[ESCLUSIVA] – Rodolfo Rombaldoni: “Rio un sogno, ma non è l’ultimo treno per vincere”

Gli Eroi di Atene 2004 ci dicono la loro sulla Nazionale del presente e del passato: le parole di Rodolfo Rombaldoni.

Continuiamo questa serie di interviste ai protagonisti dell’impresa dell’argento olimpico di Atene 2004, sperando che sia di buon augurio per la Nazionale: l’Olimpiade manca ormai da troppo tempo – proprio 12 anni – e i ragazzi ce la metteranno tutta per riportare l’Italia nel panorama cestistico mondiale.

Abbiamo parlato con Rodolfo Rombaldoni, uno dei protagonisti di quella impresa, anche alla luce delle prime due partite disputate dalla Nazionale al Preolimpico di Torino.

Ti aspettavi la convocazione alle Olimpiadi? Quali sono i ricordi e gli aneddoti di quella esperienza?

“Recalcati ha suddiviso le convocazioni in tre scaglioni: ha fatto i primi sette, nel secondo c’eravamo io, Pozzecco e Garri e poi ha chiamato Radulovic che se la giocava con Mancinelli e poi Mian. Io cominciai il raduno da maggio e quindi avevo l’obiettivo in testa da mesi, con tanta pressione ma quando vennero decisi i convocati fu una grande emozione. Ad Atene, oltre alle partite, mi impressionò la mensa, uno spazio grande come 4-5 campi da basket in cui ti passavano di fianco atleti pazzeschi come Bubka che avevo visto solo in tv: è stata un’esperienza da pelle d’oca. Nel Villaggio Olimpico, tra un partita e l’altra giravo e ho visto una ragazza che caricava tanto facendo pesi o i keniani che si allenavano ad un ritmo incredibile, tanto che ho pensato che a quella velocità avrei resistito due giri (ride). Vedi delle cose pazzesche, in televisione non ti rendi conto di quanto gli atleti facciano cose incredibili”.

C’è stato un momento in cui, nel corso del torneo, avete acquisto la consapevolezza di potere arrivare in fondo?

“Non so se ci sia stato un momento particolare, però la ricetta di base è stata che dovesse essere la squadra a tirarti fuori dalle difficoltà, sperando che poi certi giocatori venissero fuori. Rispetto alla Nazionale di oggi si aveva un’ottica molto umile nel momento in cui si entrava in campo per le partite, mentre giustamente con i giocatori di oggi non è possibile avere lo stesso approccio, che è diverso, perché si hanno anche aspettative molto alte e sulla carta la squadra è molto forte. Giocatori dello spessore di quelli di oggi fanno ben sperare, il nostro approccio doveva essere basso: credo che l’idea di vedere l’avversario più forte di noi ci abbia dato una forza in più”.

Ci sono tante differenze tra la tua Nazionale e quella di oggi?

“Le due Nazionali sono molto diverse tra loro, se vogliamo noi avevamo Galanda come lungo atipico perché tirava da 3, mentre adesso i lunghi atipici sono capaci di fare tante cose”.

Il Preolimpico di Torino può essere considerato l’ultimo treno per questo gruppo?

“Non è l’ultimo treno perché i veterani sono abbastanza giovani e hanno la possibilità di crescere ulteriormente. Messina riesce a dare ruoli ben definiti e rende partecipi tutti, l’attacco fino a questo momento non è stato così convincente ma tutti sono coinvolti e questo è un segnale molto importante perché tutto parte dal collettivo”.

Quanto è importante avere in panchina un allenatore esperto e vincente come Messina in un torneo così breve e in cui non si può sbagliare? Che impatto ha avuto?

“Penso che su entrambi i lati del campo si veda proprio l’impronta dell’allenatore, con i giocatori che sono disposti ad ascoltare Messina. Questo si vede dalla volontà di fare, il nome dell’allenatore conta ed i giocatori ascoltano un coach importante. Il suo arrivo ha influito su tutte e due le parti, secondo me la Nazionale farà bene”.

Tu sei stato allenato anche da Simone Pianigiani, che ha fatto un percorso importante per riportare l’Italia tra le migliori squadre d’Europa. Cosa pensi di lui? Che tipo di allenatore è?

“Lui ha iniziato un percorso portato avanti con un progetto importante e nel momento più bello ha dovuto lasciare il testimone a Messina, ma io condivido il suo periodo. Non ha passato il testimone ad uno qualunque e quindi deve essere orgoglioso del suo lavoro. E’ un grande allenatore che parte da standard fisici e tecnici molto elevati”.

Nell’estate del 2004, pochi giorni prima di Atene, avete battuto gli USA. Pensavate di essere diventati competitivi per il successo olimpico dopo quella gara?

“Battere gli USA poteva farci montare la testa perché avevi battuto gli americani, però le amichevoli contano fino a un certo punto. Loro ci hanno sottovalutato, si erano ritrovati solo qualche giorno prima e c’erano tante cose che ti facevano pensare che comunque non dovevamo volare alto dopo quella partita. Poteva essere una vittoria che faceva più male che bene”.

Avete battuto anche l’Argentina nel girone olimpico. Alla luce di come è andata a finire, c’è qualche rammarico per come è finita?

“C’era la consapevolezza che loro erano più forti di noi. Il rammarico è essere arrivati stanchi a quella partita, perché ci eravamo addormentati molto tardi ed eravamo abbastanza cotti. La gente dice che siamo arrivati a quella finale già accontentati, anche se personalmente non credo lo fossimo perché bisognerebbe essere fuori di testa per pensare di non giocare per vincere una finale olimpica. In campo l’Argentina si è dimostrata più forte e fresca, i valori si sono visti, ma questo non toglie che avremmo potuto vincere”.

Un’ultima cosa: qual è il tuo pronostico per il Preolimpico? C’è un avversario da temere in modo particolare?

“Sono un disastro con i pronostici (ride), quindi è meglio che non ne faccia. Mi auguro di cuore che la Nazionale vada alle Olimpiadi, perché l’Italia è pur sempre l’Italia, in qualsiasi sport. Sarebbe un sogno, anche perché in questo periodo siamo davvero forti e non ‘rubiamo’ niente a nessuno, quindi speriamo in bene. Le avversarie sono forti, anche la Croazia che è una squadra con cui non ci si può rilassare, ma sono convinto che l’Italia ce la possa fare a vincere”.

Le altre interviste:

Luca Garri
Carlo Recalcati
Massimo Bulleri
Matteo Soragna
Giacomo Galanda
Michele Mian
Denis Marconato
Gianmarco Pozzecco
Roberto Chiacig

 

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