Enes Kanter contro la Turchia

Enes Kanter contro la Turchia

Un nuovo capitolo nella vicenda che vede il lungo dei Knicks bersagliato da accuse nei suoi confronti: accuse che provengono dal suo stesso governo

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Sembrano non finire più i guai per il centro dei New York Knicks con il proprio governo: dopo esser stato incriminato per insulti al presidente Recep Erdogan e per la presunta “appartenenza ad un gruppo terroristico armato” (ha dichiarato di essere un sostenitore di Fethullah Gulen, attivista e politologo turco ricercato nel paese con l’accusa di essere a capo del suddetto gruppo terroristico), Kanter è ora accusato di aver insultato il presidente della federazione cestistica turca, per l’appunto l’ex giocatore NBA Hedo Turkoglu, attraverso i suoi account social. Turkoglu è una figura molto vicina al presidente, e sappiamo che Kanter ha più volte dichiarato apertamente la propria ostilità verso Erdogan: si aggiunge quindi una nuova accusa a quelle che Kanter deve già affrontare.

Sono ormai mesi che il governo turco si scaglia contro il newyorkese, che non può mettere piede nel suo paese natale senza subire l’arresto da parte delle autorità: questa situazione ha avuto pesanti conseguenze anche sulla famiglia di Kanter. Il padre è stato infatti arrestato nel Giugno scorso dal governo, e il pivot aveva dichiarato che l’arresto poteva essere causato solo dal rapporto familiare che lega padre e figlio. Pochi giorni dopo, in una lettera pubblica, il padre ha disconosciuto Kanter, dichiarando il suo “imbarazzo nell’avere un figlio simile” e scusandosi con il governo di Erdogan.

Enes ha così perso, nel corso di un anno, la propria nazionalità (gli è stato ritirato il passaporto) e i rapporti con la sua famiglia, che non può avere contatti con lui. Più volte, gli è stato chiesto perché abbia imbastito questa crociata contro il presidente turco, e la sua risposta è stata la seguente: “Sto solo cercando di essere la voce di tutti gli innocenti. Perché sono loro che stanno affrontando i tempi più difficili. Giornalisti, innocenti che vengono imprigionati, uccisi e torturati. È un casino. E il governo odia quando vengo a parlare con voi giornalisti, davanti ai microfoni e alle telecamere. Lo odia”. Se gli si possono imputare lacune difensive sul parquet, fuori dal campo Kanter si è guadagnato solamente il rispetto generale.

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