NBA Top e Flop di Gennaio: Toronto a gonfie vele, Portland sorprendente

NBA Top e Flop di Gennaio: Toronto a gonfie vele, Portland sorprendente

Il primo mese del 2016 è iniziato sulla falsariga dell’ultimo: Cleveland da una parte e Golden State dall’altra sono ancora salde (anche perché gli effetti dell’esonero di David Blatt in favore di Tyronn Lue sono ben lontani dall’incidere sulla classifica) insidiate dai San Antonio Spurs che hanno fatto dell AT&T Center la nuova Fort Alamo e dagli ottimi Toronto Raptors saliti al secondo posto scavalcando i Chicago Bulls.
Proprio i canadesi si sono dimostrati la migliore squadra nella Eastern Conference di questo mese, periodo strepitoso per il backcourt titolare Lowry-DeRozan che hanno assicurato 45 punti a partita con medie del 45,2% dal campo, 11 assist e circa 10 rimbalzi a partita (quasi un quarto rispetto ai 42 e rotti dell’intero roster) a fronte di 5 turnover. Anche il resto del core della squadra si è comportato molto bene, seppur con minutaggi molto limitati (Kyle e Demar giocano più di 35 minuti a partita mentre il terzo giocatore più utilizzato, Valanciunas, si ferma a 27) nonostante l’assenza di un giocatore fondamentale come DeMarre Carroll che mancherà probabilmente per ancora molto tempo. Menzione particolare per Bismarck Biyombo che spartendosi il minutaggio con Jonas si sta sempre più dimostrando come un ottimo backup in grado di imporsi soprattutto dentro al pitturato come ancora difensiva.
Dopo l’1-2 iniziale (compresi 22 punti presi dai Cavaliers), Toronto non perde dal 6 gennaio vincendo agilmente 5 partite (chiuse in doppia cifra di vantaggio, notevole il +20 del 22 gennaio contro Miami) e faticando contro Boston, Detroit e soprattutto Orlando con i quali sono stati costretti a ben 3 overtime.
Con un record di 12-2 (inferiore solo al 13-2 di Golden State) i Raptors sono a solo 3 partite di distanza dai Cavaliers e possono approfittare di qualsiasi momento di crisi di James e soci per arrivare anche in testa alla Eastern Conference mettendo al sicuro nel frattempo il secondo posto appena conquistato.
Difficile vedere comunque movimenti di mercato in uscita, Casey ha trovato un equilibrio invidiabile nonostante la mancanza di Carroll e non credo che Ujiri voglia intaccare il nucleo del roster a meno di avvenimenti imprevedibili.
Dall’altra parte della costa, dove la Western Conference sta progressivamente perdendo il suo equilibrio a favore di uno sbilanciamento verso la predominanza delle prime quattro franchigie (Warriors, Spurs, Thunder e Clippers) nettamente superiori fino ad ora alle altre, comunque abbastanza sicure del playoff seeding ad eccezione dell’ottava, i Portland Trailblazers.
Proprio la squadra dell’Oregon però sta sorprendendo ampiamente le aspettative di inizio anno che parlavano forte e chiaro di una squadra che si prestava ad attraversare un periodo di rebuilding ripartendo dal solo Damian Lillard (con LaMarcus Aldridge a San Antonio, Nicolas Batum a Charlotte e Robin Lopez ai Knicks) affiancato da tanti giovani di belle speranze.
Se questa era la previsione, la realtà si è rivelata ben diversa: Lillard sta giocando la sua miglior stagione con quasi 25 punti di media, McCollum ha letteralmente triplicato la media punti dell’anno scorso e ora viaggia sui 21, Allen Crabbe e Al-Farouq Aminu ne mettono altri 20 in due, Mason Plumlee 10 e siamo a 76, quasi come Toronto. Veramente importanti le ultime quattro vittorie in casa contro Lakers, Kings, Charlotte e Timberwolves, (le prime tre escono dal Rose Garden con almeno 15 punti di distacco e molte brutte palle perse sulle spalle) mentre le tre sconfitte peggiori coincidono con le peggiori serate al tiro: in trasferta dai Sixers ed in casa contro Memphis e Goldes State contro le quali convertire il 39% dei tiri presi non è ovviamente sufficiente.
Spulciando due statistiche vediamo come entrambe le squadre abbiano costruito questo risultato puntando prima di tutto ad un’invidiabile solidità casalinga, dato nel quale i Raptors eccellono con un ottimo 9-1 mentre i Blazers recitano comunque un positivo 6-4, due plus minus positivi (abbastanza scontato per Toronto, meno per Portland) e soprattutto un backcourt che sa trascinare la squadra a livello di punti senza per questo isolarsi dal gioco o diventare passivo in difesa, prendendosi molti minuti e responsabilità.
C’è da dire che, se per Portland le prestazioni di McCollum sono state quasi imprevedibili, nell’altra costa Lowry e DeRozan sono tranquillamente la coppia più forte dell’Est ed un elemento imprescindibile nella chimica della squadra nonostante l’assenza del sopracitato Carroll.
Il futuro sarà molto particolare per le due compagini: i Blazers potrebbero trovarsi immischiati quasi controvoglia nella lotta playoff che comunque porterebbe esperienza e considerazione alla squadra anche se d’altra parte si rinuncerebbe alla lottery mentre Toronto potrebbe essere la vera prima forza della Eastern Conference, andarsi a giocare anche le Finals con i Cavs e poi chissà.
Per adesso possiamo fare solo i complimenti a due squadre che hanno espresso un ottimo gioco, importantissime individualità libere di esprimersi (Lowry e DeRozan entrambi All-Star, Lillard è ormai diventato un caso) senza però intaccare la solidità del gioco di squadra, una condizione ottimale che comunque è difficile mantenere nel tempo.
Infine, questo Gennaio ci ha regalato una contendente al primo posto a Ovest ed una per l’ottavo a Est ad aggiungere ancora più spettacolo a questa seconda metà di Regular Season.

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