Rio 2016 – Il pagellone delle Olimpiadi

Tutti i voti del torneo di basket di Rio 2016.

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10 – Team USA

Torneo olimpico dai due volti per gli americani: primo turno con problemi di alchimia e gare contro Australia, Serbia e Francia vinte solo negli ultimi minuti, soffrendo; quando però il gioco s’è fatto duro, Team USA ha cominciato a giocare, eccome.
Argentina e Serbia annientate, con la sola Spagna che in semifinale ha dato l’impressione di potersi avvicinare ai campioni in carica.
Gli esteti del gioco cercheranno altrove i loro eroi, ma la capacità degli americani di dare sferzate alle partite e metterle in ghiaccio in 5 minuti o poco più è abbacinante: abbassi un attimo l’intensità e quando rialzi gli occhi al tabellone da -5 sei finito a -15, nel giro di quattro azioni. Carmelo Anthony, orfano LeBron, ha saputo essere leader emotivo della squadra, guidata in campo dalle bombe (e non solo) di un Kevin Durant immarcabile a livello FIBA e da Kyrie Irving, già in grado di prendersi questa squadra sulle spalle nei momenti caldi a soli 24 anni.

 

9 – Serbia

Alla prima uscita olimpica sotto il nome “Serbia”, gli Orlovi hanno subito occupato il secondo gradino del podio, o come qualcuno preferisce dire: “First of the rest of the world”.
Come loro solito, partenza lenta nel torneo con sconfitte anche inaspettate (contro Australia e Francia), con conseguente quarto posto nel girone; il quarto di finale contro la Croazia però ha acceso gli animi dei serbi, che sulle ali della vittoria del derby balcanico hanno spazzato via l’Australia in semifinale. Finale a senso unico a favore degli americani, con la banda di Djordjevic che ha retto solo una dozzina di minuti. Ed è proprio a Sasha Djordjevic che si deve il successo della Serbia, più ancora che alle magie di Teodosic (5.4 assist di media), alle bombe di Bogdanovic (12.2 punti con quasi due triple a partita) o alla tecnica di Raduljica (14.8 punti a gara): il coach ex Pesaro, Bologna e Milano è stato infatti capace di instillare nei suoi giocatori quello spirito slavo che tante, troppe volte è mancato dallo smembramento della Jugoslavia.
Rotazioni ampissime, con 10 giocatori su 12 a giocare in tutte le gare e i soli Bircevic e Stimac a collezionare meno di 10 minuti di media in campo.
E pensare che si sono qualificati al Preolimpico…

 

8 – Australia

Vera sorpresa di queste Olimpiadi, i Boomers sono scesi in campo senza niente da perdere e sono andati a un passo dal primo podio nella storia dell’Australia cestistica. Un primo turno da leccarsi i baffi coi +20 alla Francia e +15 alla Serbia, senza contare il +5 di metà partita contro i campioni degli Stati Uniti. Il quarto di finale contro la Lituania è stato un assolo dei canguri, che però forse sono arrivati un po’ scarichi alla gara contro la Serbia, persa senza aver mai dato l’idea di poterla ribaltare; nella finale per il 3°/4° posto un semigancio di Aron Baynes a pochi secondi dal termine aveva fatto loro assaggiare il podio, ma un fallo su Sergio Rodriguez (per molti, dubbio) ha regalato due liberi e la medaglia alle Furie Rosse.
Patty Mills chiude con più di 21 punti a partita, Dellavedova nelle prime quattro gare aveva 10.5 assist di media (alla fine del torneo sono 7) e 8 giocatori su 12 hanno almeno 7 punti di media. A testimonianza della qualità del gioco parlano i 24.3 assist di squadra a partita, addirittura più di Team USA (che però ha segnato 278 canestri in 8 gare, contro i 255 degli australiani).
Con Dante Exum e Ben Simmons, per Tokyo 2020 l’obiettivo sarà certamente migliorare il piazzamento.

