[ESCLUSIVA] – Gek Galanda : “Melli, Hackett e Datome i più in forma, il Gallo una sicurezza”

Gli eroi di Atene 2004 ci dicono la loro sulla Nazionale del presente e del passato: le parole di Giacomo Galanda.

Quando Giacomo Galanda parla di basket è un fiume in piena. Basterebbe anche solo accennare l’argomento, senza neppure formulare una vera e propria domanda, per sentirsi come di fronte ad un annuario cestistico con note a margine scritte di proprio pugno. Un po’ come da giocatore, quando era sufficiente recapitargli il giusto pallone che tanto “poi il resto viene tutto da sè”. Mettiamo poi che l’argomento scelto sia la Nazionale italiana con la quale Galanda ha collezionato ben 215 presenze, allora, davvero, cuore e verbo si gonfiano di pari passo.

Gek, delle tue 215 presenze con la canotta azzurra ben 54 sono state collezionate fra Olimpiadi, Mondiali ed Europei. E’ questo, secondo te, il giusto ordine d’importanza fra manifestazioni?

Basandoci su livello d’importanza, le Olimpiadi vengono inesorabilmente per prime.  La competizione a cinque cerchi è un evento a cui la pallacanestro è sempre stata molto legata. Per quanto riguarda le altre due, sicuramente è più importante il Mondiale ma può esser paradossalmente più difficile vincere un Europeo vista la minor presenza di squadre materasso o simili.

Da sportivo, cosa si prova anche soltanto a prender parte ad un’Olimpiade?

Le Olimpiadi sono, in assoluto, la festa dello Sport, l’avvenimento sportivo per eccellenza. Per un atleta che vi ha occasione di parteciparvi ogni 4 anni, è sinonimo di programmazione. L’esser presente dà sicuramente una risposta per quello che può essere il tuo valore e la tua crescita. Quattro anni all’interno di una carriera sportiva sono tantissimi, per questo incappare nell’annata storta risulta deleterio per le proprie ambizioni olimpiche. Una volta dentro l’Olimpiade, ti accorgi che tutto è dedicato a te in quanto sportivo e basterebbe la sola sfilata inaugurale per ripagare qualsiasi sforzo fatto per essere presente.

L’Italia dei canestri non partecipa ad un’Olimpiade da ben 12 anni. Fra sfortuna e mal programmazione, qual è il motivo principale di un digiuno così lungo?

Per andare alle Olimpiadi bisogna prima qualificarsi, e per arrivare a ciò, bisogna prima disputare dei grandi Europei. Per molti dei giocatori di Atene 2004, il ricordo più dolce è legato all’Europeo 2003 quando centrammo la qualificazione. A tanti di quel gruppo è rimasto più dentro il bronzo di Stoccolma piuttosto che l’argento olimpico. Battere la Germania di Nowitzki, lasciare fuori la Francia fu qualcosa di epico, una vera e propria impresa. Dodici anni sono un digiuno troppo grande e il nostro movimento non è esule da responsabilità. Per vincere bisogna gettare le bassi in tempo, fare un ragionamento più a lungo termine. Per anni non si è lavorato abbastanza con i settori giovanili, anche se adesso gli investimenti in questo senso sono aumentati. Abbiamo perso dei treni anche con le squadre di club con le quali, attualmente, facciamo tanta fatica nelle coppe europee. Tutti quelli di Atene 2004 hanno invece avuto occasione di misurarsi in Europa e fare esperienza riversata poi in Nazionale. La mia generazione, quella degli 8 anni magici con la Nazionale, sono l’ultima ad essere cresciuta prima della Sentenza Bosman. Sarà un caso? Contro certi regolamenti non possiamo andare però questo fatto potrebbe smuovere un ragionamento in campo alla Federazione.

A proposito di esperienza extra Serie A. Nella Nazionale del 2004 il solo a giocare all’estero era Nikola Radulovic. In questa Nazionale, oltre a Bargnani free-agent, sono invece ben 5 coloro che giocano in club non italiani. Questo dunque aumenterà il valore degli azzurri?

