Ben Simmons, il rookie veterano che già domina la lega

Ben Simmons, il rookie veterano che già domina la lega

Al suo primo anno, Ben Simmons ha già conquistato la città dell’amore fraterno… e l’intera NBA.

“È qualcosa di mai visto prima su un campo da basket” – Kevin Durant.

“Ha l’opportunità di diventare più forte di me” – LeBron James.

Raramente abbiamo sentito esprimersi in modo così importante due superstar di livello assoluto come LeBron James e Kevin Durant. Ma avranno sicuramente parlato di una stella già affermata da anni nella lega.

Ah no? Un rookie? Ma veramente?

Esattamente.  Ben Simmons è un rookie che ha stupito tutto e tutti in questo primo anno nella lega dei professionisti, anche colleghi ben più affermati.

Ma un giocatore che riceve tali elogi, sicuramente tirerà con grandi percentuali da 3 punti, perché nel basket moderno è indispensabile.

Assolutamente no. 0% da 3 punti in stagione, nessuna tripla realizzata e al massimo 5/6 tentativi dal campo in stagione. Anzi, aggiungiamo un tutt’altro che entusiasmante 56% dalla linea del tiro libero. 

Ben Simmons ha dato l’impressione di poter controllare, e a tratti, dominare il gioco senza aver il bisogno di un discreto tiro dalla lunga distanza. Tutto questo è possibile grazie ad un fisico di 208 cm per 109 kg impiegato nel ruolo di point-guard. Una grande capacità di andare a rimbalzo, di distribuire assist, di trovare la via dal canestro, insomma come spesso capita per i grandi giocatori, una grande intelligenza cestistica.

Ma chi è Ben Simmons?

Ben, figlio di di Dave Simmons anche lui professionista in Australia, cresce tra Montverde Academy High School e Australia, dove già impressiona nei suoi primi anni. Nella stagione 2013-14 viaggia a 18,5 punti e 9,8 rimbalzi di media, con tanto di premio di MVP nella finale dell’Oak Hill Academy al Madison Square Garden. L’anno successivo si migliora, vincendo il suo terzo campionato studentesco consecutivo (con ennesimo premio di MVP), con 28 punti, 11,9 rimbalzi, 4 assist e 2,6 rubate di media a partita tirando con il 70% dal campo e registrando ben 24 doppie doppie in stagione. Tutto questo gli assicura lo sbarco in NCAA alla LSU, Louisiana State University. Nella sua stagione al college, continua a viaggiare a doppie doppie di media, impressionando gli addetti al lavoro.

Magic Johnson disse di lui: “E’ il miglior giovane che abbia mai visto dopo LeBron James”. L’anno successivo, come ci si poteva ampiamente immaginare, viene scelto come prima scelta al Draft NBA dai Philadelphia 76ers.

Qui gioca un’ottima preseason, che viene però rovinata da un brutto infortunio. Simmons si frattura il quinto metatarso del piede destro, ed è quindi fuori per tutta la stagione prima ancora di iniziarla.

Ma questo infortunio forse non è stato solo un fattore negativo per Ben Simmons. L’australiano, nella scorsa stagione, ha avuto modo di lavorare molto sui fondamentali e sui dettagli. Ha avuto un importante crescita tecnica e sopratutto fisica, il tutto non perdendo la sua grande abilità di correre da una parte all’altra del campo. Coach Brett Brown ha avuto il tempo e il modo di studiare la giusta collocazione da dare a Simmons, decidendo così (anche grazie all’infortunio di Markelle Fultz) di lanciare un Ben Simmons versione Magic Johnson, ovvero un “playmaker” di quasi 210 cm e 110 kg in grado di dirigere le operazioni in campo dei Sixers e di premere sull’acceleratore quando lo si reputi necessario.

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Occhio, Ben Simmons non è Magic Johnson e nemmeno LeBron James, ma in un certo caso ha ripetuto quanto successo con i due mostri sacri della pallacanestro d’oltre oceano. Si perché è avvenuto un dominio fisico, applicato al gioco che prima d’oggi era avvenuto solo in questi due casi. Simmons sembra avere la capacità di interpretare qualsiasi ruolo in campo, con un’estrema intelligenza tattica, che in questi anni si era visto solo nel prescelto.

Come può un rookie dominare la lega, senza avere un ottimo tiro, fondamentale in questa pallacanestro moderna?

Simmons ha stravolto, rivoluzionato, “distrutto” il concetto della NBA moderna in cui si vive – sopravvive – di tiro da 3 punti.

