Cento di queste stagioni – Grant Hill

Cento di queste stagioni – Grant Hill

Nel giorno del suo compleanno, ripercorriamo la stagione più importante dal punto vista statistico di Grant Hill, ossia quella ’96-’97 in cui vestì la maglia dei Detroit Pistons.

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Grant Hill fa parte di quella schiera di giocatori che possiamo etichettare con la frase “What If”. Già, cosa sarebbe successo se avesse avuto delle caviglie normali? Perché il talento c’era, la testa anche ma il fisico non del tutto. Grant Hill ha vissuto una piccola parentesi in NBA da autentica superstar nella seconda metà degli anni ’90 risultando uno dei giocatori più completi e spettacolari di quei tempi. Negli anni ’00 però questa magia si è interrotta a causa di caviglie non adatte a sopportare il suo tipo di gioco. Era il sogno di ogni allenatore, il classico bravo ragazzo, altruista con i compagni sempre disponibile con tutti e che in campo giocava da superstar. I fortunati ad averlo avuto al suo massimo livello furono i Detroit Pistons dal ’94 (anno del suo draft) fino al 2000, anno in cui fu scambiato con i Magic per Ben Wallace. Scambio che adesso si può commentare come azzecatissimo vista la carriera di Big Ben a Detroit contrapposta al declino fisico di Hill.

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Grant Hill era un personaggio diverso dagli altri, non amava i riflettori ma in campo era tutt’altro che timido e impacciato. Rappresentò un nuovo corso per Detroit che, dopo la parentesi dei Bad Boys di Rodman e Thomas, aveva rifondato il roster proprio su un bravo ragazzo di chiesa. Proprio per questo Hill piaceva a tutti, tifosi, allenatori e compagni di squadra per la sua semplicità di uomo ma anche per lo spettacolo che offriva ad ogni allacciata di scarpe. Tra l’altro, fu lui il volto principale della marca Fila nei gloriosi anni in cui produsse scarpe da basket, che lo scelse proprio per i suoi valori umili e semplici.

Fu una stella anche al college, dove contribuì Duke alla conquiste dei titoli ’91 e ’92. Proprio nel 1992, anno del grande Dream team, fu in forte ballottaggio con Laettner per un posto in quella squadra. Molti volevano vedere proprio Hill insieme a Jordan e compagni ma Laettner era più grande e prossimo al salto NBA quindi si preferì lasciare l’ex Pistons a casa.

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La stagione memorabile di Grant Hill è senza dubbio quella ’96-’97 che lo consacrò nell’Olimpo del Basket americano. Infatti tutto iniziò nell’estate ’96 con l’esperienza nel Team Usa ai mondiali di Atlanta dove guidò il Dream Team per punti segnati (9,6 di media) e per palla rubate (18). La spedizione conquistò l’oro proprio davanti al proprio pubblico e Grant Hill tornò a Detroit forte di questa esperienza che gli aveva permesso di allenarsi con i migliori giocatori di quel periodo come Barkley,Malone e Shaq.

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La stagione ’96-’97 rappresentò quella della consacrazione, nella quale Hill riuscì a primeggiare in ogni dato statistico. Detroit partì alla grande con 10 vittorie nelle prime 11 partite che poi proseguirono fino al record di 20-4. Perni della squadra erano ovviamente Grant Hill ma anche Joe Dumars (ultimo membro dei Bad Boys campioni NBA) e Otis Thorpe. Il gioco espresso dai Pistons di coach Doug Collins era divertente ma anche solido, imprevedibile a causa proprio delle invenzioni di Hill. La squadra ha vissuto un momento spettacolare nella prima parte della stagione come si può notare dai riconoscimenti della NBA che premiarono Grant Hill, Joe Dumars e coach Collins con la chiamata per l’All Star Game 1997.

Nella seconda metà di stagione qualcosa si ruppe nei meccanismi di squadra e qualche sconfitta consecutiva costrinse Detroit a perdere qualche posizione ad Est. In quegli anni la Eastern Conference era davvero combattuta e quindi, nonostante un ottimo record di 54-28 i Pistons si qualificarono al quinto posto nella griglia playoff. Tornando a Grant Hill fu una stagione memorabile per lui visto che riuscì a mettere a frutto gli insegnamenti appresi nei 3 anni precedenti in NBA e riuscì ad eccellere in ogni statistica individuale. Chiuse la stagione con ben 13 triple doppie (1° nell’NBA) collezionando 21 punti, 9 rimbalzi, 7 assist e 1,8 palle rubate a partita che lo portarono ad essere eletto nel primo quintetto ideale della regular season e terzo nella corsa per il premio di MVP dietro a Karl Malone e Micheal Jordan. Numeri del genere erano stati fatto registrare l’ultima volta da Larry Bird nel 1990.

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La stagione fu spettacolare ma ai playoff i Pistons non furono particolarmente fortunati. Al primo turno infatti trovarono gli Atlanta Hawks, classificati 4° con un record  migliore di sole 2 vittorie. L’equilibrio regnò sovrano in tutta la serie ma in gara 5 furono Mutombo e Steve Smith a vincere la serie per 3-2. Per Detroit fu una sconfitta amara considerando una regular season ben giocata e l’anno di grazia di Grant Hill.

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Grant Hill non riuscì mai più a ripetersi in futuro a causa delle condizioni fisiche sempre difficili che lo portarono a cambiare maglie diverse volte tra cui Orlando, Phoenix e Los Angeles Clippers nelle quali collezionò poche presenze.

Un giocatore unico, spettacolare, umile e gran lavoratore che ha avuto la sfortuna (come tanti) di non avere un fisico sufficientemente integro per dargli la possibilità di giocare una carriera intera al massimo delle proprie possibilità.

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