#ANEWAGE: Rockets pronti al decollo

#ANEWAGE: Rockets pronti al decollo

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Photo: thehoopdoctors.com

Nell’era dei social network, spesso bastano una parola o una frase brevi e incisive per catturare l’attenzione e lanciare dei segnali forti. Non fa eccezione il sito degli Houston Rockets, che saluta i suoi visitatori con un immancabile hashtag dal sapore trionfale: #ANEWAGE.

In effetti in casa Rockets si respira una nuova aria, una ventata di ottimismo che sembra il preludio ad una nuova era di successi nella città della NASA. Il motivo di questo entusiasmo va ovviamente ricercato nell’approdo di Dwight Howard alla corte di Harden e compagni: dopo una lunga telenovela e centinaia di rumors, Rocketman (nickname nuovo di zecca per la felicità del merchandising texano) ha firmato un contratto da 88 milioni per i prossimi quattro anni.

L’ormai ex-Lakers si iscrive così nella tradizione dei grandi centri a Houston che, in modo più o meno vincente, hanno lasciato un’impronta sulla storia della franchigia: Hayes, Malone, Sampson, Olajuwon, Yao Ming. Il sogno dei tifosi Rockets è che Howard riesca a spingersi oltre i traguardi raggiunti da Malone (a Houston dal 1976 al 1982, due volte MVP della lega) e Yao (una finale di Conference nel 2009 persa in gara 7 dai Lakers futuri campioni NBA), ripercorrendo piuttosto le gesta di The Dream, al secolo Hakeem Olajuwon: insieme a Cassell, Horry, Thorpe e Drexler, il ragazzone proveniente da Lagos, Nigeria, è stato infatti capace di regalare l’anello a Houston per due anni di fila (1994 e 1995), da autentico dominatore dell’NBA anni’90.

Per provare a capire fin dove potranno spingersi i texani, occorre prima di tutto dare un’occhiata al roster. Oltre al già citato nuovo arrivo, la causa dei Rockets può sicuramente contare su due certezze, che rispondono al nome di James Harden e Chandler Parsons.

Il primo, arrivato la scorsa estate da Oklahoma City, ha di fatto raggiunto lo status di “Superstar NBA”: l’uomo ormai universalmente riconosciuto come Il Barba ha disputato una stagione da trascinatore, con poco meno di 26 punti a partita, 5 rimbalzi e sfiorando i 6 assist di media. Harden, a 24 anni ancora da compiere, rappresenta il presente e il futuro della lega, già da oggi pronto a caricarsi sulle spalle le ambizioni di una franchigia e a consacrarsi definitivamente con il suo primo anello.

L’altro, Parsons, ha dimostrato al suo secondo anno in NBA di essere un giocatore completo, il cui identikit combacia con quello del comprimario di lusso in una squadra con ambizioni di titolo. Selezionato da Houston con la 38esima scelta assoluta al Draft del 2011, sembra perfetto per il basket ad alto numero di possessi praticato da Kevin McHale: tiratore da tre punti invidiabile e sempre presente sugli scarichi, ha una certa familiarità con un sistema di gioco che predilige ritmo e tiro, due fattori già presenti nel suo DNA grazie all’esperienza al college in Florida alla corte di coach Billy Donovan.

Alle loro spalle c’è una serie di ricambi più o meno interessanti: dalla guardia-ala veterana Francisco Garcia, ai promettenti giovani Terrence Jones e Motiejunas, ai due rookie tutti da scoprire Canaan e Covington, la sensazione è che la carne al fuoco sia abbondante ma non bene assortita. No, non ce ne siamo dimenticati, nel roster sono presenti altri due tasselli importanti che meritano un’analisi più approfondita: Jeremy Lin e Omer Asik.

Il taiwanese prodigio, diventato oggetto di culto del 2012 NBA grazie al suo improvviso passaggio dall’anonimato alla popolarità nella Grande Mela, ha firmato per i Rockets l’estate scorsa un ricco contratto che gli garantirà 8,3 milioni di $ per le prossime due stagioni.

Tuttavia, è inutile nascondere che questa prima stagione di Lin a Houston sia stata abbastanza deludente, sia da un punto di vista statistico che dal punto di vista tecnico, con un punto di equilibrio ancora da trovare con Harden.
Diverso è il discorso per Asik, sbarcato in Texas anche lui un anno fa, con un contratto pressoché identico a quello di Lin: pur con i suoi limiti tecnici, il turco ha garantito un apporto costante di punti e soprattutto rimbalzi, risultando il quarto centro in questa categoria statistica alle spalle solo di Varejao, lo stesso Howard e Vucevic.

Nonostante queste premesse, il più indiziato ad essere scambiato è proprio il nativo di Bursa: l’investimento economico della dirigenza è stato importante per entrambi ma, con la firma di Howard, lo spot di centro sembra eccessivamente affollato. Date le caratteristiche molto simili dei due lunghi e il gioco frizzante di McHale, difficilmente si potrà ripetere l’esperimento delle Twin Towers (Malone e Sampson) tanto caro ai tifosi Rockets senza correre il rischio che Howard e Asik si calpestino i piedi e si ostacolino a vicenda. D’altro canto il contratto dell’ex-Bulls è eccessivo per un giocatore che si accomoda in panchina e, data la presenza nel ruolo del promettente Motiejunas e soprattutto di Greg Smith, infaticabile colletto blu che ha sorpreso tutti gli addetti ai lavori, allora ecco che una trade di Asik potrebbe essere vantaggiosa sia per il minutaggio del giocatore che per le esigenze dei Rockets, che potrebbero lasciarlo partire per migliorare la profondità del roster.

Ad oggi infatti il reparto ali è abbastanza povero, in quanto manca (Parsons a parte) un giocatore di spessore che possa portare al definitivo salto di qualità: Covington, Garcia, Jones e i due nuovi acquisti Reggie Williams e Omri Casspi sono i nomi che completano il pacchetto di esterni, poca cosa per le ambizioni della franchigia.

Purtroppo però, con le firme di Josh Smith ai Pistons e di Iguodala ai Warriors, il mercato dei free-agent ha perso due dei suoi pezzi più pregiati, i cui nomi sono stati spesso accostati anche ai Rockets, proprio in virtù della necessità dei texani di un maggiore assortimento nel ruolo.

Alla luce di questo roster è molto difficile pronosticare l’esito della prossima stagione di Houston, in quanto le voci di trade riguardanti Asik e Lin si rincorrono e non c’è la certezza assoluta che i 15 giocatori attualmente presenti in rosa rimarranno fino alla fine. 

In ogni caso, se Lin dovesse rimanere riuscendo a completare il suo processo di maturazione cestistica e se dovesse arrivare un’ala di qualità, con o senza il coinvolgimento di Asik in una trade, allora potremmo iniziare a parlare degli Houston Rockets come di una valida contender per il titolo. Se così non fosse, in Texas bisognerà attendere almeno fino alla prossima offseason, nella speranza che inizi effettivamente una nuova era e che si realizzi questo sogno di una notte di mezza estate.

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