All Star Game, il cavillo che porta Tyronn Lue in panchina

All Star Game, il cavillo che porta Tyronn Lue in panchina

Secondo il regolamento dell’NBA, Tyronn Lue sarà l’allenatore dell’Eastern Team alla Partita delle Stelle. Il neocoach dei Cavs ha disputato ad oggi solo 3 partite: può questo caso-limite spingere l’Associazione a cambiare norma?

All’ufficializzazione del fatto che Tyronn Lue (attuale head coach dei Cleveland Cavaliers) allenerà l’Eastern Conference al prossimo All Star Game, molti di voi avranno storto il naso. Come può un allenatore con un record di 2-1 all’attivo, subentrato pochi giorni fa a un altro head coach, allenare e rappresentare una conference alla partita delle stelle?

La risposta è nel regolamento dell’NBA, contestabilissimo per molti versi e poco tutelante in casi limite del genere. Ai fan piace la meritocrazia, unico concetto attorno cui ruota la discussione riguardante Tyronn Lue.

La Lega è molto rigida sulla scelta dell’allenatore di una conference alla partita della domenica dell’All Star Weekend: allenano i coach della squadra col miglior record, a patto che gli allenatori in questione non abbiano già allenato lo scorso anno. In un ipotetico universo parallelo dove l’esonero di Blatt non è avvenuto, la meritocrazia di cui parlavamo sarebbe venuta a mancare comunque: Casey, Van Gundy, Hoiberg o lo stesso Brad Stevens fanno stagioni solidissime con roster inferiori, e a rappresentare l’Est deve andare un allenatore di una squadra che va da sola, con giocatori come LeBron James e Kyrie Irving? Ecco, la meritocrazia non è di casa all’All Star Game, nè sui coach nè tantomeno sui giocatori (con ancora un giorno di tempo per le votazioni, ci saremmo ritrovati quel falegname di Pachulia a ricevere alley oop da Curry e Westbrook).

Nessuno, fino ad oggi, ha mai mosso lamentele sulla regola in sé: non è un dramma se ad allenare (o meglio, chiamare i cambi) ci vada il coach con il miglior record. Tyronn Lue, però, non ha il miglior record.

Se nessuno facesse l’hack-a-x, nessuno si interrogherebbe sul come migliorare la regola attuale: proprio come nel caso-Lue, l’interesse è tutto dalla parte della Lega nel rendere più oculati alcuni meccanismi dai quali passa l’appetibilità dell’NBA.

Stupido sarebbe accettare questo come una casualità verificabile una volta su un milione, visto che il cambiamento degli atti fa parte dell’NBA da sempre. Non vedremmo giocare una zona 3-2 da nessuna squadra NBA, non vedremmo Curry prendere fuoco dall’arco, non avremmo visto i più forti giocatori afroamericani se tutto fosse rimasto come nel giorno uno. Anzi, questo genere di situazioni al limite del verificabile potrebbero aiutare le istituzioni ad interrogarsi su quante altre norme non tutelino casi affini a quello di Lue. Del resto, Churchill diceva: non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare.

 

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