 

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7 – Croazia

Qualificatisi dopo un supplementare nella finale del Preolimpico di Torino ai danni di Messina & co., i croati hanno chiuso il primo turno al primo posto nel girone nonostante avessero una media di 80 punti segnati e 80.4 subiti; sembrava che la fortuna stesse ancora dalla loro parte, se non fosse che al quarto posto nell’altro girone ci fosse finita l’ondivaga Serbia…
Il derby dei Balcani è stato il più emozionante dei quarti di finale, con i croati capaci di rimontare una 15ina di punti per poi perdere di 3 negli ultimi secondi.
Bojan Bogdanovic chiude i Giochi con 25.3 punti e il 50.3% dal campo, miglior marcatore della rassegna; lui e Dario Saric sono i due giocatori più utilizzati in assoluto, rispettivamente per 35.3 e 33.1 minuti di media. Forse alla Croazia per passare il turno è mancato il terzo uomo, visto che Simon ed Hezonja sono stati troppo discontinui per dare affidamento e far rifiatare i due sopra detti.
Resta comunque una grande Olimpiade per la banda di Petrovic, che ha saputo giocare una delle migliori pallacanestro del torneo e che con circa 26 anni di media nel roster può ben sperare per il futuro prossimo venturo.

 

6 – Spagna

Il torneo dell’addio per la grande generazione 1980 spagnola (Gasol, Navarro e Reyes sono gli ultimi sopravvissuti di quella classe, a loro si aggiunge l’81 Calderon) si chiude con una medaglia, quindi la sufficienza è ampiamente raggiunta.
Oltre è difficile andare, per una Spagna sconfitta da Croazia e Brasile nelle prime due gare, vittoriosa nelle tre successive (compreso il +50 alla Lituania) e dominante sulla Francia ai quarti, che se l’è giocata per quanto possibile contro Team USA in semifinale e ha raggiunto il bronzo faticando (anche oltre il dovuto) contro una seppur ottima Australia.
L’età media è vicina ai 30, i giovani ci sono e nei loro club hanno già dimostrato di poter stare ad alti livelli, vedremo come se la caveranno ai prossimi Europei.

 

5 – Thompson-Green-DeRozan

3 gare su 8 sono state al suo livello, le altre 5 decisamente no. Stiamo parlando di Klay Thompson, tiratore mortifero e attaccante in generale molto intelligente, che ha faticato a uscire dal sistema dei suoi Warriors per entrare in quello, più quadrato, della Nazionale americana.
Contro la Francia al primo turno e in semifinale e finale ha tenuto più di 21 punti di media col 51% dal campo (13/27 da tre), mentre nelle altre partite ha tirato con un totale di 6/24 dal campo, percentuali inusuali per lui.
Anche il compagno Draymond Green ha un po’ deluso, limitato al ruolo di comprimario non proprio di lusso da 1.9 punti e 2.1 rimbalzi in meno di 10 minuti di media: forse le fatiche del campionato NBA si sono fatte sentire nell’estate sudamericana.
Ha sofferto tantissimo l’arbitraggio DeMar DeRozan, fermato più e più volte per infrazione di passi durante tutto l’arco del torneo (1.4 perse a partita per lui, in soli 11.1 minuti); e qui lasciamo la parola ai denigratori del gioco NBA…

 

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4 – Brasile

Olimpiadi in casa, l’occasione era ghiotta per fare l’atteso salto di qualità. Niente da fare, l’acuto della vittoria contro la Spagna è l’unico bel ricordo di un torneo negativo per il Brasile, che si è giocato la qualificazione ai quarti nella splendida gara persa al supplementare contro le faine argentine. Un pizzico di sfortuna di troppo quindi, ma non si può accusare il fato per l’esclusione dalle migliori 8.
L’assenza di Varejao può aver pesato in termini di tonnellaggio ed esperienza, comunque è mancato qualcosa dai presenti, per 7/12 sopra le 30 primavere suonate. Peccato, perché il pubblico verde-oro ha dato uno spettacolo notevole sugli spalti, solo non è bastato.

