BAA e ABL, il Basket in America prima della NBA

BAA e ABL, il Basket in America prima della NBA

Oltre alla NBL, ci furono principalmente altre 2 leghe professionistiche che gettarono le basi per quella che divenne poi la NBA.

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Oltre alla NBL, di cui abbiamo parlato già, ci furono principalmente altre 2 leghe professionistiche che gettarono le basi per quella che divenne poi la NBA, ovvero la BAA e la ABL.

BAA:

La BAA fu la Lega che, unendosi alla NBL, divenne la NBA. Attualmente i primi 3 campionati disputati con denominazione Basketball Association of America, vengono ritenuti già parte della storia NBA, anche se questa denominazione venne utilizzata solo a partire dal 1949, quando appunto avvenne la fusione con la National Basketball League.
Fin dall’inizio, la BAA ebbe un formato più convincente rispetto alla rivale NBL, non solo per il numero di partite giocate in regular season per ogni squadra (60, alcune 61) ma anche per il fatto che le gare venissero giocate in luoghi capienti oltre che importanti, come il Madison Square Garden e il Boston Garden, quando invece le partite NBL e ABL (American Basketball League, di cui parleremo più avanti) avvenivano in luoghi più “umili” come palestre scolastiche e sale da ballo. L’intuizione di far giocare le partite BAA in impianti veri e propri venne a Walter Brown, all’epoca proprietario del Boston Garden, il quale pensò di sfruttare le numerose serate in cui le arene non ospitassero partite di hockey, per programmarvi appunto partite di Basket professionistico. La ciliegina sulla torta fu messa proprio quando venne messo a capo della Lega Maurice Podoloff, già Presidente della AHL (American Hockey League), diventando di fatto il primo ad essere contemporaneamente a capo di 2 leghe sportive professionistiche.

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Se pensate però che fu tutto bellissimo da subito, trattenete l’entusiasmo: come facilmente prevedibile, la convivenza di hockey sul ghiaccio e Basket nello stesso impianto non fu un affare di simpatica gestione. In alcune arene venne semplicemente montato il parquet sopra al campo ghiacciato dell’hockey, il che causò più volte la cancellazione delle partite a causa di vere e proprie pozzanghere sul terreno di gioco. Inoltre, alcuni impianti non vennero riscaldati adeguatamente, per cui questo costrinse più volte il pubblico ad assistere alle gare ben coperti, mentre i giocatori indossarono spesso i guanti. Anche i dati di audience non furono convincenti, con una media di 3000 spettatori a incontro, oltre a un gioco non molto attraente, in cui per esempio la squadra in largo vantaggio, altro non faceva che mantenere il possesso per interminabili minuti. Fu forse però la grande voglia di essere in qualche modo l’elite per il Basket professionistico che le permise di continuare a migliorarsi e di diventare il colosso che oggi è la NBA, la cui storia però passa anche per un’altra importante Lega, ovvero la ABL.

ABL:

Anche se forse sconosciuta alla maggior parte del pubblico che segue la NBA, la ABL fu il primissimo tentativo di creare una Lega professionistica per la pallacanestro statunitense.
Nel 1925 Joseph Carr, già Presidente della NFL, creò una competizione per le 9 migliori squadre professionistiche indipendenti dell’ Est e Midwest statunitense. La NFL e la ABL non si disputarono mai in periodi contemporanei, per cui di fatto Joseph Carr non svolse il suo doppio incarico come invece capitò in seguito a Maurice Podoloff.
Il formato con il quale si disputarono i vari campionati fu curioso: Stagione divisa a metà, la squadra prima classificata del primo periodo di campionato avrebbe sfidato la migliore della seconda metà per il titolo.

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Il primo fatto veramente curioso per la ABL fu quando gli Original Celtics, dopo aver dominato il campionato nel 1928, vennero esclusi a seguito votazione dei proprietari delle altre squadre. Il motivo? Erano semplicemente troppo forti per gli altri. Guidati da Joe Lapchick, Nat Holman, Pete Berry, Dutch Dehnert e Davey Banks che portarono il record della squadra a 40-9 prima di vincere il titolo. A quel punto i Celtics attraversarono un vero e proprio periodo di crisi, in cui i giocatori vennero “spartiti” tra le altre squadre per rimanere nella Lega; i proprietari, consapevoli che se avessero scelto di giocare in una “Lega minore” avrebbero avuto meno pubblico e quindi meno guadagno, accettarono di ridefinire la franchigia a Brooklyn. Ne nacque una buona squadra ma non dominante come la precedente.
A causa della Grande Depressione, la ABL venne ridotta a un numero di 5 sole squadre partecipanti alla fine della stagione 1930-31, così venne sospesa fino al 1933, quando fu riorganizzata con squadre della Pennsylvania e della zona metropolitana di New York.
Alla ripresa delle operazioni, la squadra che destò più scalpore e che prese il controllo della Lega, furono i Philadelphia Sphas, che in 12 stagioni si presentarono 7 volte in finale, vincendo sempre il titolo, tra il 1934 e il 1945, ad eccezione del 1944 quando persero contro i Wilmington Bombers, la squadra della città che ha dato i natali a Michael Jordan.

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Nel 1946 ci fu la rivincita della finale dell’anno precedente, tra Philadelphia Sphas e Baltimore Bullets, che vide questi ultimi prevalere per 3-1 e vincere il titolo. Seguì una stagione con finale vinta a tavolino dai Trenton Tigers, per forfait dei campioni in carica, che non poterono disputare le finali.
Furono anni molto difficili, i giocatori erano sempre più attratti dalla prospettiva di giocare in una lega più prestigiosa, come la BAA.
I Wilkes Barre Barons furono l’ultima squadra ad essere una vera protagonista della ABL, disputando 5 delle ultime 6 finali e vincendo 3 titoli.
L’ultima finale fu quella del 1953, dove i Barons furono sconfitti dai Manchester British Americans, in seguito la Lega venne sospesa per l’anno successivo e chiusa nel 1955, quando ormai la NBA era un ente abbastanza consolidato e che già aveva inglobato la NBL, trasformandosi da BAA a NBA.
Quello che la ABL fece di davvero importante fu fare in modo che i giocatori firmassero dei contratti con le squadre. Succedeva spesso che i vari cestisti continuassero a passare da una all’altra franchigia e questo creava confusione tra gli spettatori e non aiutava a consolidare tradizioni vincenti per le squadre. Alcuni arrivarono a percepire anche 1500 dollari al mese, che per l’epoca fu uno stipendio alto. Venne sancita come obbligatoria la presenza dei tabelloni, cosa che noi oggi diamo per scontata ma all’epoca non la fu affatto, venne introdotta la regola dei 3 secondi e dell’espulsione per falli.

Alla luce di tutto ciò, quando accendiamo la tv, il tablet o qualsiasi cosa ci permetta di vedere una partita NBA, è doveroso un pensiero a quelle Leghe (e quindi anche squadre e giocatori) che hanno contribuito a farne la Lega più importante di tutti i tempi per il Basket giocato, un’organizzazione potente e dal grande business. Come già detto in altre occasioni, senza uno sguardo al passato, non si può costruire il futuro.

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