Battaglia tra generazioni Nba. Scontro epocale!

Battaglia tra generazioni Nba. Scontro epocale!

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Fonte web partner: CIUFF.IT

Opinione di dominio pubblico, terminologia che è ormai entrata nel nostro Dna cestistico. Da un pò di tempo, ormai, quando assistiamo a manifestazioni cestistiche intercontinentali, non si parla più di Dream Team, bensì di Team Usa, non più squadra dei sogni, quindi, soltanto la squadra statunitense. In sostanza, è cambiato tutto. I pro americani non sono più imbattibili, dopo le sconfitte avvenute tra 2002 e 2004, ad opera di Argentina, Serbia, Italia e Spagna, adesso sono semplicemente la squadra più forte ai nastri di partenza, non più invincibili, però.

Ma è davvero così? A ben vedere, nel periodo che è costato clamorose sconfitte ed eliminazioni, gli Usa schieravano sì formazioni composta da grandi talenti, spesso anche al top, insieme magari a giocatori di altissimo livello ma non facenti parte dell’elitè Nba, ma spesso erano giocatori che partecipavano alle competizioni per nazionali demotivati e senza allenamento, convinti che bastasse premere un pò sull’acceleratore per portare a casa la vittoria. Beh, questo bastava a quelli del 1992, sicuramente, che ne davano 50 a chiunque, anche perchè gli avversari erano lì pronti a chiedere un autografo piuttosto che a giocare a pallacanestro. La prova la diede la Croazia e a me preme sostenere che già nel 1992, se la Jugoslavia, disgregatasi proprio nel 1991, fosse stata ancora unita, avremmo assistito ad una partita equilibrata quasi fino alla fini. Probabilità di vincere magari nessuna, partita vera però sì, e per più di un tempo di gioco, quello ce lo regalò già la Croazia di Drazen Petrovic, Toni Kukoc e Dino Radja. Fate un pò voi, a questi tre aggiungete gli altri croati Komazec e Vrankovic, con i serbi Divac, Danilovic, Djordjevic, Savic, Paspaly e magari gli allora giovanissimi Rebraca, Bodiroga e il croato Tabak, ce n’è davvero per una partita epocale. Ma non è questo ciò di cui stiamo scrivendo.

Torniamo a noi. L’Urss, infarcita di lituani, tra tutti Sabonis, Kurtinaitis e Marciulionis, fu la prima a distruggere gli universitari americani, la Croazia prima, nel 1992, e la Serbia dopo, nel 1996, furono le prime ad infastidire seriamente il Dream Team. Poi nel 2000 la Lituania di Jakisevicius arrivò ad un tiro dalla vittoria alla semifinale olimpica di Sidney, ma quella era una grande squadra che però già si avviava verso la riqualificazione in Team Usa. Da lì in po anni di buio. Il tutto, in un periodo in cui, fondando il proprio coraggio sull’esempio di slavi e lituani, con la consapevolezza di avere i propri migliori talenti nella Nba, altre nazionali cominciavano a ragionare in termini di ” impossible is nothing “. Il resto è storia, le sconfitte, un pò per demeriti propri, vedi scarso allenamento,  chimica di squadra inesistente, giocatori migliori lasciati a casa, un pò per meriti altrui, vedi grandi imprese dell’Argentina di Ginobili, della Serbia di Bodiroga e, perchè no, degli azzurri di Galanda e Basile in versione “Allen I, ti presento il Pozz”!

Ciò posto, qualcosa è cambiato, adesso gli Usa non hanno una lista di 50 giocatori da cui attingere per vincere i giochi olimpici, non potrebbero più schierare 5 diverse squadre e sperare di vincere e/o dominare con tutte, gli altri sono sempre lì, anche con la squadra migliore se la devono vedere ultimamente con una Spagna che dà sempre filo da torcere e, recentemente, è arrivata fino in fondo priva di Ricky Rubio, infortunato. Detto questo, tralasciando la generazione di mezzo, in crisi nell’era post Jordan, anche perchè ad inizio millennio spesso i migliori non venivano selezionati. Invece, vediamo un pò di mettere a confronto il Dream Team 1992 con il Team Usa 2012, variando qualcosa nei roster originali per far riferimento proprio ai migliori e non soltanto a quelli effettivamente selezionati. C’è da stupirsi, tutto sommato le new entry a confronto col dream team non sfigurano neanche tanto.

Nel 1992 la squadra era composta da due fenomeni che avevano dominato negli anni 80, Magic  e Bird, il nucleo fondamentale dei giocatori nel pieno della maturità, vedi Jordan e tutti gli altri, più un giovane, Laettner. Ai fini della concretezza del presente articolo, togliamo l’allora giovane da Duke, numero 2 del draft, ed inseriamo l’allora indiscusso giovane numero 1 del draft, Shaquille O’Neal, ai tempi super star all’università della Lousiana, già selezionato dagli Orlando Magic. Niente spazio per Akeem Olajuwoon, nigeriano anche se con passaporto statunitense. Vediamoli qui di seguito, uno per uno:

  1. Magic Johnson
  2. Michael Jordan
  3. Scottie Pippen
  4. Charles Barkley
  5. David Robinson
  6. John Stockton
  7. Clyde Drexler
  8. Larry Bird
  9. Karl Malone
  10. Patrick Ewing
  11. Chris Mullin
  12. Shaquille O’Neal

Quanto ad oggi, costruiamo lo stesso genere di squadra, con due giocatori esperti, diciamo Garnett e Bryant, non Duncan perchè lui è caraibico, vale lo stesso discorso del nigeriano Olajuwoon. A loro un nucleo di giocatori nel pieno della carriera, più un giovane, diciamo Kyrie Irving. In pratica, rispetto agli effettivi, fuori Deron Williams, Iguodala, Chandler e Blake Griffin per far posto a Garnett, Dwight Howard, Irving e Wade.

  1. Chris Paul
  2. Kobe Bryant
  3. Kevin Durant
  4. LeBron James
  5. Dwight Howard
  6. Russell Westbrook
  7. Dwyane Wade
  8. James Harden
  9. Carmelo Anthony
  10. Kevin Love
  11. Kyrie Irving
  12. Kevin Garnett

Beh, diciamo che è uno scontro tra titani, e non per forza la nuova generazione dovrebbe essere considerata necessariamente sconfitta. Diciamo la verità, a metà tra queste due generazioni la nazionale statunitense ha vissuto il proprio punto più basso, vuoi per eccesso di sicurezza e mancanza di umiltà, vuoi per i miglioramenti evidenti delle altre nazionali, vuoi perchè in quegli anni, tolti pochissimi talenti veri, la nazionale era infarcita di pochi campioni e tanti giocatori forti ma carenti in leadership ed esperienza, spesso poco allenati nel periodo estivo, vuoi perchè quei pochi talenti veri di cui sopra, spesso, in estate, preferivano andare in vacanza.

Ciò posto, tra il Dream Team e l’attuale Team Usa decidete voi, certo è che, a parere di chi scrive, quelli del 1992 sono stati e saranno sempre ineguagliabili, nessuna squadra mai potrà competere con quel gruppo di giocatori, nessuna! Non si può negare, però, che, che anche i ragazzi d’oggi siano un bel gruppo di talenti. Modi di giocare diversi, modi di interpretare la pallacanestro opposti, comunque grandissimo talento. Sta a me l’analisi, a voi la scelta. Buon divertimento! 

Andrea Di Vita

www.ciuff.it

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