Andre “Wilt” Drummond: Il ritorno del centro dominante

Andre “Wilt” Drummond: Il ritorno del centro dominante

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Ok. Precisiamo, stiamo nella sfera della blasfemia. Andre Drummond non è Wilt Chamberlain e non pensiamo lo sarà mai, perché di Chamberlain in NBA, ce n’è stato uno solo e giocava con la casacca di Lakers. Ma questo Andre Drummond ha qualcosa in comune, essere dominante sotto canestro. Cosa intendiamo con dominante? Dominante con una media vicina a 20 punti e 20 rimbalzi a partita, tanta roba. Il paragone nasce perché, dopo tanto tempo un Centro è in grado di mettere 135 punti e 135 rimbalzi nelle prime 7 partite della Regular Season, come già fatto nel 1970 proprio da Wilt Chamberlain. Nella stagione 1970/71, Wilt ha concluso la stagione ad una media di 20,7 punti e 18,2 rimbalzi perdendo poi con i suoi Los Angeles Lakers in finale di conference contro i Milwaukee Bucks. Per Drummond invece la situazione è completamente differente, essendo al suo quarto anno nella lega professionistica americana, arrivando da una Detroit in completa confusione al termine della stagione 2014-15, alle prese con numerosi problemi (Josh Smith vi dice nulla?) e con poca fiducia a una Detroit rivoluzionata nel 2015-16. Nella Off-Season i Pistons si muovono bene, azzeccano ottime prese di mercato (Jackson, Morris, Johnson..) ma soprattutto assistono all’esplosione di Drummond. Il big man cresce notevolmente dal punto di vista tecnico, ma anche dal punto di vista mentale. Nell’ultima estate, d’accordo con i Pistons, ha deciso di non rinnovare al massimo salario, in modo da permettere alla società di risparmiare 13 milioni di dollari da investire nel mercato. Intervistato recentemente sulle sue cifre ha ripetuto più volte, che l’importante non sono i record personali, ma vincere, vincere e vincere. Andre ha trasmesso una sicurezza, una voglia di vincere, degna di un all-star presente da anni e anni nella lega.   Parlando esclusivamente di statistiche, sono a dir paurose. Più volte il centro dei Pistons si è avvicinato alla mostruosa cifra di 30 rimbalzi in una partita. In 13 partite in cui è sceso in campo con i Pistons, non è mai sceso sotto i 10 rimbalzi, catturando in un’occasione 11 rimbalzi offensivi e altre due volte ben 18 rimbalzi difensivi, il tutto mantenendo una media di 18,4 punti a partita. Andre Drummond ha una percentuale di 82,8% di realizzazioni all’interno del pitturato, 44,6% derivanti da un assist e il 55,4% di realizzazioni create senza “l’aiuto” di un assist, creandosi punti dal palleggio, attaccando uno contro uno nel pitturato avversario. 0% è la percentuale nel tiro da 3 punti, fatto che sta a significare la presenza e soprattutto la dominanza nel pitturato del lungo dei Pistons, che gli permettono di viaggiare con cifre da autentico All-Star.  Belle le statistiche, ma conta vincere e questo Andre l’ha capito lavorando duramente durante l’estate. Ha lavorato con l’intero staff dei Pistons sui fondamentali, sul movimento spalle a canestro (dove nelle scorse stagioni mostrava qualche lacuna), sui tiri liberi e anche sul lavoro fisico-atletico, allenandosi addirittura con i lottatori UFC Forrest Griffin, Joanna Jedrzejczyk e Stefan Struve insieme ai suoi compagni Reggie Jackson e  Kentavious Caldwell-Pope, godendosi poco le vacanze, lavorando duro in palestra.
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Molti si chiedevano se i Pistons fossero in grado di “resistere” alla partenza di Greg Monroe (direzione Bucks), fattore che invece ha spinto Drummond con motivazioni extra a lavorare su se stesso per passare da ottimo giocatore ad all-star. “Ho lavorato per anni e anni per sentirmi leader di questa squadra, e ora è il momento giusto” ha affermato Drummond all’inizio di questa stagione. Ma questa super partenza com’è stata giudicata dagli addetti ai lavori? Kobe Bryant ha affermato che Drummond ha portato il suo gioco ad un livello superiore, mentre Byron Scott, coach dei Lakers, lo paragona a un Moses Malone ma più atletico. Doc Rivers non è da meno, paragonando una vecchia gloria dei Pistons, Dennis Rodman, all’attuale lungo dei Pistons, avendo la stessa agilità e la stessa capacità di andare al ferro dell’ex stella NBA.
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Nonostante sia un giocatore da cifre mostruose, Drummond deve migliorare notevolmente nella fase difensiva, dove fa ancora troppo affidamento sulle sue capacità atletiche, pagando alcune amnesie e errori in fase di posizionamento sia sul suo difensore che soprattutto in fase di aiuto. Se riuscirà a colmare le sue lacune, siamo sicuri che il futuro sarà dalla sua parte, anche perché non ci dimentichiamo che ha 22 anni, essendo nato il 10 agosto 1993. Ora l’importante è far tornare i Pistons in quei Playoff tanto attesi dai tempi di Billups & Co, poi si alzerà l’asticella delle ambizioni, step by step. But don’t forget, the future is now, e il suo è nome è Andre Drummond.

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