Cento di queste stagioni: Lamarcus Aldridge

Nel giorno del suo compleanno, celebriamo la miglior stagione in carriera disputata da Lamarcus Aldridge, power forward dei San Antonio Spurs giunto ormai oltre la soglia dei trent’anni.

Arriva un momento nella carriera di ogni atleta professionista in cui avviene il famoso “salto di qualità” a livello di performance individuale, maturazione tecnica o comprensione definitiva del proprio talento.
Lamarcus Aldridge ha vissuto questo fatidico passaggio nella stagione 2013/2014, la penultima passate tra le foreste del freddo Oregon. Durante tale annata, culminata con la semifinale di Conference persa contro la sua squadra attuale, il lungo texano ha registrato il suo massimo in carriera alla voce punti a partita (23.2) e rimbalzi a partita (11.1).
Eppure quella stagione avrebbe potuto cominciarla con un’altra canotta sulle spalle. Sì, perché nell’estate 2013 i rumors su una possibile trade che coinvolgesse Aldridge erano insistenti e molto pressanti, tanto che il nostro è stato costretto ad uscire allo scoperto e dichiarare la sua volontà di rimanere a Portland, non senza prima chiedere garanzie tecniche alla dirigenza dei Trail Blazers. In quel periodo la squadra allenata da Terry Stotts vantava un roster equilibrato, costruito attorno ad Aldridge e all’astro nascente Damian Lillard. Il quintetto era di tutto rispetto (Lillard, Matthews, Batum, Aldridge, Lopez), mentre la second unit lasciava un pochino a desiderare.

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Nonostante le mancanze strutturali, i Blazers si presentano ai nastri di partenza della stagione 2013/2014 consapevoli dei propri limiti, ma anche dei propri punti di forza.
Pronti via e Lamarcus Aldridge infila 5 doppie-doppie nei primi 5 match della Regular Season, saranno 40 a fine anno.
La cavalcata dei Blazers prosegue tra alti e bassi. I ragazzi dell’Oregon si mantengono sempre tra le migliori 5 squadre della Western Conference, infilando anche una serie di 11 successi filati. Tuttavia, un calo fisiologico sopraggiunge, Aldridge si ferma e salta 13 gare. Portland sembra risentire della mancanza del proprio leader e viene sopravanzata dai Los Angeles Clippers e dai Houston Rockets nella corsa al terzo posto della Western Conference. Proprio Houston pare essere la squadra del destino di Aldridge durante quella fantastica annata. Partiamo da Dicembre 2013, precisamente il 12, giorno in cui diventa l’unico giocatore nella storia dei Blazers a mettere a referto più di 30 punti e 25 rimbalzi in una singola partita (31 e 25 per il texano). Paradossalmente, i Rockets sembrano essere la squadra perfetta per lui e, contemporaneamente, la squadra contro cui è più devastante.
A stupire gli addetti ai lavori, durante la stagione in questione, non è solo l’impennata che hanno subito le statistiche personali di Aldridge, ma il suo atteggiamento nei confronti dei compagni e la sua maturazione generale. Sembra infatti che il numero 12 di Portland si fidi finalmente dei propri compagni (la media assist più alta in carriera ne è la prova più lampante) e che giochi con loro impegnandosi al massimo anche in difesa.
Nel frattempo i Blazers giungono ai Playoffs NBA con un record di 54-28 che gli vale il quinto posto ad Ovest. Al primo turno eccoli lì, i Rockets del Barba Harden e del redivivo Dwight Howard. La serie si protrae fino a gara 6, quando Damian Lillard uccide letteralmente Houston con un buzzer beater che resterà nella storia dei Blazers e della NBA.

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Quella serie Aldridge la gioca in modo sublime: 46 punti e 18 rimbalzi in gara-1, 43 punti e 8 carambole in gara-2. A stupire, ancora una volta, non è tanto il suo straordinario contributo offensivo, ma piuttosto la garra con cui scende in campo, il fatto che si è dimostrato un vero leader per i suoi. Come se non bastasse, le prime due partite della serie lo hanno consacrato a stella assoluta del panorama NBA, accostandolo a nomi come Tracy McGready, Allen Iverson, Michael Jordan e Jerry West nella lista dei giocatori che hanno saputo segnare 89 o più punti nelle prime due gare di una serie Playoff. Il sogno dei Blazers si spegne al turno successivo, quando vengono spazzati via dai San Antonio Spurs (poi campioni NBA) con un perentorio 4 a 1. Proprio quegli Spurs che hanno accolto Aldridge solamente due anni più tardi.

Nel complesso la stagione 2013/2014 è stata per Lamarcus Aldridge una carreer season, come solitamente viene chiamata Oltreoceano. Nel corso dell’anno ha aggiornato il suo massimo in quasi tutte le voci statistiche personali. Come se non bastasse, si è potuta notare la definitiva maturazione ed esplosione di una stella assoluta del firmamento NBA. Una stella che ha finalmente capito come essere utile alla propria squadra, prendendola sulle proprie spalle e trascinandola ai Playoffs.

Buon compleanno Lamarcus!

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