40 punti…ma non solo: dietro i progressi di Jimmy Butler

40 punti…ma non solo: dietro i progressi di Jimmy Butler

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L’uomo da copertina dei primi giorni del 2016 dell’NBA è sicuramente Jimmy Butler. C’è la sua firma sulla striscia aperta di 5 vittorie dei Bulls a cavallo tra il Capodanno e l’Epifania; punti, atletismo e leadership di un giocatore che sta crescendo di giorno in giorno e maturando il suo aspetto da vera star della Lega.

Il record di 40 punti segnati nel solo secondo tempo nell’incontro del 3 gennaio a Toronto è la punta dell’iceberg di un giocatore che tiene medie strabilianti e soprattutto è diventato il faro di Chicago. Dopo la vittoria allo United Center contro Milwaukee, il 5°sigillo consecutivo per i tori, anche Derrick Rose ha speso parole di elogio per l’ex Golden Eagles, quasi un’investitura a nuovo leader della squadra. “Ci ha permesso di prendere il vantaggio – ha detto Rose dopo il 117-106 sui Bucks con Chicago che ha segnato più di 100 punti per l’ottava volta di fila – Jimmy era caldo, gioca un ottimo basket in questo momento, segna e coinvolge i compagni, continuando così tutta la squadra lo cercherà sfruttando il suo talento e forza”.

Talento offensivo sviluppato in questa stagione dopo il premio come giocatore più progredito in quella passata, Butler ha assunto in questa prima parte di campionato maggior sicurezza e tranquillità. Appare a tratti impressionante quando con spavalderia attacca il ferro sfruttando la sua atletiticità.  Anche coach Fred Hoiberg non può esimersi nel sottolineare l’apporto fondamentale di Butler alla sua squadra “Fa ormai assolutamente parte dell’elite della Lega. L’anno scorso giocava più in isolamento e forse troppo condizionato dalla tattica e dagli schemi. Quest’anno è cresciuto ancora, alle grandi doti difensive aggiunge la capacità di attaccare il ferro e il suo ottimo tiro da tre punti. Inoltre è un ragazzo che non si accontenta mai, e penso che questa sia la caratteristica di una vera star, continuare a lavorare sodo mentre si ha successo.” Parole non certo a caso del coach, Butler infatti non sa neanche cosa voglia dire il termine accontentarsi. Ad esempio in sala stampa del Boston Garden dopo il suo career high (prima dei botti di Capodanno…)  dello scorso 9 dicembre alla domanda di cosa provasse nell’aver realizzato per la prima volta 36 punti in carriera, Jimmy ha risposto seccato “Non me ne frega niente del career high. Volevo la vittoria”. Un Butler che non ha paura di dire apertamente al suo allenatore cosa vuole, come le dichiarazioni dopo la sconfitta del 20 dicembre contro Knicks quando imputò a Hoiberg di essere troppo morbido con la squadra.

I progressi di Butler sono fin troppo evidenti e la linea di tendenza è in abbondante crescita. Versatilità a fiumi con grande difesa, attitudine ad andare a rimbalzo, buone percentuali nel tiro da fuori. Doti affinate in questa stagione ma che non nascono per caso. Forgiato dalla sapienza cestistica di Buzz Williams ai tempi di Marquette, Butler è stato sin da allora impiegato anche in ruoli più  vicini a canestro. Ha preso confidenza con i movimenti in post non snaturando le caratteristiche da esterno. L’arrivo in punta ai piedi ai Bulls nel 2011 e la conquista di un posto sotto i riflettori dopo il periodo in cui a dominare la scena erano le vicende di Rose. Le doti di ottimo difensore non passano certo inosservate. Nel 2014 ecco il suo nome indelebilmente incastonato nel 2°miglior quintetto difensivo della Lega. L’anno scorso il premio MIP a sostegno della sua crescita, dopo la presenza all’All Star Game, e ora la vetrina di questa stagione con Jimmy Butler diventato leader dei Bulls secondi a Est.

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