere il vero, grande problema della pallacanestro italiana intesa come movimento.

 

Bisogna ricostruire le fondamenta, perché altrimenti la ‘casa’ prima o poi rischia di cadere se non ha basi solide: i modelli ci sono, la Croazia è forse quello principale da cui prendere esempio, ma il tempo a disposizione non è molto per invertire la rotta.

La loro storia insegna che le grandi generazioni hanno quasi sempre raccolto dei successi importanti, ma non va dimenticato che in alcuni anni la Croazia ha fatto grande fatica a imporsi nel panorama europeo e mondiale nonostante il talento a disposizione. L’esempio più recente, l’Europeo dello scorso anno, quando con Velimir Perasovic in panchina ed un mix di talento ed esperienza, la Nazionale si sia fermata molto presto nella competizione, agli ottavi. Gli ‘incidenti di percorso’ possono capitare nel percorso di crescita di una Nazionale e di un club: l’importante è non perdere mai di vista quali sono gli obiettivi ed il lavoro da fare per conseguirli. Dalle sconfitte loro si sono sempre saputi rialzare brillantemente: lo insegna la storia e lo confermano i risultati.

 

Perché loro alle Olimpiadi ci sono andati e non per caso, il lavoro che hanno seminato nel corso degli anni è stato raccolto nel momento più importante: e con i giovani in arrivo, le cose non potranno che andare meglio.

Mentalità, programmazione e talenti in rampa di lancio: la Croazia non dimentica il suo passato e le sue generazioni di successo, ma indica una via importante da seguire. Per tornare ad altissimi livelli, anche l’Italia dovrà seguire questa strada. In questo modo, forse, le Olimpiadi non saranno più un sogno infranto.

 

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy