NBA, The Italian Job

NBA, The Italian Job

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The American Dream ricomincia stanotte per i nostri ragazzi.

Tre strade incrociatesi durante uno spettacolare Europeo dove hanno trascinato a suon di canestri folli l’Italia contro un’eccezionale Lituania, finalista del torneo, fino all’overtime.
Danilo Gallinari, Marco Belinelli e Andrea Bargnani sono pronti a sciogliere ancora una volta le loro strade riabbracciando quell’NBA che ci mancava da tanto tempo, nel frattempo Datome ha scelto di ritornare da gran protagonista in Europa chiudendo la sua carriera dall’altra parte dell’oceano (almeno per ora).
Le aspettative sono tante, i dubbi altrettanti: Gallo dopo una stagione e mezza passata a riparare un ginocchio malandato firma per altri due anni con i Nuggets in piena ricostruzione, Beli lascia San Antonio per Sacramento dove, oltre a un contratto più ricco avrà sicuramente molte più responsabilità offensive, e Bargnani scavalca Brooklyn Bridge e si lega ai Nets, anche loro in totale rebuilding dopo aver venduto il loro futuro ai Celtics.

Danilo Gallinari.

Il Danilo nazionale torna da Eurobasket con la consapevolezza di essere uno dei giocatori più visionari e decisivi del globo quando gioca al 100%, una grande botta di autostima dopo un anno travagliato a causa di quel maledetto ginocchio lacerato in Aprile 2013 che l’ha tenuto lontano dai palazzetti per più di una stagione.
Negli ultimi scampoli della stagione passata ha grattato via un po’ di ruggine e testato soprattutto le sue condizioni fisiche presentandosi in forma per la nazionale con la quale ha giocato un Europeo magnifico.
D’altra parte, è ormai ufficialmente il leader della franchigia della Mile High City, uno degli ultimi superstiti della vecchia guardia attorno ai nuovi arrivati Mudiay (dal Draft) e Lauvergne, al ritorno di JJ Hickson (anche lui fermato per molto tempo da un infortunio), e ai soliti Kenneth Faried e Wilson Chandler con Jameer Nelson da backup point guard e mentore del giovane Mudiay.
Molto probabilmente la squadra guidata da coach Michael Malone, una squadra “giovane e ambiziosa”, difficilmente punterà ai playoff data la giovane età media dei componenti ed una Western Conference di livello pazzesco, sembra più possibile un anno di ambientamento per i rookie in attesa di qualche colpo in free agency oppure a Denver preferiranno aggiungere talento direttamente dal Draft 2016.
In sostanza, sarà difficile rivedere quest’anno il Gallo ai playoff ma le basi per puntare alto già dall’anno prossimo sembrano esserci, soprattutto se a qualche altro pezzo grosso voglia andare a fargli compagnia…

Marco Belinelli.

Dopo due fantastici anni trascorsi a San Antonio Beli cambia ancora aria e si sposta ancora più ad Ovest nella franchigia più imprevedibile e per certi versi misteriosa dell’intera lega: i Sacramento Kings di George Karl.
Sfida per certi versi persino più difficile di quella affontata con gli speroni, giocare in una squadra in ricostruzione da molto tempo ma che potrebbe aver trovato la quadratura del cerchio quest’anno. Oppure no.
I dubbi su Sacramento non vengono dal roster che può schierare giocatori di talento in praticamente qualsiasi posizione ma piuttosto dal come Karl riuscirà a far convivere la predominante personalità di Cousins con Rudy Gay e Rajon Rondo, tre che tutto sommato amano tenere palla in mano anche troppo.
Come se non bastasse quest’estate si è parlato di qualche discussione tra Cousins e Karl e, dopo la scelta al Draft di Willie Cauley-Stein, si è fatto lecito pensare ad una prossima trade di DMC che al momento pare scongiurata oltre all’inserimento dei nuovi e vecchi giocatori in un sistema di gioco che non preveda solo isolamenti di Gay o post up di DeMarcus.
Insomma, lo scetticismo regna intorno alla Sleep Train Arena, uno scetticismo che Beli è pronto a smentire dando il suo contributo dentro e fuori dal campo a coach Karl in modo da riportare i Kings ai fasti del decennio scorso.
In fondo, solo lui e Rajon hanno un anello al dito e l’esperienza necessaria per far sbocciare definitvamente il talento di Ben McLemore.

Andrea Bargnani.

Sono già passati 9 anni da quando David Stern lo chiamò per primo al Draft del 2006 per conto dei Toronto Raptors, Andrea aveva appena vinto lo scudetto a Treviso ed il Rising Star Trophy dell’Eurolega.
Nove anni dopo Andrea non è più a Toronto, New York è la sua nuova città dal 2013 dove ha giocato con una versione dei Knicks del quale è meglio non parlare ed ora si trova ai Nets.
Nets che cercano una via per risollevarsi dal fallimento derivato dalla trade con Boston, dal contratto faraonico di Joe Johnson e dalla fragilità fisica di Brook Lopez, Nets che stanno avviando una ricostruzione con praticamente un cerino in mano ed un cap che sta iniziando solo ora a far intravedere qualche spazio di manovra, praticamente senza scelte e senza asset… un mezzo miracolo.
In questa desolazione il Mago prenderà sicuramente lo spot da 4 stretch che creerebbe un ottimo accoppiamento offensivo con Brook Lopez con Joe Johnson, il rookie Rondae Hollis-Jefferson e verosimilmente uno tra Jarrett Jack e Shane Larkin a coprire gli altri ruoli.
Le possibilità sono due: o Andrea ritorna quello di Toronto cosicchè qualcun altro faccia un pensiero su di lui oppure Lionel Hollins tira fuori un coniglio dal cilindro e i Nets lottano per i Playoff costruendo un progetto serio e duraturo.

In sintesi, nell’attesa che le loro strade si intreccino ancora una volta per le Olimpiadi, i nostri ragazzi sono chiamati a dare ancora una volta una conferma del loro talento nonostante infortuni, cambi di casacca, scetticismi di fondo.
L’hanno già fatto tante volte, lo faranno sicuramente ancora.

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