[ESCLUSIVA] – Gianmarco Pozzecco: “L’Italia andrà alle Olimpiadi, il mio rimpianto è l’NBA”

Gli eroi di Atene 2004 ci dicono la loro sulla Nazionale del presente e del passato: le parole di Gianmarco Pozzecco.

Nella nostra carrellata di interviste agli Eroi di Atene 2004 non poteva di certo mancare il Personaggio con la ‘P’ maiuscola di quella spedizione: Gianmarco Pozzecco.
Il ‘Poz’, nel corso della Summer League di Orlando, ci ha rilasciato un’intervista che, come al suo solito, non è risultata priva di frasi forti ed aneddoti.

Poz, partiamo con una domanda semplice. Cosa ne pensi di questa Nazionale? E’ davvero la più forte di sempre come dicono in molti?

Che sia forte è indubbio, sicuramente una delle più forti di sempre. Sai cos’è? Mozgov ha firmato a 64 milioni con i Lakers ed il giocatore più pagato dei Lakers ad oggi. Quando giocavo io il giocatore più pagato dei Lakers era Magic Johnson, o magari Kareem Abdul-Jabbar, e c’è un po’ di differenza eh! Siamo un po’ condizionati dal fatto di avere, cosa che non abbiamo mai avuto, quattro giocatori NBA, perché alla fine Datome è un giocatore da NBA. Questa cosa un po’ ci condiziona nel dare giudizi. Sono davvero bravi perché Gallinari, Belinelli, Bargnani e Datome sono giocatori davvero pazzeschi, però una cosa che credo nessuno possa smentire è che Carlton Myers, Andrea Meneghin, Gregor Fučka se giocassero oggi, giocherebbero in NBA.
Io però non lo dico per sminuire questa Nazionale, per carità, lo dico perché a questi ragazzi non bisogna mettere questa pressione che è sostanzialmente inutile. Sono fortissimi, Gallinari probabilmente quando si ritirerà verrà considerato giustamente come il miglior giocatore italiano di sempre e nessuno potrà dire il contrario, però c’erano anche Nazionali forti in passato e poi alla fine purtroppo o per fortuna contano i risultati nel giudicare una squadra.
Secondo me questa squadra ha ottime possibilità di dimostrare il suo valore, non tanto al Preolimpico che io do per scontato che vincano, ma anche alle Olimpiadi, dove hanno buone chance di dimostrare di essere la miglior Nazionale di sempre.
In panchina hanno un allenatore geniale ed hanno tutte le componenti per diventare una delle squadre italiane più forti di sempre.

A proposito di Gigi Datome, dopo anni difficili tra panchina in NBA e infortunio all’Europeo, si è tolto finalmente qualche soddisfazione dimostrando il suo valore con il Fenerbahce. Secondo te perché in NBA, un giocatore con questo talento, non è riuscito a farsi spazio?

Guarda, io sono ad Orlando per la Summer League e non più di due ore fa ci stavamo interrogando sullo stesso argomento. Non capiamo perché ci giochino certi giocatori ed altri no. Succedono un po’ di cose strane qua, è un mondo diverso, abbiamo parlato di Mozgov ma per esempio è difficile da capire perché Dellavedova giochi in NBA e Datome no. Dellavedova è un giocatore che in Eurolega farebbe fatica a fare 8 punti, ma anche 6 eh!
Neanche io capisco perché Gigi non abbia trovato spazio in NBA, tra l’altro è un ragazzo meraviglioso, davvero d’oro. Ma non è una questione che riguarda questi anni: ci ha giocato Calderon e non ci ha giocato Djordjevic, giusto per dire. Con tutto il rispetto per Calderon, ma è chiaro che ci siano dinamiche diverse.
Un anno ero a Valencia, ad esempio, per il GP di Formula Uno ed ho incontrato Prigioni che era in uscita dal contratto con il Real Madrid e mi aveva detto che stava pensando di ritirarsi, poi ha firmato per New York e tuttora gioca in NBA. Abbiamo logiche di pensiero diverse rispetto alla NBA e queste questioni sorprendono noi ma lasciano indifferenti loro, ci può stare avere diversi punti di vista.

