Boston Celtics: il punto a cavallo tra 2015 e 2016

Boston Celtics: il punto a cavallo tra 2015 e 2016

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  Capodanno sull’altalena per i Boston Celtics, che arrivano alla fine del 2015 ai margini della zona playoff della Eastern Conference rispettando comunque le previsioni della vigilia. Ritenuta dagli addetti ai lavori un dark horse, la squadra di Brad Stevens è partita in questa stagione cercando di ripetere il buon risultato dell’anno scorso, dove in pochi avevano scommesso sui biancoverdi ai playoff. L’innesto nel roster di un centro vero come Amir Johnson, la presenza di un’ala forte in cerca di riscatto come Davide Lee e un nucleo di giovani guardie in grande ascesa, ponevano i Celtics tra il lotto di squadre pronte a recitare il ruolo di sorpresa.
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E Boston si affaccia al 2016 dopo la sconfitta in casa contro i Lakers, che oltre ad aver interrotto la striscia positiva salirà alla ribalta per il tributo che il Garden ha riservato al “nemico” storico Kobe Bryant all’ultima apparizione sul parquet del Massachusetts, tenendo a vista d’occhio una poltrona nel tabellone della post-season. La stagione dei Celtics è partita sotto il segno di Isaiah Thomas rivelatosi arma vincente in più di una occasione e spesso uscendo dalla panchina. Il piccolo grande uomo di Tacoma è l’elemento che si avvicina di più all’essere una vera star all’interno del roster di Stevens. Determinazione e volontà, senza mollare mai come ad esempio nella partita vinta contro Atlanta di metà novembre, dove non riusciva a sbloccarsi nel tiro da fuori e allora ha deciso di attaccare il ferro a testa bassa riprendendo fiducia; alla fine sono arrivate anche due triple decisive ai fini del risultato. Un vincente, che festeggia il Capodanno con una media che sfiora i 21 punti segnati dopo averne realizzati 30 il 25 novembre contro Philadelphia fino al suo season high da 38 nella sconfitta a Detroit del 16 dicembre.
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Un giocatore rivelatosi fondamentale per gli equilibri dei celtici è Jae Crowder, uno dei leader della lega per palle recuperate e ormai entrato nei cuori dei tifosi del Garden. Un ottimo inizio di stagione, un calo a novembre e la chiusura di anno col botto con i 24 punti segnati nella sconfitta di Atlanta, la doppia doppia contro Minnesota e i 19 realizzati nella vincente trasferta sul campo degli Hornets. Avery Bradley ha saltato un paio di partite dell’inizio per un problema a una gamba e ha faticato a trovare continuità. Come un diesel si è poi assestato sui livelli a lui congeniali e viaggia a una media leggermente superiore ai 15 punti rivestendo anche i panni di sesto uomo di lusso per coach Stevens. Difficoltà per Marcus Smart, soprattutto per problemi di natura fisica. Un fastidio a un piede gli ha fatto saltare tre delle prime 10 gare, poi un guaio al ginocchio lo ha bloccato dal 20 novembre tenendolo ai box fino al rientro nella gara dopo Natale al Garden contro New York. Sul pieno recupero del ventunenne di Dallas poggiano gran parte delle speranze dei Celtics. Inizio di cammino non secondo le aspettative per Jared Sullinger, ma le cifre del centro di Stevens sono in notevole crescita con media vicine alla doppia doppia (9.7 + 9.4 alla fine del 2015) e anche l’atteggiamento mostrato sembra diverso rispetto a quello delle prime partite.
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Amir Johnson si è guadagnato la fiducia del coach ed entra stabilmente in quintetto a dispetto di cifre non super, ma supportato da una positività in fatto di atletismo e grande impegno su entrambi i lati del campo. Kelly Olynyk sta completando la sua mutazione in attaccante puro capace di farsi apprezzare anche in movenze inaspettate quanto efficaci. Non chiedetegli però di difendere, anche coach Stevens lo ha capito. La delusione di questa prima parte di stagione arriva probabilmente da David Lee. Partito in quintetto nelle prime partite, Stevens lo ha messo poi in panchina riducendo il suo impiego e l’ex Warriors sembra non voler graffiare il campo per riconquistarsi posto e fiducia. Poco più di 7 punti di media e 4 rimbalzi a serata per il fresco campione NBA. Da lui è lecito e logico attendersi di più. Con quelli di Lee ci sono poi da risolvere i problemi di Tyler Zeller, finito anche lui in fondo alle rotazioni del coach dell’Indiana. Pure lui titolare all’inizio e poi con un minutaggio inferiore ai 10 minuti di media nell’ultimo periodo. Spostato quest’anno nel ruolo di all-around, Evan Turner è alle prese con un rendimento incostante alternando momenti bui ad altri dove è in grado di mettere in mostra scampoli del suo grande talento.  
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  Il futuro di Boston passa ora dal recupero di Smart e da chi dovrà lasciargli spazio nelle gerarchie degli esterni. Da risolvere gli enigmi di Lee e Zeller, con i lunghi da coinvolgere maggiormente. Il lavoro a coach Stevens non manca. Il 2016 è iniziato con una sconfitta in casa contro i Nets e con la pronta rivincita conquistata in quel di Brooklyn.

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