Italia-Croazia, che occasione persa: questa squadra deve (ancora) diventare grande

Italia-Croazia, che occasione persa: questa squadra deve (ancora) diventare grande

Analizziamo le cause che hanno portato alla sconfitta dell’Italia nella finale del Preolimpico, una delusione rispetto alle aspettative della vigilia.

Lo scenario sembrava prospettarsi roseo e perfetto per un successo che avrebbe riportato l’Italia nel gotha del basket mondiale troppi anni dopo l’ultima volta: il ritorno di Ettore Messina in panchina pareva essere il preludio ad una qualificazione alla portata visto il talento a disposizione, le avversarie erano forti ma non irresistibili, ma…

Non sempre vincono i più forti, a volte vincono i più bravi″. Questa affermazione, usata in ogni sport, rende al meglio l’idea che può rimanere al termine della partita tra Italia e Croazia che ha assegnato il posto alle Olimpiadi di Rio alla Nazionale di Aza Petrovic.

Che non fosse una serata normale lo si è capito fin da subito: atmosfera elettrica per una grande occasione: colpo d’occhio delle grande occasioni al Pala Alpitour, pieno in ogni ordine di posto, con la gente che ha voluto essere presente ad un momento indimenticabile, anche se l’esito non è stato quello sperato.

Il tabellone che si blocca e costringe ad una pausa forzata prolungata nel corso della prima frazione poteva essere un segnale che le cose non sarebbero andate per il verso giusto: il nervosismo in campo e la difficoltà nel trovare canestri con continuità hanno favorito la Croazia, capace di sfruttare al meglio i talenti a disposizione. Bojan Bogdanovic si è rivelato anche in questa stagione un rebus irrisolvibile per la difesa dell’Italia, punita a ripetizione dalle giocate del numero 44. L’enorme talento di Dario Saric e la concretezza di Kruno Simon nei momenti decisivi hanno fatto la differenza:  la Croazia di Petrovic si è affidata a questi tre giocatori in attacco, consapevole del loro talento e della loro capacità di togliere la squadra dalle difficoltà di alcuni momenti della gara.

In quanto a talento, la Nazionale di Ettore Messina non ha nulla da invidiare agli avversari affrontati a Torino, eppure qualcosa non ha funzionato. Troppo facile e banale scaricare la maggior parte delle colpe su Gentile per gli errori nel corso del supplementare, ma la verità è che troppe volte ci sono state situazioni di attacco statico in cui il singolo doveva trovare un’invenzione per se stesso o per i compagni. Non si possono dare colpe specifiche a nessuno, né alla gestione di Messina né ai giocatori in sé, quanto piuttosto alla troppa voglia di essere protagonisti e di ‘salvare’ la squadra che può avere in alcuni casi ‘annebbiato’ la vista ad alcuni dei giocatori in campo.

La situazione falli è diventata troppo complicata da gestire troppo presto: i falli precoci di Bargnani e Gallinari hanno costretto Messina a cambiare le rotazioni e a scegliere anche una serie di quintetti atipici. I falli che hanno tolto dalla gara Hackett e Melli nel momento migliore personale e della squadra ha sicuramente influito sul risultato finale, perché con Belinelli o Gentile da playmaker adattato la manovra offensiva è sembrata essere meno fluida. Senza considerare l’impatto difensivo importante che Daniel e Melli avrebbero potuto dare nel momento decisivo per creare un break importante.

Le grandi difficoltà in alcuni frangenti della gara a trovare accoppiamenti difensivi vantaggiosi ha permesso anche alla Croazia di dominare a rimbalzo. Planinic ha fatto la voce grossa sotto il nostro tabellone e con lui anche lo stesso Saric, autore di una doppia doppia di alto livello che gli è valsa anche il titolo di MVP del Preolimpico. La differenza di rimbalzi catturati è sicuramente stata uno dei fattori che ha maggiormente influito nel corso dell’intera gara, concedendo numerosi extra possessi che in una sfida così tirata hanno inciso molto.

Troppe le palle perse banali che hanno permesso agli avversari una serie di contropiedi facili. Questa chiave è stata molto importante, perché la Croazia è sempre riuscita a tenersi a contatto nelle poche volte in cui l’Italia ha messo la testa avanti, oppure di respingere gli attacchi della Nazionale di Messina. La differenza nei punti in contropiede tra le due squadre è giustificato dalle cattive spaziature e dalle idee spesso prevedibili di alcuni giocatori della Nazionale.

Il supplementare è stato solo lo specchio dell’intera partita: la Croazia sempre a condurre e l’Italia costretta ad inseguire costantemente senza mai dare la reale impressione di potere vincere la partita. La stanchezza con cui siamo arrivati al momento decisivo ci ha condannato contro un Bogdanovic irreale e un Simon chirurgico che hanno dilatato il gap, rendendolo irrecuperabile per l’Italia. Non è bastata una grande voglia di dimostrare quanto i giocatori volessero raggiungere Rio, perché alcune scelte compiute hanno condizionato il risultato finale.

La pressione del dovere vincere a tutti i costi ha sicuramente influito sulla prestazione della Nazionale, apparsa quasi bloccata nei momenti di difficoltà nell’attesa che le giocate dei singoli potessero scuotere i compagni. In questi dubbi è stata brava ad insinuarsi la Croazia, autrice di una partita di alto livello e meritevole di una qualificazione alle Olimpiadi che ancora una volta boccia l’Italia, questa volta al vero esame di maturità.

Inutile anche discutere sulle scelte delle convocazioni: un allenatore esperto come Messina ha valutato al meglio quale potesse essere il gruppo più giusto per affrontare un torneo così breve e stressante per certi versi. Difficile dire se con Della Valle o Abass sarebbe cambiato qualcosa, quello che è certo è che si tratta di un’altra occasione persa, l’ennesima, da parte di un gruppo definito come molto forte, ma incapace di esprimersi ai massimi livelli nei momenti decisivi.

Ripartire in questo momento è difficile ma necessario: il gruppo è formato e i giocatori hanno dimostrato attaccamento alla Nazionale, un successo sarebbe stato l’elemento che avrebbe sbloccato definitivamente il gruppo. Ma i treni bisogna saperli prendere nel momento in cui passano ed in questo la Croazia è stata superiore all’Italia, almeno stasera.

La delusione per non avere saputo cogliere questa occasione forse irripetibile rimane molto forte e testimonia ancora una volta come questa squadra non abbia compiuto il salto di qualità definitivo per arrivare a competere con le migliori d’Europa e del mondo. Un gap non impossibile da colmare, ma per il quale servirà un cambio di rotta da subito: non riuscire a sfruttare al meglio il talento di questa generazione rappresenterebbe una delusione davvero grande.

Le parole di Datome ieri, che ha detto di non volere essere ricordati come quelli che non vinceranno niente, ricordano in modo quasi sinistro le affermazioni di Gallinari lo scorso anno dopo la gara contro la Lituania agli Europei (“Mi sono stufato di perdere”): questa Nazionale ha ancora la possibilità di invertire la propria rotta e diventare grande, ma il tempo a disposizione continua a diminuire e le occasioni passano. Il Mondo non aspetta, l’Italia deve tornare ai massimi livelli: altrimenti la Nazionale “più forte di sempre”, come è stata definita, diventerà la squadra in cui i rimpianti saranno troppi.

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