Nonostante di Pozzecco ce ne sia solo uno, ti rivedi in qualche giocatore di questa Nazionale? O almeno, credi che ci sia un giocatore che abbia quel pizzico di follia cestistica simile al tuo? poz 1

Devo essere onesto, ci sono giocatori più forti di me, ma come me non è possibile. Essere deficiente come lo ero io, te lo dico da allenatore, oggi non è consentito. Il carattere che avevo ed il mio modo di vivere la pallacanestro oggi non sono concessi, non è possibile che oggi un giocatore esprima la personalità che esprimevo io, si punta molto di più all’immagine del gruppo. C’è quasi una sorta di protezionismo nei confronti del gruppo a discapito dei giocatori franchigia o che comunque rappresentavano con il proprio carattere la loro squadra, questo anche perché ora quella tipologia di giocatori va a giocare in NBA, mentre prima gente come Myers o Danilovic restava in Europa ed era l’immagine della squadra.
In fondo a chi concederesti di comportarsi come mi comportavo io? A Gallinari? Ma Gallinari gioca nell’NBA. A Belinelli quando era alla Fortitudo? Stesso discorso. In generale, non è permesso più comportarsi come mi comportavo io.
Ti racconto un aneddoto. A me non piaceva tanto allenarmi in palestra, fare pesi, quelle robe lì. Cioè, mi allenavo, però insomma, quando potevo mi tiravo indietro…
Una volta, quando ero a Varese, è arrivato in palestra il nostro preparatore atletico e ci ha detto ‘dai ragazzi, tutti in campo‘ ed io ho risposto ‘un attimo, non ho ancora finito‘.
Lui era felicissimo, perché sapeva che non mi allenavo mai più di tanto, e mi chiese stupito: ‘ma dici davvero?’.
Io ho detto: ‘Sì davvero, non ho ancora finito…di leggere la Gazzetta’.
Questi comportamenti sono concessi ai giocatori franchigia in NBA, perché poi sono quelli che ti fanno vincere e ti fanno vendere i biglietti, mentre in Europa conta il fatto di apparire tutti uguali, professionali.
Chiaramente la pallacanestro è cambiata, io un anno feci 27 punti di media, oggi non esiste perché sono tutti un po’ più bravi, c’è meno differenza tra quello più forte e quello meno forte, c’è un atletismo migliore, si difende molto meglio. A me ad esempio ogni tanto mi era concesso di difendere un po’ meno, ora se un giocatore difende meno probabilmente la sua squadra perde. Diciamo che oggi io non potrei giocare, o almeno dovrei giocare in modo diverso, per fortuna sono nato 15 anni prima (ride), ma ti dico senza falsa modestia che se fossi nato dopo ora giocherei nell’NBA, come ci giocherebbero altri giocatori italiani che ti ho nominato prima.
Questo lo dico senza screditare i giocatori di oggi perché ti ripeto che secondo me Gallinari, Belinelli, Bargnani e Datome sono giocatori che alla fine della loro carriera saranno tra i 10 giocatori più forti della storia della pallacanestro italiana. Un altro giocatore che potrebbe tranquillamente giocare in NBA secondo me è Hackett, io stravedo per lui. Ecco, forse Daniel è il giocatore che si avvicina di più al mio modo di giocare, ha un pizzico di follia, difende anche meglio di me. Poi lui ha una grande personalità, è un ragazzo d’oro.
Un altro che mi piace dire che mi assomiglia è Beppe Poeta, è un giocatore che fa tanto gruppo, ma la sua convocazione non passa solo da lì, è un gran giocatore.

Luca Garri ci ha detto che tu e lui eravate a rischio taglio per Atene 2004. Prima delle convocazioni finali per l’Olimpiade c’è stato un momento preciso in cui hai capito che saresti stato nei 12? Ne avevi mai dubitato?

