Anthony Davis: involuzione o miglioramento?

La pressione, il cambio di allenatore e di stile di gioco e i problemi fisici non hanno permesso ad Anthony Davis di spiccare il volo verso l’olimpo della NBA come ci si aspettava ad inizio stagione.

Ma cosa ti è capitato Anthony? Cosa non ha funzionato in questa stagione? Rialzati, che il basket mondiale ha veramente bisogno del tuo sconfinato talento.
Queste sono solo un paio delle innumerevoli domande che sorgono spontanee guardando la fallimentare stagione di New Orleans e della sua stella Anthony Davis, quel lungo capace di giocarsi il titolo di MVP la scorsa stagione e che, quest’anno ha deluso profondamente tutte le aspettative.

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LA QUESTIONE DELLA PRESSIONE
Aspettative che si basavano sul suo talento smisurato, la crescita poderosa degli ultimi anni dopo un 2012/2013 di ambientamento che gli è costato il Rookie of the Year Award finito (meritatamente) nelle mani di Damian Lillard. Ecco, forse un punto di congiunzione tra queste due stagioni c’è. Infatti, in entrambe, il nostro, si è presentato ai nastri di partenza con molta pressione addosso, nel 2012/2013 era appena arrivato in NBA con la prima chiamata assoluta al Draft dopo aver vinto il titolo NCAA con Kentucky e partiva favorito alla corsa al premio di matricola dell’anno, nel 2015/2016 era attesa la sua definitiva consacrazione.
Potrebbe essere una casualità, ma è già capitato in passato di giocatori che hanno fallito appuntamenti importanti per via della pressione attorno a loro. La NBA non è solamente danaro fumante e luci dei riflettori puntati sui giocatori ed è bene ricordare che quest’ultimi sono solamente dei ragazzi che, come tutti, possono soffrire e non trovarsi a proprio agio in determinati contesti. Certo, la Lega organizza decine di corsi per aiutare i propri giocatori (ovviamente quelli più giovani) a come gestire il proprio denaro, come organizzare la propria vita all’interno di quel mondo, tuttavia non si può sapere al 100% in che modo un ragazzo appena uscito dal college (dove probabilmente era considerato una star o quasi) si ambienterà in un ambiente totalmente atipico come quello NBA.

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STATISTICHE E STILE DI GIOCO
Al di là di questa breve digressione di carattere puramente teorico, le statistiche di Anthony Davis della stagione appena conclusasi non sono per nulla confortanti. I numeri, infatti, ci dicono che AD ha tirato più tiri (sia da due, sia da tre, sia dalla lunetta), ma il numero di punti segnati a partita è sempre lo stesso (24.4), quindi le percentuali si sono abbassate. Tuttavia, la chiave per comprendere la stagione negativa del lungo da Kentucky risiede alla voce rimbalzi offensivi e assist, entrambi mediamente scesi di 0.5.
La chiave sta nel fatto che Alvin Gentry, il coach scelto dai Pelicans per la stagione 2015/2016 al posto di Monty Williams, ha deciso di sviluppare in maniera preponderante il gioco di Anthony Davis facendogli ricevere spesso la palla lontano da canestro e lasciandolo inventare e gestire il gioco di New Orleans. Per questo si spiega l’aumento dei tiri da tre punti tentati e il decremento della percentuale dei punti realizzati nel pitturato (da 49% della scorsa stagione al 44% attuale). È importante notare che, se si guardano le statistiche di tiro di AD di quest’anno e dello scorso anno si nota facilmente che il numero di conclusioni prese entro i due metri dal ferro è diminuito drasticamente (359 tentativi contro i 465 della scorsa stagione), mentre è aumentato il numero di fadeaway in area e soprattutto il numero di tiri da tre (spesso dagli angoli). Coach Gentry ha voluto ampliare il gioco della propria stella, garantendogli una pericolosità disarmante, però ha fallito in parte siccome il numero di assist di Davis è calato e ciò testimonia il fatto che dandogli la palla lontano da canestro e facendogli gestire il gioco dei Pelicans non ha funzionato. Ciò ha certamente inficiato le possibilità di puntare ad un posto Playoff di New Orleans.
Potrebbe anche essere che caricando Davis di eccessive responsabilità sia aumentata anche la pressione attorno a lui e questo si ricollega alla tesi di prima.
Siamo sicuri che Alvin Gentry abbia deciso di far migliorare il gioco di Anthony Davis per fornirgli ancor più frecce alla sua temibile faretra, ma l’esperimento per ora non ha funzionato e ha danneggiato lo stesso lungo di Chicago (leggasi 24 milioni di dollari persi per non essere stato selezionato nei primi 3 quintetti NBA). Tuttavia restiamo fiduciosi sul futuro di questa stella pronta a spiccare il volo. Continuando a lavorare come fatto quest’anno i margini di miglioramento sono ampi, ma il rischio di snaturare il proprio stile di gioco è alto e gli effetti potrebbero essere catastrofici.

 

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