Auguri Ed Steitz, padre del tiro da 3 punti

Auguri Ed Steitz, padre del tiro da 3 punti

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“Bryant, putting the moves on Christie, rebound O’Neal, coming up short..Horry, for the win: YES” “Rebound Bosh, back out to Allen: his three pointer…BANG, tie game with 5 seconds remaning” “Chance addirittura di vittoria per McGrady, che prende il tiro da 3: lo mette, lo mette! Tracy McGrady, il più incredibile finale di sempre” Sicuramente queste tre celeberrime citazioni vi dicono più che qualcosa. E se così non dovesse essere, entriamo nello specifico: la prima è la più datata, appartiene a Marv Albert, e descrive la tripla della vittoria che mise a segno Robert Horry nel finale della clamorosa gara 4 tra Los Angeles Lakers e Sacramento Kings. La seconda è la più recente, e risale alle Finals conclusesi nel giugno scorso, quando Ray Allen mandò gara 6 tra Miami Heat e San Antonio Spurs con un’incredibile bomba dall’angolo. L’ultima è forse la più nota in terra nostrana ed è proprietà di Flavio Tranquillo, risalente agli ultimi 3 dei 13 punti segnati in 35” da Tracy McGrady nel derby texano. Abbiamo scelto 3 delle triple più significative del terzo millennio, ma ce ne sarebbero altre migliaia segnate in tutte le leghe del mondo, dai campionati giovanili alla NBA, passando per i campetti e le palestre scolastiche. Ma se possiamo gioire per un buzzer beater dai 7.25, o 6.75 che siano, dobbiamo ringraziare un uomo: Ed “Doc” Steitz, nato il 6 novembre 1920 in quel di Beacon. Oggi avrebbe dovuto compiere 93 anni. Quello di Steitz non è un nome noto ai più, almeno non ai livelli di altri padri del gioco, come Naismith. Ma ciò che ha dato alla pallacanestro è stato a dir poco fondamentale.
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Possiamo definirlo un Galileo Galilei del basket: stando alle testimonianze di suo figlio Bob, a un certo punto papà Ed iniziò a calcare col gesso una linea che circumnavigava parzialmente l’area dei 3 secondi e quella del tiro libero. Egli credeva che un giorno il gioco si sarebbe evoluto verso una dimensione più esterna, col fine di ottenere quanti più punti facili possibili. Quando iniziò ad allenare i suoi giocatori in funzione di questa ipotetica regola, subì gli scherni dell’italo americano Luigi “Lou” Carnesecca, che la definì una “regola di Topolino”. Steitz sosteneva che nulla fosse sacrosanto e che il basket era un gioco destinato ad evolversi perennemente. Infatti fu protagonista nell’eliminazione della palla a due ogni inizio di quarto, oltre che della reintegrazione delle schiacciate dopo il divieto causato dal dominante Lew Alcindor (al secolo Kareem Abdul Jabbar) e dell’introduzione dei 24 secondi. Ai tempi, si documentò e analizzò attentamente ogni decisione presa, compresa quella riguardante il tiro da 3. Mise insieme i grafici di tiro di migliaia di partite e inviò questionari ai coach dell’intera nazione. Tutto questo molto prima che Internet fosse solo un’idea. Nonostante la paura del cambiamento e l’opposizione di figure importanti come il coach di Louisville Denny Crum, riuscì a ottenere un periodo di sperimentazione nella NCAA, quando correva il 1945. Ben 34 anni dopo il suo sogno diventò realtà e nel 1979 la regola fu introdotta anche nella NBA. Nell’anno della sua morte, il 1990, il tiro da 3 punti era ormai un’istituzione del basket internazionale. E poco prima che passasse a miglior vita, Rick Pitino sentenziò una delle frasi più emblematiche su tale specialità: “Potremmo tirare anche con una percentuale più bassa, ma segnare comunque più punti. È un vero e proprio dono di Dio per noi”.
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Nel basket attuale il pubblico che esulta per il tiro da 3, la retina che si fa abbracciare dolcemente dalla parabola di un tiro scoccato da oltre l’arco, sono parti integranti e irrinunciabili del gioco. Fare pallacanestro senza poter mettere una bomba, ci sembra una pazzia. Lo sembrava anche negli anni ’40. Grazie Ed, auguri da chiunque abbia questo gioco nel sangue.

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