[ESCLUSIVA] – Carlo Recalcati: “Italia, è ora di vincere. Che differenze tra questa e la mia Nazionale”

[ESCLUSIVA] – Carlo Recalcati: “Italia, è ora di vincere. Che differenze tra questa e la mia Nazionale”

Gli eroi di Atene 2004 ci dicono la loro sulla Nazionale del presente e del passato: le parole di Carlo Recalcati.

Il Preolimpico di Torino è alle porte: Gli Eroi del 2004 si racontano, con i loro ricordi di quell’esperienza e le prospettive future per questo gruppo, impegnato nella conquista di un posto alle Olimpiadi. E’ il turno dell’allenatore di quella squadra esprimere le sue idee e fare confronti tra le due squadre.

Carlo Recalcati, Commissario Tecnico dell’Italia dal 2001 al 2009, ha rilasciato un’intervista esclusiva ai nostri microfoni in vista dell’imminente Torneo Preolimpico di Torino, parlando anche della sua esperienza olimpica ad Atene 2004, conclusa con la conquista della medaglia d’argento.

E’ possibile paragonare la Nazionale che disputerà il Preolimpico con la sua di Atene 2004?

“Direi di no, sono due squadre molto diverse da un punto di vista tecnico in particolare. Ci sono pochi punti in comune, se non per il fatto che dal punto di vista del fare gruppo si assomigliano perché sono state formate nel tempo con una serie di giocatori affiatati che hanno avuto modo di conoscersi e che hanno grande fiducia l’uno nell’altro. Forse questa Nazionale ha più talento di quella di Atene, ma quella sicuramente era più equilibrata nei ruoli”.

Lei ha avuto la possibilità di allenare Stefano Tonut, che fa parte dei 16 giocatori ancora a disposizione di Messina. Cosa pensa di lui? Può rientrare nei 12 di Torino?

Stefano è un giocatore in grande crescita, che nel suo primo anno in Serie A ha preso coscienza delle differenze che ci sono con la A2. La convocazione è un premio per quello che ha fatto durante l’anno, ma non credo che verrà inserito nei 12 perché nel suo ruolo ci sono giocatori più esperti. L’importante è essere entrato nel gruppo perché può essere utile, considerando che sarà uno dei giocatori che dovrà sostituire chi c’è adesso, giocatori che sono nel pieno della maturità e che dovranno essere poi sostituiti perché fa parte della logica dello sport. Lui e Abass possono essere il futuro dell’Italia”.

L’intervista è stata realizzata prima dell’ufficializzazione dei 12 che si giocheranno un posto alle Olimpiadi nel Preolimpico di Torino, in cui Tonut è stato inserito.

Quali sono le maggiori insidie che riserva il Preolimpico?

“Le insidie del Preolimpico sono date dagli avversari che hanno qualità e valore molto diverso: Croazia e Grecia sono le squadre più forti, con i croati in primis. Però siamo una Nazionale nel pieno della maturità e con giocatori che sono desiderosi di ottenere successi con la maglia dell’Italia perché non hanno mai raccolto successi e credo che non sbaglieranno questa opportunità”.

E quelle che avete incontrato ad Atene? Come giudica quell’Olimpiade?

Noi siamo cresciuti molto durante le Olimpiadi, quindi i rischi maggiori li abbiamo corsi all’inizio. Abbiamo rischiato di perdere la partita inaugurale contro la Nuova Zelanda in un girone in cui c’erano squadre molto più quotate di noi, ma poi abbiamo ottenuto la consapevolezza della nostra forza, nonostante le sconfitte con Serbia e Spagna, credendo molto nei nostri mezzi. Abbiamo anche vinto contro l’Argentina in una partita che non contava nulla a livello di classifica né per noi né per loro: lasciai a riposo Basile perché ne aveva bisogno e loro fecero lo stesso con alcuni dei giocatori migliori. Questo non toglie la soddisfazione per avere battuto i futuri campioni”.

Com’era quel gruppo? C’è qualche giocatore che avrebbe voluto allenare di più?

“La maggior parte di quei giocatori li ho avuti anche nei club, quelli che non ho avuto li ho voluti fortemente ad Atene perché erano competitivi e servivano per il gruppo. Un giocatore che avrei voluto maggiormente allenare è Matteo Soragna, perché ci ha permesso di perdere in maniera pressoché indolore Andrea Meneghin, uno dei giocatori più forti in Europa in quel periodo. Per quello che ha fatto in campo mi ha dato molte risposte importanti”.

Lei ha grande esperienza sia con i club che con la Nazionale. Quali sono le differenze maggiori nel ruolo dell’allenatore?

“Ormai allenare un club significa allenare una multinazionale, serve creare un senso di appartenenza e insegnare i valori della squadra. In una Nazionale non è necessario farlo in quanto i giocatori sanno già per cosa giocano e quali sono i valori, mentre in un club la cosa è molto più prosaica. Si parla di professionisti veri con cui bisogna costruire qualcosa, e questa è la grossa differenza che c’è tra le due”.

Le altre interviste:

Luca Garri

 

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