Brooklyn Nets, la grande incognita

Brooklyn Nets, la grande incognita

Photo: snynets.com
Il basket estivo, fatto di chiacchiere, è una cosa, il basket giocato è un’altra e quindi solo il campo potrà darci ragione o torto ma siccome siamo qui, a bocce ferme, divertiamoci ad entrare in casa dei Brooklyn Nets e proviamo a fargli un po’ le carte per vedere se il clamore suscitato da un mercato esplosivo sarà seguito da risultati oppure se rimarrà un mercato da prima pagina ma poco centrato in funzione appunto del risultato. I grandi colpi estivi di Garnett – Pierce – Terry – Kirilenko – Andersen – Teletovic ecc. (solo per dirne alcuni) hanno certamente rinforzato clamorosamente il potenziale della rosa, ma è bene vederli non solo in valore assoluto ma anche nel contesto in cui vanno ad inserirsi ed è proprio qui che nascono le maggiori perplessità. Partiamo da un presumibile quintetto base: Deron Williams – Joe Johnson – Paul Pierce – Kevin Garnett – Brook Lopez, dietro i quali i principali uomini di rotazioni sarebbero Terry (per 1 e 2), Andersen (per 2-3) e Kirilenko (per i lunghi), più minuti possibili per Teletovic. Questa è chiaramente, vista anche l’età avanzata dei principali innesti, una squadra dichiaratamente fatta per vincere subito ed allora valutiamola come tale, come squadra che ha e deve avere l’obiettivo di vincere subito (o al massimo in 2 anni) altrimenti si parlerebbe di fallimento. La valutazione, in estrema sintesi, è negativa o quantomeno possiamo dire che questa rosa lascia molte perplessità che di seguito proverò ad elencare:
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1) REPARTO LUNGHI: la convivenza tra Garnett e Lopez è un’enorme incognita che pesa sul destino di questa squadra e tanto più perché va in assoluta controtendenza col basket che va per la maggiore adesso e che sta pagando a tutti i livelli. Il basket d’oggi parla, estremizzando, di 4 esterni ed 1 lungo e se ne ha ormai palese dimostrazione: le squadre schierano spesso un numero 4 rapido, dinamico e tecnico con le capacità di aprire il campo anche con tiro da fuori ed accentrano il gioco interno in un solo “Big Man” ma sempre più spesso addirittura va a giocare 4 un finto lungo, spesso un esterno (un numero 3), con doti fisiche sufficienti a poter contenere (con l’aiuto tattico della squadra) il 4 avversario ma aver poi la possibilità dall’altra parte del campo di fare il bello ed il cattivo tempo contro il diretto avversario. In questi casi il campo ha dimostrato che ad adeguarsi è sempre la squadra che giocava con due lunghi e che deve abbassare il quintetto non potendo trovare rimedi difensivi, è infatti molto più semplice contenere un lungo con un esterno (ed una buona difesa di squadra) di quanto per un lungo sia possibile contenere un esterno. Gli esempi degli ultimi anni sono innumerevoli: Miami vince e rende al top con James ormai da 4 fisso, OKC inizia sempre la partita a 2 lunghi ma i momenti chiave li gioca SEMPRE con Durant da 4 (e si può quindi dire che quello sia il loro quintetto migliore dal momento che viene schierato nell’ultimo quarto), San Antonio, nelle scorse Finals, ne è l’ennesimo esempio infatti partiva sempre a due lunghi (Duncan-Splitter) salvo poi doversi adeguare all’avversario giocando a lunghissimi tratti con Leonard da 4. Le squadre che ormai sposano l’assetto a 2 lunghi sono poche e dal destino spesso non fortunato e la finale olimpica ne è stato un esempio infatti la Spagna non è riuscita ad imporre la forza della coppia Gasol inquanto dall’altra parte, per lunghissimi momenti, Team USA giocava addirittura a 5 esterni (con James e Durant) ed alla fine gli iberici non sono riusciti a imporre la loro stazza ed hanno anzi subito la duttilità offensiva degli americani; in NBA poi ci hanno provato i Lakers (Gasol-Howard), Memphis (Gasol-Randolph), i Clippers (Jordan-Griffin) e tutte senza particolare successo appunto. E’ evidente che potrete obiettare che Garnett ha quasi sempre giocato da 4 ma è altrettanto vero che KG giocava da 4 ad una età ben diversa da quella attuale e soprattutto in un tipo di basket ben diverso da quello che va ora per la maggiore ed anche ai Celtics, nel recente passato, ha dimostrato di fare assolutamente meglio nei minuti in cui era schierato da unico lungo (cosa che anche difensivamente gli risulta più semplice e meno dispendiosa) di quanto abbia fatto nei rari minuti in cui era affiancato ad un 5 di ruolo.
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2) POCA DUTTILITA’ DEI 3: qui mi collego al punto precedente e per risolvere tale dilemma ci vorrebbe un 3 con capacità fisiche per andare a giocare 4 nei momenti decisivi e questo difficilmente è Pierce perché non ne ha le caratteristiche e comunque adattare un 3 da ala grande in questa squadra vorrebbe dire panchinare sempre uno tra Garnett e Lopez (scelta molto difficile e pesante visto il valore dei giocatori). L’unico vero giocatore 3-4 del roster potrebbe essere Kirilenko ed ecco che una soluzione praticabile potrebbe essere quella di partire con Kirilenko – Lopez e tenere Garnett dalla panca per andare a ruotare sia il 4 che il 5 e cosi centellinare a KG anche il minutaggio nei primi 3 quarti e poi valutare di partita in partita chi merita l’ultimo quarto…insomma , e poi si torna sempre li, ridurre al minimo i minuti in coppia di Lopez-Garnett
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3) PLAYMAKER: “ok non sono un tifoso di Deron Williams” (come direbbe il buon Dan Peterson) ma cerchiamo di essere obiettivi. E’ legittimo nutrire molte perplessità su questo giocatore come playmaker (molto meglio come guardia), Williams è giocatore che necessita di troppi tiri e di avere troppo la palla in mano e questo per un giocatore che ne dovrebbe coinvolgere altri non è mai il massimo ed in più, aspetto molto più grave, non è giocatore da cambi di ritmo..troppo mono-velocità. E dietro di lui, aimé, altri playmaker affidabili non se ne vedono.
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4) GERARCHIE: e qui l’ultimo, ma non ultimo, dilemma: come si formeranno le gerarchie per coinvolgere/accontentare tutti? Chi si prenderà i tiri decisivi?: Johnson e Pierce per esempio sono entrambi giocatori che spesso e volentieri imbucano quando conta ma lo stesso Williams non è uno che si tira indietro… Saranno questi giocatori disposti a rinunciare a qualche statistica personale per il fine supremo di mettersi al dito il primo (o per alcuni il secondo) anello? Dubbi, tanti dubbi. Spero di aver sviscerato al meglio alcune delle mie principali perplessità e considerazioni che sorgono spontanee analizzando il roster dei Nets ed ecco perché, pur riconoscendone il potenziale enorme, dovendosi sbilanciare adesso sarebbe un no… non raggiungeranno l’obiettivo ed anzi potrebbero essere una delle delusioni della stagione (e qui non dimentichiamo la storia recente dei Lakers presenta molte analogie…). Al campo il compito di dare ragione o smentire questo pronostico estivo ma senza dimenticare che le variabili che possono fare girare, in bene o in male, una stagione sono tantissime e non ultima le capacità di colui che siede in panchina… in questo caso Jason Kidd… un esordiente… la variante più indecifrabile ad oggi. Ed allora tanti auguri e buon divertimento!

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