Brooklyn per uno, Brooklyn per tutti

Brooklyn per uno, Brooklyn per tutti

“Spread love it’s the Brooklyn way”: un viaggio all’interno del Barclays Center

Commenta per primo!

“Spread love it’s the Brooklyn way”  The Notorious B.I.G.

PREMESSA: Il binomio primo giorno dell’anno e temperatura di tredici gradi sotto lo zero farebbe desistere chiunque dall’alzarsi dal divano. Farebbe appunto, perché se sei di Brooklyn e tifi Nets hai un solo appuntamento in testa, ossia la sfida contro gli Orlando Magic in programma per le 19:30. Arriviamo al Barclays Center con due ore di anticipo, il palazzetto è completamente vuoto e in campo c’è solo qualche addetto alla sicurezza e i fotografi dei Nets, impegnati a paparazzare Cullen Jones e Elizabeth Beisel, due atleti olimpici americani che assisteranno alla partita dalla prima fila.

IMG_0725

LA MODESTIA: Curiosando in giro si capisce subito che il buon Prochorov (proprietario dei Nets) ha investito parecchi soldi sul palazzetto, che è il più recente della Lega. Ogni postazione per i giornalisti è fornita di computer con ogni statistica aggiornata in tempo reale. Gli spazi sono talmente grandi che è necessario un ascensore per girarli dal primo all’ultimo piano, ma una cosa è presente in tutti i corridoi, l’odore dei pop-corn che sgorgano inesorabilmente da qualsiasi angolo. Ci sono poi i negozi per il merchandise, che probabilmente da soli riempirebbero un qualsiasi outlet italiano. L’unico posto in cui la coda è davvero poca è Coal Oven, ma dando uno sguardo alla pizza si spiega subito il perché: è peggio della trade fatta dai Nets con i Celtics nel 2013.

Il tempo passa, è il momento del riscaldamento. Ad un certo punto una potentissima folata di vento colpisce gli spalti, tutti si girano per capire se ci sia un uragano ma in realtà è solamente Elfrid Payton che entra in campo con il suo sobrio ciuffo. In sottofondo, neanche a dirlo, Humble di Kendrick Lamar accompagna la sua entrata.

LA SORPRESA: Prima di prendere posto nella nostra comoda location, ci presentiamo nella media room per prendere il foglio con il roster iniziale. La scena che si presenta davanti ai nostri occhi è incredibile, i giornalisti sono tutti seduti tra i vari tavoli, circondati da televisioni giganti che proiettano concerti e partite di football. Ma non è tutto, un enorme buffet è disponibile gratuitamente per ogni reporter e c’è veramente di tutto, dalla verdura al dessert. Per quanto riguarda la qualità, diciamo che Prochorov non ha preso i prodotti da un McDonald’s qualsiasi.

IMG_0750

Seduto al tavolo assieme a noi c’è anche Kevin Tiller, specialista nello sviluppo dei giocatori degli Orlando Magic. Ci avviciniamo con un classico “What’s up bro” e ne nasce una bella chiacchierata in cui ci racconta che per lui tutto questo è un modo di fare festa, perché l’NBA riesce a portare sugli spalti famiglie e amici che sono prima di tutto parte dello stesso popolo e poi tifosi di una squadra in particolare. La media room per loro non rappresenta solo un luogo in cui si leggono mere statistiche, bensì un’occasione per socializzare fra colleghi. Insomma, diciamo che sono leggermente più avanti.

