Buon compleanno Kobe: i 5 momenti top nella carriera del “Black Mamba”

Buon compleanno Kobe: i 5 momenti top nella carriera del “Black Mamba”

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23 agosto 1978: esattamente 35 anni fa a Philadelphia nasceva Kobe Bryant, il piccolo primogenito di Joe “Jellybean”, visto in Italia con Pistoia, Reggio Calabria, Rieti e Reggio Emilia, e Pam Bryant. Nessuno avrebbe nemmeno lontanamente immaginato che quel neonato, decimo uomo in Under 13 alle Cantine Riunite Reggio Emilia, sarebbe diventato il più forte giocatore in attività. Andiamo allora a ripercorrere 5 grandi momenti che hanno segnato la carriera di una leggenda

5 – “Jordan who?” Fu probabilmente questo il momento in cui si iniziarono a generare gli infiniti paragoni tra Bryant e Jordan. Il 28 marzo del 2003 un giovane “Black Mamba” morse il 39enne His Airness: l’allora numero 8 dei Lakers segnò 55 punti in faccia al più grande di sempre, tirando 15/29 dal campo. MJ non mise a referto nemmeno la metà dei punti di Kobe. Un match che Jordan vorrebbe dimenticare. Una prestazione che Bryant ricorderà per sempre.  4 – “At the Lakers we know how to play the game” Usiamo le parole di un famoso rap di Shaquille O’Neal contro Vlade Divac proprio per celebrare il quinto titolo di Kobe, quello con cui superò l’amico-nemico O’Neal. “The big Aristotele” lasciò Los Angeles dopo 3 titoli consecutivi, dopo i quali i gialloviola non portarono a casa l’anello per 5 anni. O’Neal non esitò a dire che Bryant non sapesse vincere senza il suo appoggio. Nel 2010 “The Black Mamba” divenne il miglior marcatore nella storia dei Lakers e vinse il suo quinto titolo, superando Shaq, in un’incredibile gara 7 contro i rivali storici dei Boston Celtics. Portando a casa anche il secondo “Bill Russel NBA Finals MVP Award”. Insomma, cosa vuoi di più dalla vita?    3 – “We are golden” Dopo la figuraccia rimediata ad Atene 2004, dove Team USA fu sconfitto prima dall’Italia nel pre-Olimpico e poi dall’Argentina in semifinale, il movimento cestistico statunitense aveva bisogno di dare al mondo un segnale forte in quel di Pechino. Campioni come Bryant, Howard, Wade e James sbarcarono in Cina con la Nazionale. Ma fu una persona ad evitare alla squadra di cadere nel baratro. Quando la Spagna aveva in mano la palla del sorpasso a 9′ dalla fine in finale, Kobe iniziò un vero e proprio show: 11 punti, 2 assist e 1 stoppata in 4′ minuti da alieno, culminati in una tripla con la quale zittì le critiche del mondo intero con un gesto piuttosto eloquente. Campione olimpico.    2 – “I can make it anywhere, yeah they love me everywhere” canta Jay-Z in quella che è forse la più celebre canzone che omaggia la “Big Apple”. E rispecchia in pieno ciò che successe al Madison Square Garden il 2 febbraio 2009: “posso farlo dovunque, sì, mi amano ovunque” sembrano parole che si adattano a pennello a Kobe Bryant. Infatti il Black Mamba mise a referto la più grande prestazione cestistica nella storia di New York City: 61 punti. Quel giorno il gioco cambiò, ci fu quasi un passaggio di consegne tra NYC e Los Angeles, la città di Bryant, vero re del basket. Il MSG non fu la più celebre e affascinante arena del mondo, ma solo il teatro dove andò in atto un vero e proprio one-man-show. E alla fine il pubblico si alzò, gridando “MVP! MVP! MVP!”. Nulla da aggiungere.  1 – “Hey I made it, I’m world’s greatest” Come se ci fosse ancora bisogno di dimostrarlo, Kobe fa vedere al mondo intero ancora una volta di essere  il più grande giocatore in attività e decide di spostare il Natale di quasi un mese. Riesce infatti a rendere un anonimo 22 gennaio 2006 una data da ricordare e festeggiare ogni anno per tutti gli appassionati di basket. In una normalissima partita di regular season, Lakers-Raptors, va in scena la più dominante prestazione mai ripresa da una telecamera in qualsiasi sport. Nei primi 24′ segno “solo” 26 punti e i gialloviola sembravano destinati a una sconfitta. Poi nel secondo tempo si accese, mettendo a referto 56 punti. Alla fine saranno 81 su 122 della sua squadra, con tutto il pubblico nel palazzo fino al 48′, una cosa che a Los Angeles non succede quasi mai. Non una notte, la notte. Per fortuna abbiamo testimonianze video, altrimenti a questa storia non ci avrebbe mai creduto nessuno.

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