Non è vero. Erano in quattro a rischiare il posto: lui, Radulovic, Mancinelli e De Pol. Per carità, io non ero sicuro di essere nei 12, ho sofferto, però vi racconto com’è andata veramente.
Charlie aveva già scelto i primi che erano Basile, Bulleri, Marconato, Galanda, Chiacig insomma, quelli che erano in Nazionale da anni e che avevano il posto assicurato, poi c’eravamo io, Rombaldoni, Mian che eravamo un po’ più certi di esserci rispetto agli altri quattro che ti ho detto prima. Tra l’altro ci aspettavamo che Recalcati convocasse De Pol e Mancinelli, ed invece ha chiamato Radulovic e Garri.
Non avevo la certezza di esserci, rompevo sempre le scatole al fisioterapista chiedendogli: “Dai tu lo sai, dimmi se mi porta oppure no”. Lui dopo che gliel’ho chiesto un po’ di volte mi ha detto che se continuavo a lavorare e non fare stronzate sarei stato ad Atene.
Ho dato per scontato di esserci solo quando Charlie me lo disse ad Atene, che era prima del torneo che abbiamo fatto a Colonia, e quindi sapevo già di essere tra i 12. Semplicemente Garri è un rincoglionito e ricorda male (ride).

Mian ci ha detto che Recalcati probabilmente non ti ha convocato nel 2003 perché il gruppo non era ancora ben formato e tu potevi essere destabilizzante, ma che nel 2004, con un gruppo unito e compatto, sapeva di potersi fidare di te. Ha aggiunto anche che sei stato determinante spesso e volentieri per togliere le castagne dal fuoco nei momenti difficili.
Marconato in merito alle parole di Mian ha detto che Recalcati è stato bravo a gestirti ma che il merito è stato in gran parte tuo per esserti inserito alla grande e per esserti dimostrato un ottimo compagno di squadra.

Credi che nel 2003 avresti potuto dire la tua o saresti stato realmente ‘destabilizzante’ per l’ambiente? E prendendo per vero che tu fossi così bravo a togliere le castagne dal fuoco, cosa ti rendeva un giocatore di quel tipo?

Questo è tutto vero, mi fa piacere che Michi e Denis dicano queste cose, le condivido pienamente.
Da allenatore, anzi diciamo da pseudo-allenatore, ti dico che Charlie fece bene a lasciarmi fuori. Non perché fossi destabilizzante nello spogliatoio, ma perché lo ero come giocatore. Ricordo quando ci allenavamo a Bormio prima dell’Europeo in Svezia, mi prendevo molte responsabilità e quindi condizionavo il gioco perché ero fatto così, perché a Varese facevo quello ed in sostanza era quello che dovevo fare.
Forse potevo dire la mia, ma quella era una squadra molto operaia, aveva bisogno di giocare una pallacanestro molto semplice, e quindi non ci stavo a pennello.
Tornai nel 2004 con molta umiltà, mi comportai da bravo bimbo, poi Charlie è un genio e ha gestito la cosa molto bene, mi ha inserito pian piano tant’è che all’inizio non ho giocato molto alle Olimpiadi, poi ad un certo punto ho iniziato a giocare di più ed è stato il percorso migliore da fare.
Bisogna considerare che io fino ai 20 anni ho giocato a bassi livelli e lo facevo solo per divertirmi, poi quando sono arrivato in serie A a Varese sono rimasto quel tipo di giocatore, infatti un giornalista mi descriveva come ‘selvatico’. Arrivato alla Fortitudo ho pensato di dover giocare diversamente e non è andata bene, così come in Russia, poi tornato in Italia a Capo d’Orlando decisi di ricominciare ad essere ‘selvatico’ e a giocare per divertirmi, e questo mi aiutò a tornare ai miei livelli.

In un’intervista a ‘Sfide’ di qualche anno fa avevi detto di voler chiedere, prima o poi, a Recalcati, perché non ti abbia fatto giocare gli ultimi minuti della partita con l’Argentina. Glielo hai più chiesto? E’ il più grande rimpianto della tua carriera da giocatore?

poz 3Gliel’ho chiesto e lui mi ha detto: “Ah, ma sai, in quel momento…”. Io gli ho risposto “Dai, vabbè, Charlie, è inutile che mi spari una cagata, tanto io son sempre convinto del fatto che avrei dovuto giocare”. Ma questo perché nella mia testa io avrei dovuto giocar sempre, non perché fosse giusto che giocassi. Io credo che per come avevo giocato la semifinale, se avessi giocato la finale avremmo vinto, ma non c’è la controprova, Rombaldoni giocò benissimo, e poi Charlie è una persona straordinaria ed aveva i suoi motivi.
Il mio rimpianto è un altro. Certo, vincere una medaglia d’oro o una d’argento cambia, perché sarebbe stato più bello, ma ciò che mi avrebbe cambiato la vita sarebbe stato giocare in NBA.

Quando si parla dell’Italia del 2004 si parla di una Nazionale con un grande gruppo e con grande amicizia e stima reciproca. Cosa vi rendeva così uniti? C’è stato qualche episodio in particolare che ti ha fatto capire che in quel gruppo ti trovavi bene?

Io non sono convinto che ci fosse un grande gruppo ma questa è un’opinione mia tutta particolare. C’era un grande rispetto che è una cosa necessaria, e c’era un grande spirito di sacrificio e di squadra, quello sì, ed avevamo alcuni giocatori clamorosi sotto questo punto di vista, uno su tutti Basile.
Io non sono mai uscito con il 60-70% di quei giocatori, quindi non si può proprio parlare di gruppo. Poi in campo eravamo uniti nel voler ottenere il risultato, e quello è merito anche di Charlie, uno dei migliori allenatori della storia del basket europeo.
Avevamo le palle. Bulleri, il Baso, Soragna, Galanda, era gente che non si tirava mai indietro e questo ci aiutava ad essere compatti in campo. Eravamo ‘brutti’, e quando l’Italia parte senza il favore dei pronostici tira fuori qualcosa di speciale, un po’ come la Nazionale di calcio che ha smentito tutti nonostante fosse una squadra ‘brutta’ veramente.
Conte e Recalcati si assomigliano in questo, sono condottieri veri, ed il merito dei nostri risultati l’ha avuto soprattutto Charlie. Ho con tutti un ottimo rapporto, sia chiaro, soprattutto con Basile e Soragna che sono dei fratelli e che ho anche allenato.

Cosa direbbe il Pozzecco allenatore ai 12 azzurri in vista del Preolimpico per motivarli? E come prenderebbe le tue parole il Pozzecco giocatore?

(Ride). Io non credo molto nella motivazione, ho avuto allenatori che cercavano di motivarmi e mi veniva da ridere. Uno la motivazione la deve avere già dentro di suo, soprattutto in queste competizioni. Io ai miei giocatori dico sempre di divertirsi, perché quando ti diverti, sogni e ci metti passione, automaticamente dai il massimo.

Quest’anno hai allenato in Croazia e quindi ti chiedo: come vedi questa Croazia?  Cosa ti ha dato quest’anno da vice-allenatore al Cedevita Zagabria? Ti senti migliorato in qualcosa? 

La Croazia ha una squadra forte, che ha giocatori di un certo livello ed è allenata da un grande allenatore e da una grande persona come Aza Petrović. E’ una Nazionale che ha un futuro garantito con tanti giovani promettenti, lotterà per andare alle Olimpiadi ma secondo me si guarda già un po’ avanti.
La mia esperienza in Croazia è stata super, ho appreso molto sicuramente da un punto di vista tattico, non dico migliorato perché sarebbe stupido ma sono soddisfatto e felice.

Com’è visto Pozzecco in Croazia? Perché qui in Italia i riflessori sono spesso puntati su di te…

Qui sanno chi sono ma è diverso. La mia fidanzata è molto felice perché quando ho allenato a Capo d’Orlando e a Varese in ogni posto che andavo mi riconoscevano, quindi per lei è meglio, per me sostanzialmente non cambia un cazzo (ride).

Un pronostico per il Preolimpico?

Per quello che riguarda Manila e Belgrado mi interessa poco in fondo, sono sicuro che noi andiamo alle Olimpiadi.
Diciamo Francia, Serbia ed Italia, nonostante il Canada sia forte. L’importante è che noi andiamo a Rio e non credo che avremo troppe difficoltà.

Nel corso dell’intervista, oltre a raccomandarsi simpaticamente nel non scrivere ca**ate riguardo alle sue parole, Gianmarco ha espresso il suo dolore per la scomparsa di Rolando Howell, suo ex compagno di squadra scomparso prematuramente lo scorso 29 giugno.

Le altre interviste:

Carlo Recalcati
Giacomo Galanda
Matteo Soragna
Massimo Bulleri
Luca Garri
Michele Mian
Denis Marconato

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