IMG_0772LA PARTITA: Inizia la partita, alla fine la nostra postazione è di fianco ad un sobrio spazio per vip che si chiama Honda. Il match non interessa minimante ai clienti di questo club, che passano il loro tempo seduti su delle comode poltrone mentre sorseggiano un Long Island. Come si può biasimarli? Per le persone mondane la sfida si rivela più entusiasmante di quanto si pensasse, visto che entrambe le squadre sono relegate nei bassi fondi della Eastern Conference. I primi due quarti sono spettacolo puro sia in campo, dove Aaron Gordon schiaccia anche l’aria che respiriamo, ma soprattutto sugli spalti dove tra Dance Cam e lanci di magliette durante i time-out il protagonista principale è sempre e solo il pubblico. A proposito, a vedere la partita ci sono giusto 16 mila 164 spettatori, meno male che faceva freddo fuori. Non saremmo negli Stati Uniti se non ci fosse almeno un momento in stile hollywoodiano, così eccoci presto accontentati. Durante l’intervallo calca il parquet del Barclays Center il veterano di guerra Lawton Corbett, visibilmente emozionato. Il pubblico si stringe attorno a lui con un applauso interminabile mentre lo speaker urla il suo nome ripetutamente.

Si torna in campo, i Nets si portano in vantaggio dopo un primo tempo passato perennemente ad inseguire, gli spettatori capiscono il momento positivo e si esibiscono in una Ola continua urlando all’unisono “Brooklyn, Brooklyn”. A questo aggiungeteci Juicy di Notorious B.I.G. in sottofondo durante il time-out chiamato da coach Vogel con 5:24 da giocare, non male eh? Si decide tutto all’ultimo quarto, la difesa dei Nets sale d’intensità e le urla “Defense, Defense” caricano ancora di più i giocatori. LeVert segna con il fallo ma l’azione seguente Payton lo imita, si entra nell’ultimo minuto di partita con il punteggio fermo sul 95 pari.  Carroll va in lunetta e fa 1/2, dall’altro lato Fournier sbaglia e Crabbe stabilisce ai liberi un possesso pieno di vantaggio per i Nets. Vogel chiama time-out, ma un’ottima difesa di Brooklyn vanifica il potenziale Buzzer Beater dei Magic. Finisce 98-95 per i Nets, il Barclays Center esplode letteralmente di gioia. Il migliore in campo è Caris Levert, autore di 15 punti, 5 assist e 8 rimbalzi.

IMG_0806D’ANGELO MA CHE COMBINI? Si entra nel post partita, i corridoi che portano alla zona stampa sono lunghi, stretti e tappezzati di foto raffiguranti i concerti più epici (sì, diciamo che Jay Z è presente in più di qualche foto). Le locker rooms sono chiuse, ma in quella dei Magic si può sentire Frank Vogel non contento di come i suoi hanno gestito la gara, gettando un buon vantaggio in doppia cifra (10 pt). Nella sala stampa arriva invece Coach Atkinson, visibilmente soddisfatto della vittoria dei suoi, specie perché conquistata nella seconda metà di gara di un back-to-back. La difesa dei suoi giocatori gli è piaciuta, specie su Aaron Gordon, meno invece la fase offensiva dove c’è tanto da migliorare. Durante la conferenza, con gran stupore di tutti, si presenta un tamarrissimo ed infortunato D’Angelo Russell. “Do you want to ask me something?” Gli chiede Atkison scambiandolo ironicamente per un giornalista e suscitando le risate dei reporter presenti in sala.

CALA IL SIPARIO: Uscendo dal palazzetto vediamo Marreese Speights, con uno stato di forma fisico sempre più simile a quello di Poldo in braccio di ferro, mandare beatamente a quel paese un giornalista che gli stava chiedendo un commento sulla partita in presenza di sua moglie, come si suol dire: non svegliare il Marreese che dorme. In quel momento esce anche D’Angelo Russell, sta parlando con dei suoi amici e sembra molto divertito, stranamente ha il telefono in mano. Nick Young può stare tranquillo, Snapchat non arriva a coprire i quasi cinquemila km di distanza che separano San Francisco da New York.

Ps Probabilmente vi state chiedendo se ci fosse anche Okafor. La risposta è sì, è ancora vivo e ieri sera ha ritirato il premio “Most Benchable Player” battendo in volata proprio il suo compagno di squadra e panchina D’Angelo Russell.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy