Italia, l’importanza di avere un leader vincente

Italia, l’importanza di avere un leader vincente

I risultati dei tre Preolimpici hanno messo in evidenza i giocatori vincenti nei momenti decisivi: un’analisi della situazione, considerando anche l’Italia.

Grandi e infaticabili giocatori, atleti reduci da una stagione molto dispendiosa ed estremamente lunga si sono dati battaglia in questi giorni per conquistare un Mondo bello: Rio de Janeiro e l’Olimpiade. Diversi i talenti in campo, più o meno esperti che hanno messo in campo la loro classe per permettere alla loro Nazionale di raggiungere l’obiettivo prefissato: Torino, Belgrado e Manila hanno promosso Croazia, Serbia e Francia.

Se per le squadre di Djordjevic e Collet si può parlare di obiettivo minimo, stupisce molto di più la qualificazione raggiunta dalla squadra di Petrovic, condizionata da una serie di assenze importanti ma comunque capace di esprimere un gioco gradevole ed efficace nel corso delle gare disputate. Piegata la resistenza dell’Italia in finale, le Olimpiadi rappresentano un traguardo meritato quanto inaspettato, come confessato dallo stesso allenatore al termine della finale.

Tutte queste Nazionali sono accomunate da un elemento molto importante: i ruoli all’interno del gruppo sono ben definiti e ci sono leader riconosciuti dai compagni. Anche l’Italia può contare su un nucleo di giocatori importanti, alcuni dei quali pronti a prendersi responsabilità importanti anche nelle loro squadre. Il capitano Datome è un leader silenzioso ma fondamentale anche al Fenerbahce, Gallinari è una delle punte dei Nuggets, Gentile è uno dei migliori giocatori di Milano. Eppure, qualcosa è mancato: l’alternanza nelle prestazioni di tutti questi giocatori ha impedito alla Nazionale di staccare il pass per Rio. Devono essere i grandi giocatori a trascinare il resto della squadra, e invece…

Un mix di scelte sbagliate a livello offensivo e difensivo nei momenti più importanti hanno fatto il resto: in competizioni così brevi in cui l’errore non è contemplato, il rammarico per non essere stati continui per tutta la durata della gara è molto alto. Vero che non si giudica un giocatore da una gara sola, ma questa occasione davvero irripetibile avrebbe potuto aprire un ciclo importante e vincente anche nei prossimi anni.

Rudy Tomjanovich, ai tempi in cui allenava gli Houston Rockets, disse una frase molto significativa che è sempre valida e fa capire l’importanza di avere dei giocatori vincenti. ″Don’t ever underestimate the heart of a champion″: queste parole sembrano rimbombare nelle menti di tutti e dimostra ancora una volta l’importanza di avere giocatori capaci di tirare fuori la propria squadra dalle difficoltà. L’attitudine e la capacità di vincere non sono elementi che si acquisiscono da un giorno all’altro, sono il frutto di lunghe stagioni passate in palestra a migliorare e a confrontarsi con i migliori giocatori che il panorama europeo e mondiale offre: solo così è possibile ottenere dei risultati.

Un altro fattore da non sottovalutare è l’abitudine a giocare da protagonista nei momenti che contano ad altissimo livello, tolti i giocatori protagonisti in Eurolega (Datome, Hackett, Melli e Gentile) ed in NBA (Gallinari  più di Belinelli). Vero che le avversarie di Torino in quanto a talento sulla carta non fossero superiori a noi, ma il trio croato Simon-Bogdanovic-Saric ha dimostrato in pieno nel momento più importante l’esperienza acquisita in Europa e non solo, perché hanno trovato una serie di soluzioni interessanti a cui l’Italia non è mai riuscita a limitare. I 65 punti in tre sono uno specchio emblematico dell’indirizzo che ha preso la gara per tutti i 45 minuti, in quanto Petrovic si è affidato quasi solo a loro ottenendo risposte molto convincenti sui due lati del campo: le rotazioni provate da Messina non hanno dato i risultati sperati nel contenerli, se non in alcune occasioni, anche se non si può accusare l’Italia di non avere dato tutto.

Gli altri due Preolimpici hanno confermato questa tendenza generale della necessità di avere giocatori abituati a vincere: a Manila, pur senza incantare quasi mai, la Francia ha ottenuto il pass per il Brasile grazie al duo Tony Parker-Nando De Colo. Il play degli Spurs, pur reduce da una stagione alquanto complessa, ha deciso di chiudere al meglio la sua carriera con la maglia della Nazionale ottenendo un traguardo prestigioso grazie a punti, assist e leadership. Il fuoriclasse del CSKA Mosca continua nella sua stagione strepitosa: MVP anche del Preolimpico e stella più luminosa di una Francia che si è affidata molto al talento dei suoi giocatori più in forma e capaci di creare per sé e per i compagni.

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Il Preolimpico di Belgrado ha rispettato i pronostici, con la Serbia di Sasha Djordjevic abile nell’ottenere un successo agevole nella finale contro Porto Rico. Tanti i giocatori di alto livello, nonostante una serie di rinunce prestigiose (Bjelica su tutti): nonostante questo, sono tanti i giocatori abituati a un ruolo da protagonista ai massimi livelli. E’ il caso di Bogdan Bogdanovic, non sempre continuo ma giovane e capace di una serie di guizzi importanti nei momenti decisivi delle gare. Sente le partite come pochi altri in Europa, affiancato da Milos Teodosic, non così determinante in queste gare, ma contribuendo comunque alla vittoria. Il trionfo in Eurolega con il CSKA potrebbe averlo definitivamente sbloccato anche a livello mentale, permettendogli di alzare ancora il suo livello di gioco. I tanti NBA a disposizione costituiscono una risorsa importante, in un gruppo giovane e di grande prospettiva, che alle Olimpiadi di Rio potrebbe puntare a un ruolo da protagonista anche per le medaglie.

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I leader e i vincenti fanno la differenza: Croazia, Francia e Serbia insegnano. Per l’Italia, oltre al rammarico, la consapevolezza di un gruppo importante che probabilmente avrebbe bisogno di un successo per sbloccare definitivamente i suoi leader. Gli Europei dell’anno prossimo costituiscono il prossimo esame di maturità: un appuntamento da non fallire, per il valore della squadra e per dimostrare di essere competitivi ai massimi livelli in Europa e non solo.

E pensare che per quanto riguarda la questione dei leader, la nostra Nazionale è sempre stata in grado nel corso dei decenni di trovare figure e giocatori importanti a cui appoggiarsi non solo in campo ma anche nel gruppo: l’Italia attuale è stata definita la Nazionale di Gallinari, toccherà a lui provare a trascinarci nei prossimi appuntamenti. Perché leader si nasce ma si può anche diventare, è forse questo il passaggio decisivo per fare passare la squadra da buona a eccellente.

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