La naturalezza con cui ha registrato alcune triple doppie in stagione, è la risposta alla precedente domanda. Simmons trova sempre la giusta spaziatura, individuando il punto debole della difesa  avversaria. Il suo difensore è più piccolo? Si va a creare dal post. Il difensore è più grande? Lo attacca in palleggio fino ad arrivare al ferro. Il fisico di un lungo e la testa di un piccolo, è questo il grande vantaggio di Simmons e la grande difficoltà delle difese avversarie nel trovare un giocatore in grado di marcarlo adeguatamente.

Riportiamo alcuni esempi pratici.

L’11 novembre va in scena la sfida tra Philadelphia 76ers e Golden State Warriors. Una partita bellissima, con una grande partenza dei padroni di casa e un super secondo tempo dei campioni in carica. Stephen Curry contro Ben Simmons è stato uno spettacolo, nel vero senso della parola. Steph ha registrato 35 punti, ma dall’altra parte Ben Simmons ha risposto con 23 punti (11 su 15 dal campo) 12 assist e 8 rimbalzi, sfiorando la tripla doppia per pochissimo. Da dove ha preso i suoi tiri Simmons?

Simmons vs Warriors

Il 18 novembre contro i Chicago Bulls, Simmons ha registrato la sua quarta tripla doppia in carriera (quarta!). L’australiano ha segnato 19 punti con 12 rimbalzi e 10 assist. Ma come sono stati segnati questi 19 punti?

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Quando un’immagine vale più di mille parole. Tutti all’interno dell’area piccola, con nessun tentativo da 3 punti, e fuori dal pitturato.

Queste prestazioni hanno fatto reclamare a parecchi fans, e non solo, la chiamata del rookie australiano all’All Star Game. Chiamata che (in un primo momento, perché c’è da sostituire lo sfortunato Kristaps Porzingis ancora) non è arrivata in favore di Goran Dragic dei Miami Heat. Dite che Ben se la sia legata al dito?

Il 24 gennaio, poco dopo l’annuncio dello sloveno all’All Star Game, Simmons ha fatto registrare una tripla doppia (la quinta in stagione) da 19 punti, 17 rimbalzi e 14 assist. La particolarità? Ben Simmons era in tripla doppia già dopo 21 minuti e 52 secondi, praticamente all’intervallo, e secondo, per rapidità, solo ad un certo Larry Bird.

A queste statistiche si aggiungono una difesa costante sull’avversario più pericoloso. Le quasi 2 rubate di media a partita sono solo un plus al lavoro difensivo costantemente applicato dal rookie da LSU.

La verticalità e la versatilità mostrata nella parte offensiva del campo, è visibile anche nella parte difensiva. Le lunghe leve e l’intelligenza cestistica hanno permesso al Rookie di marcare sia Stephen Curry, Russell Westbrook che Brandon Ingram, giocatori completamente diversi tra loro.

Ben Simmons è forte quanto LeBron James o Magic Johnson? No, assolutamente no, al momento. Quando dimostrerà di avere un tiro temibile e rispettabile dai 4/5 metri e in particolare da 3 punti, lì si che diventerà una vera superstar NBA. Crescere al fianco di un big man come Joel Embiid può solo che fargli bene, sia a lui che ai Sixers (le statistiche con i due in campo o non, sono completamente differenti..).

Ben Simmons, come Giannis Antetokounmpo e/o Kristaps Porzingis, rappresenta un’evoluzione del gioco che mai si era vista prima d’ora in un parquet NBA. La rivoluzione di questi giocatori (nessuno americano!) è un’ennesima rivoluzione del gioco dopo la venuta e la consacrazione dei Golden State Warriors. Nessuno prima di loro poteva immaginare che un gioco corri e tira si potesse rivelare anche vincente. Stephen Curry e compagni hanno smentito tutto e tutti.

Questa stagione ha visto dominare il gioco di due giocatori che non hanno il tiro da 3 punti, ovvero Simmons e Antetokounmpo. Il gioco cambia e si evolve ogni giorno, costantemente.

Prima abbiamo detto che Simmons non è come LeBron, oggi. Perché questa precisazione? Perché quando Ben Simmons (e anche Giannis) si costruirà un tiro pericoloso e rispettato dalle difese sarà una vera e propria superstar degna di essere paragonata al prescelto e simili. A Philadelphia dicono spesso una frase di un suo compagno di squadra: “Trust The Process”. Che il buon Embiid abbia ragione e il “process” ci porterà una nuova superstar?

Beh, forse già ce l’abbiamo, Trust us, Trust the Process.

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