Gigi Datome, Capitano mio Capitano

Gigi Datome, Capitano mio Capitano

La stagione 2015/2016 è terminata. No c’è la nazionale, il preolimpico a Torino valido per la qualificazione alle Olimpiadi di Rio e c’è un nuovo allenatore, Messina (qualcuno l’ha già sentito nominare), ma soprattutto c’è il Capitano.

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23 novembre 1987, Montebelluna, Italia.

In questo piccolo comune di appena 30’000 anime della provincia di Treviso ha inizio la nostra storia. Qui, da genitori sardi, nasce Luigi Datome.

Il tema del Viaggio accompagnerà il giovane Gigi per tutta la sua vita, portandolo prima a toccare e poi  a conquistare con personalità, carisma e sudore Occidente e Oriente, passando dalla “Città Eterna” fino ad arrivare alla “Sublime Porta”, accarezzando mari, oceani e continenti.

Giovanissimo infatti si trasferisce in Sardegna, nella terra natia della sua famiglia, precisamente a Olbia.

“La vita in Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi: ventiquattro mila chilometri di foreste, di campagne, di coste immerse in un mare miracoloso dovrebbero coincidere con quello che io consiglierei al buon Dio di regalarci come Paradiso.”

Non serve aggiungere tanto alla descrizione che ne dà Fabrizio De Andrè e deve essere sicuramente stato così anche per il giovane Gigi poiché è in questo clima ameno che il nostro protagonista si avvicina per la prima volta all’arte che lo renderà un artista.

Luigi Datome incontra la pallacanestro.

Inizia la carriera nelle giovanili della Santa Croce di Olbia debuttando in B2 all’età di 15 anni e conquistando lo scudetto Allievi. L’anno seguente stagione 2003/2004, il nostro protagonista è pronto al salto di qualità e infatti la squadra di Siena allenata da coach Recalcati dopo aver intuito il potenziale del ragazzo decide di intervenire sul mercato portandolo a casa. Vi resterà per tre stagioni, vincendo alla prima scudetto e supercoppa nazionale, seppur molto giovane e con un ruolo marginale.

Dopo una breve parentesi in cui Siena lo gira a Scafati, nel 2008 neppure ventunenne viene ceduto in comproprietà alla Virtus Roma.

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I romani chiamano e Luigi risponde.

Termina la prima stagione portandosi a casa il trofeo del “Miglior under-22 del campionato italiano” e durante le quattro stagioni seguenti a Roma il giovane Datome diventa uomo: mentalmente, fisicamente, professionalmente e la simbiosi tra le sue doti in campo è esplosiva. Partita dopo partita anno dopo anno eleva a dismisura il livello del suo gioco, la sicurezza in campo e l’apporto sulle due metà, diventando leader indiscusso della SUA squadra; la classe e la naturalezza con cui gioca sono uno spettacolo grandioso.

Con 16.4 punti di media nella stagione 2012/2013 domina letteralmente nel campionato italiano di pallacanestro, vincendo il premio di MVP e trascinando i suoi fino alla Finale Playoff, dove però incontra la sua ex squadra di Siena e nulla può contro la superiorità dei toscani. 4-1 e scudetto a Siena.

Per un agonista così il riconoscimento di migliore giocatore non è un punto di arrivo ma bensì la chiusura di un ciclo e un punto di partenza verso nuove sfide.

Cosa di più arduo ma allo stesso tempo affascinante e motivante della NBA? Nulla.

Datome lo sa e senza adagiarsi sugli allori di una stagione sorprendente decide di ripartire ancora, questa volta però oltreoceano, lontano dalla sua Italia e dalla sua Sardegna, nella città industriale per antonomasia, dove l’industria dell’automobile americana è nata e cresciuta, “the Motor Town” Detroit, Michigan State.

Come spesso accade ai talenti europei quando arrivano in NBA, l’impatto iniziale può fare la differenza e i pregiudizi e  le presunte lacune fisiche possono fare il resto, questi sommati all’infortunio che Datome si porta dietro dall’Europeo con la nazionale contribuiscono a rendere la prima stagione molto complicata.

La lontananza da casa, la vita in una città totalmente differente rispetto ai paradisi italiani in cui Luigi ha vissuto, l’inquinamento, l’assenza di bellezza artistica e architettonica, il clima freddo e cupo, la difficoltà nell’entrare in rotazione e la consapevolezza di una situazione incompatibile con la visione di coach Maurice Cheeks potrebbero abbattere chiunque.

Non Datome, che nel frattempo è diventato Mr Datome.

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Silenzioso come sempre, signore nel senso nobile della parola e smisuratamente maturo per la sua età, mai si è abbandonato a sfoghi e critiche, cercando invece sempre di dare il 100% e oltre, con l’obbiettivo di dimostrare che la giuria italiana non aveva preso un abbaglio assegnandoli l’MVP.

Questo è il primo grande momento per Datome, poiché come il suo compagno di nazionale Belinelli ci ha insegnato è nelle difficoltà più buie che il vero campione riesce a trovare la forza per rialzarsi e migliorarsi, superando i propri limiti.

Nonostante il cambio sulla panchina, e notevoli modifiche al roster, Mr Datome non riesce a dimostrare il suo valore, è per questo che con una decisione sofferta accetta di partecipare alla D-League per aumentare minutaggio e farsi notare.