 

3 – Jonas Valanciunas

Portabandiera del basket lituano in NBA, il lungo dei Raptors ha palesemente ciccato questa Olimpiade.
Andato in doppia cifra per punti solo contro Nigeria e Croazia, lo zero a tabellino con 0/6 dal campo contro la Spagna dice molto del suo torneo: meno di 7 punti col 39% al tiro di media non possono essere giustificati dai 7 rimbalzi e da una stoppata a gara, se si è il centro titolare dei vice-campioni d’Europa in carica.
Ha 24 anni e probabilmente il meglio è ancora da venire, ma se queste sono le premesse i baltici farebbero bene a puntare sulla coppia Sabonis-Kuzminskas sotto ai tabelloni.

 

2 – Orari

Qui bisogna fare qualcosa, non è possibile che per vedere partite come Serbia-Croazia ci si debba alzare alle 3 passate del mattino! Proponiamo, nel pieno rispetto dello spirito olimpico, di far giocare tutte le gare almeno tre volte al giorno ciascuna e che si faccia una media dei risultati, di modo che in ogni angolo del Globo si possa godere del basket a Cinque Cerchi senza alzatacce.
Tra quattro anni ci aspetta Tokio 2020 e lì col fuso orario sono 9 ore avanti rispetto a noi: prepariamoci a pucciare Sergio Llull nel caffelatte.

 

edi michelini

 

1 – Polemiche

La pallacanestro è da tempo immemore bistrattata dai media nazionali e la Radiotelevisione Italiana non fa certo eccezione, ma questa volta dobbiamo prendere le parti di Mamma RAI: non condividiamo affatto le polemiche dei cestisti che si lamentano del trattamento riservato al loro sport e delle dirette televisive mancate a favore di pallanuoto, atletica o tamburello che fossero. It’s the Olympics baby, decine di discipline sportive condensate e sovrapposte nel giro di un paio di settimane abbondanti, è umanamente impossibile mostrare le dirette di tutte le gare del torneo maschile di basket avendo solo tre canali a disposizione. E poi c’era lo streaming su internet che copriva di tutto e di più.
Certo, a chi è abituato al servizio di Sky saranno venuti i brividi a sentir parlare di Cair Irving, Coach Scisceschi, Andrés Nochoni e Dabol NBA, ma questa è un’altra storia…

 

0 – Cina

L’avevamo già vista affrontare la nostra Nazionale in un torneo di preparazione alle fatiche estive e la maggior parte di noi avrà pensato che mancavano molti dei loro titolari migliori, che non poteva essere quella la Cina che avrebbe partecipato alle Olimpiadi.
E invece era proprio quella: unica squadra del torneo olimpico a perdere tutte le gare, aggiungendoci il carico pesante dei quasi 30 punti subiti di media (63.6 segnati contro i 93.2 degli avversari); persino il Venezuela orfano di Greivis Vasquez li ha battuti, a testimonianza sì della garra dei sudamericani, ma soprattutto della pochezza degli asiatici. Il solo Yi Jianlian, con i suoi 20 punti e 6 rimbalzi abbondanti a partita, non ce la fa a tirare la carretta nel deserto del Gobi.
Il regolamento olimpico prevede giustamente che tutti i Continenti abbiano almeno un rappresentante per ciascuno sport e l’Asia del basket è chiaramente indietro rispetto al resto del mondo, ma per lo meno se ci fossero state le Filippine ci saremmo divertiti grazie ai tifosi.

 

Fuori classifica

– Manu, Luis, Andrés, Carlos

Con Pablo Prigioni, probabilmente questi quattro hanno formato uno dei migliori quintetti visti in Nazionale negli ultimi 15 anni.
Non li vedremo più con la maglia albiceleste, ma ce li siamo goduti.

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