Si dice da più parti che questa è una nazionale fortissima, e anche secondo me lo è. Forse non la più forte, perchè per me la squadra più forte è soltanto quella che vince. Molti di questi giocatori hanno assaggiato i parquet più importanti del mondo e alcuni hanno anche vinto. Non voglio passare per forza da cinico ma proprio non riesco a non dire quello che penso. La Serie A non è più’ all’altezza di altri campionati europei quindi gli italiani che hanno la possibilità di andare in altre leghe d’elitè e di eccellervi una volta in nazionale sono un valore aggiunto importante.

Non è dunque del tutto utopistico sperare che questo digiuno duodecennale possa realmente interrompersi con il Preolimpico di Torino…

Abbiamo giocatori fortissimi e un allenatore preparatissimo. Le condizioni ci sono perchè ciò avvenga ma non carichiamo troppo l’ambiente. Dobbiamo pensare prima di tutto a fare gruppo, poi a difendere e infine a vincere. L’esser “belli” passa in secondo piano, ciò che conta è il risultato. Mentalmente dobbiamo procedere partita per partita. Dunque, prima di pensare alla Croazia, pensiamo intanto a giocare e vincere contro la Tunisia! I risultati si ottengono dopo tanto lavoro, giocando insieme e, soprattutto, dopo tanta abnegazione difensiva. Dobbiamo ancora crescere ma partiamo da una base importante.

Calandoci più nel dettaglio di questa Nazionale partiamo dalla panchina. Ettore Messina, in molti lo hanno definito l’allenatore giusto per questa nazionale. Pensi anche tu sia così?

Messina, Recalcati, Tanjevic, Pianigiani sono tutti eccellenti allenatori ed ognuno di loro ha portato la propria idea e filosofia di pallacanestro in Nazionale. Il Basket è uno sport complicato, fatto per persone intelligenti ma non è una scienza esatta, non sbagliare è impossibile. Non esiste la perfezione. Messina è un allenatore che ha vinto con le giovanili, con la Nazionale, con in club in europa ed in NBA. Se fallirà, amen! Ma se nomini Messina significa che hai optato per il coach più importante del movimento accanto a Scariolo. Ettore ha fatto scelte importanti, per ultima quella di convocare Tonut a discapito di qualcun altro. Messina ha l’occhio lungo e la scelta di un giovane è anche quella di fargli fare esperienza. Forse ha visto un futuro leader per la Nazionale. Io sono stato al pari fortunato ad essere stato scelto quando forse altri più anziani meritavano il posto più di me. In nazionale ho giocato per 11 anni e credo di aver ripagato la fiducia.

Dalla panchina al campo, chi sono i giocatori più in forma?

Ho ravvisato una crescita vertiginosa in Melli ed Hackett, entrambi campioni in Germania e Grecia, ma questo sembra essere decisamente l’anno di Datome. Gigi ha disputato una stagione stratosferica anche in Europa perdendo la finale di Eurolega ma riuscendo ad essere comunque protagonista. E poi c’è il Gallo che è una sicurezza anche in fatto di leadership. La squadra dello scorso anno peccava di inesperienza, in alcune partite non ho visto la faccia giusta. Questa è diversa, appare più consapevole.

Concludiamo con qualche ricordo di quell’argento olimpico del 2004. Nell’epica sportiva, un posto d’onore spetta a quella commovente vittoria in semifinale contro la Lituania che tanti futuri nonni non vedono l’ora di narrare a sbigottiti nipotini. E’ forse questo il tuo ricordo più dolce di Atene 2004?

Personalmente, risultati e partite sono dei semplici flash nella memoria. Fondamentali, ovviamente, ma quello che a me resta maggiormente impresso è il grande gruppo che riuscimmo a formare. I miei anni in Nazionale sono belli perchè ritrovavo i compagni nei ritiri e per questo, durante l’anno, non vedevo l’ora che arrivassero. Nei ritiri ti giocavi il posto in squadra, dovevi rinunciare alle vacanze ma rivedevi gli amici ed assaporavi lo spirito unico di tornare a vestire quella maglia! Ci sono stati anni in cui ho fatto una sola settimana di vacanza e anche lì, a riposo, mi risultava difficile staccare senza pensare alla competizione con la Nazionale. Il mio ricordo più bello è dunque aver avuto la possibilità di stare in un gruppo che si muoveva compatto e consapevole del fatto che, per batterci, l’avversario doveva essere non solo più forte ma anche in gran giornata.

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