Sicuramente viene notato, infatti il 19/02/2015, a metà stagione, viene ceduto ai Boston Celtics in una trade che porta Tayshuan Prince a Detroit.

Al Boston Garden qualcosa lentamente, silenziosamente, ma inesorabilmente cambia nella percezione dei suoi nuovi tifosi.

L’ultimo delle rotazioni di Detroit diventa l’idolo di casa.

Il momento della svolta è la partita Boston Celtics vs Utah Jazz  del 4 marzo 2015, Datome non gioca. Non giocare però, non vuol dire non poter mettere la propria esperienza al servizio dei compagni. Mancano 1.7 secondi alla fine della gara, rimessa per i padroni di casa che sono sotto di una lunghezza disegnata per dare palla al centro Zeller per un tiro da sotto allo scadere.

“Actually, Gigi walked up to me right before and said, ‘you’ve got time for one shot fake,'” Zeller said.  “And that’s exactly what happened.”(“Gigi mi si avvicinò  disse: hai tempo per una finta. E così accadde”.)

Senza esitazione Zeller ascolta il prezioso consiglio del venerabile giocatore europeo e il risultato è canestro e vittoria.

Come spesso accade in questi casi negli States, un pubblico che fino a poco prima era prevenuto e freddo per l’ennesimo europeo venuto in cerca di gloria, comincia a incuriosirsi per quel cecchino barbuto venuto dall’Italia.

Inizia il percorso di redenzione di Gigi (o forse dell’NBA) che comincia a entrare nelle rotazioni giocando 8 minuti nelle ultime 23 partite della stagione tirando col 51.5% dal campo. Il 15 aprile viene schierato per la prima volta titolare e Gigi come al solito risponde presente, 22 punti e career-high contro i Bucks. Ma quello che i dati e le statistiche non dicono è che ogni canestro viene accolto con un boato del pubblico, Gigi è cantato e acclamato dal Garden intero e addirittura a fine partita gli viene riservata una standing ovation. Non male per uno ritenuto dai Pistons non più di uno scalda panchina.

Boston arriva ai Playoff, ma sulla sua strada incontra i Cleveland Cavaliers di sua maestà LeBron James che senza fare prigionieri archiviano la pratica in fretta.

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Stagione finita. No c’è l’europeo. E Mr Datome, capitano della nazionale è pronto a portare la sua leadership ritrovata, la sua voglia e la sua passione al servizio dei compagni.

Ancora una volta però il Fato si frappone tra Gigi e il rettangolo di gioco. Infortunio rimediato nella partita contro l’Islanda e europeo finito, per Gigi e poche partite dopo anche per l’Italia priva del suo capitano.

Poi la svolta, dopo 2 anni di NBA e una parte di cuore lasciata a Boston, Mr Datome accetta un’ulteriore sfida e senza indugi accetta di firmare per una delle squadre più forti e ricche d’Europa, il Fenerbahce di una leggenda vivente quale coach Obradovic.

L’aria tesa di una Turchia attanagliata da problemi di disordine politico e sociale interno e esterno non spaventano il giocatore e non gli impediscono di approdare al Bosforo, Istanbul, la città che unisce 2 continenti e 2 mondi, una città viva e multiculturale, caotica, ma meravigliosa.

Il ritrovato clima europeo nel gioco, ma soprattutto nella vita, la bellezza dei paesaggi e la storia di una città che è stata al centro del mondo per un millennio riportano Mr Datome nella situazione ottimale.

Mr Datome, tornato Gigi per coach Obradovic che nel frattempo si è innamorato di lui torna a predicare pallacanestro. E lo fa come ha sempre fatto, con una leadership silenziosa, ma assoluta, anteponendo i compagni a se stesso e il bene della squadra al suo.

Il bilancio della prima in giallo-nera è estremamente positivo: titolo nazionale, e coppa di Turchia, il tutto condito dal titolo di MVP. Dopo Roma anche Istanbul è sotto i piedi di Mr Datome; da Teodosio I (imperatore romano) nessuno vi era più riuscito.

L’unica ferita che brucia è la sconfitta nella finale di Eurolega contro il CSKA di Mosca ai supplementari, una battaglia tra le due squadre più forti d’Europa che comunque Gigi non ha esitato a combattere e la sconfitta di quest’anno non può che essere un incentivo a dare dieci volte tanto l’anno prossimo.

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La stagione 2015/2016 è terminata. No c’è la nazionale, il preolimpico a Torino valido per la qualificazione alle Olimpiadi di Rio e c’è un nuovo allenatore, Messina (qualcuno l’ha già sentito nominare), ma soprattutto c’è il Capitano.

Le Olimpiadi rappresenterebbero la competizione più importante per molti dei ragazzi in azzurro, e la fortuna di avere il preolimpico in casa non fa che aumentare aspettative e il valore simbolico della sfida.

A differenza del Capitano della celebre poesia di Walt Witman, che Datome, essendo uomo di cultura e accanito lettore, conosce sicuramente, l’eroe della nostra storia nonostante sfide e momenti bui che avrebbero piegato persino un gigante si è sempre rialzato, impartendo lezioni a compagni di squadra e avversari incontrati nel suo lungo viaggio.

Il Capitano è vivo e a testa alta affronterà anche questa sfida.

Il suo viaggio è ben lungi dall’essere terminato.

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