Cacciatori di Anelli – La preview delle NBA Finals 2015

Cacciatori di Anelli – La preview delle NBA Finals 2015

thestar.com

 

“Gli americani sopperiscono alla mancanza di una propria epica con lo sport e con il cinema”

 

Parola di Jorge Luis Borges, in una delle sue più celebri citazioni.

È necessario prestare attenzione alle parole citate poco fa per accettare gli sport americani nella loro forma più naturale. Non per la loro diversità strutturale rispetto agli sport europei, ma per il loro modo di viverlo.

In tutte le altre parti del mondo, lo sport è un gioco; negli Stati Uniti d’America lo sport è storia.

Ogni giocatore scende in campo cercando di diventare un’icona culturale della propria nazione, e badate bene, non solo sportiva.

Chiedendo a un bambino europeo di nominare un eroe, ci risponderà Ercole.

Girando la stessa domanda a un bambino americano, ci risponderà Babe Ruth.

The Babe, il bambino, non un eroe greco, né un dio latino, bensì il mitico battitore degli Yankees del ’27, la squadra sportiva più forte di sempre.

 

Sono fatti così, gli americani. Lo sport va vissuto come un infinito poema, dove ogni stagione rappresenta un canto e ogni epilogo non è altro che il preludio al prossimo incipit.

 

Le Finals NBA di quest’anno metteranno uno fronte all’altra le migliori fazioni auspicabili.

Da una parte, quelli tosti, giovani e freschi, il nuovo che avanza.

Dall’altra, quelli che hanno saputo diventare squadra col tempo, che si sono rimboccati le maniche per creare una chimica tale da poterli accompagnare fino all’ultimo atto.

Due flotte guidate dai due migliori ammiragli della Lega.

 

Il favore del pronostico soffia in favore degli Warriors: più squadra, più organizzati, più sicuri di poter vincere. Non a caso, il record dice 67 vittorie e 15 sconfitte, a solo 5 W dai Bulls di Michael Jordan nella miglior regular season mai giocata. Steph Curry è solo la punta del diamante di una squadra tra le migliori mai assemblate.

Su ritmi standard come quelli della stagione regolare possono battere tutti, ed è su quei ritmi che cercheranno di portare gli incontri, sperando nel consueto momento caldo dei due piccoli per mettere in freezer la partita.

 

Cleveland possiede il miglior pilota possibile per farsi strada lungo le ultime gare di stagione, LeBron James.

Nonostante la presenza del miglior giocatore degli ultimi 10 anni, la squadra di David Blatt resta ancorata a due incognite non da poco. La prima riguarda la condizione fisica di Kyrie Irving, acciaccato lungo tutti i playoffs. Dopo aver saltato gara 3, in gara 4 ha giocato 22 minuti: non il minutaggio di un giocatore recuperato al 100%.

Se Irving dovesse arrivare alla prima palla abile e arruolabile e mantenere la propria condizione ottimale lungo tutta la serie, non è azzardato prevedere qualche scompenso nella fiducia della Baia.

L’altro dubbio pende sulla testa di J.R. Smith. Se per Irving la problematica è di natura fisica, per l’ex Denver Nuggets è di carattere psicologico. Nella serie contro Boston ha giocato su alti e bassi, chiudendo malissimo la propria serie con un’espulsione evitabilissima. Contro Chicago, entrato a serie in corso, ha segnato le 3 triple più importanti in gara 4, colmando un gap enorme sublimato poi dall’onnipotenza del Re. Nell’ultima serie contro Atlanta ha messo in crisi chiunque tentasse di marcarlo, fornendo lampi che hanno ricordato a tutti il perché ha vinto due anni fa il sesto uomo dell’anno.

Sta andando tutto fin troppo bene, per il battitore libero arrivato quest’anno da New York.

UTILIZZARE CON CAUTELA, da quest’uomo possiamo aspettarci tutto e il contrario di tutto, e la storia di J.R. insegna che con lui in campo è meglio prepararsi al peggio.

 

 

 

 

 

A Year in Review: come sono cambiate le due squadre dall’inizio dell’anno

 

Sia Golden State che Cleveland sono molto diverse da come erano state concepite a inizio stagione.

Background differenti con un fattore comune: l’allenatore all’esordio.

Sia David Blatt che Steve Kerr hanno affrontato questa stagione come matricole in NBA, anche se l’attuale head coach dei Cavaliers ha alle spalle una fortunatissima e decennale esperienza in Europa.

Entrambi i coach hanno avuto l’umiltà (e l’aiuto dei due coaching staff tra i migliori della lega) di ritrattare le proprie posizioni, modificando la propria filosofia e trovando il fit giusto per i propri uomini, intesa che li ha portati a giocarsi il titolo.

 

Cleveland Cavaliers

 

Dopo il terremoto mediatico che ha portato Kevin Love e LeBron James nell’Ohio,  i Cavs si sono ritrovati spaccati a metà tra la squadra Irving (quella abituata a perdere, dei Thompson, dei Waiters, dei Dellavedova) e la squadra LeBron (quella pomposa e creatasi dal nulla durante l’offseason, comprendente l’ex numero 42 di Minnesota oltre a Shawn Marion e gli scudieri ex-Miami, Miller e Jones). L’unire le due identità ha generato i primi dissidi: già a inizio stagione si vocifera una spaccatura tra James e Love, mentre Irving e Waiters protraggono i propri diverbi non proprio amorosi (l’anno prima Dion avrebbe cercato di menare l’ex Duke).

Il mare mosso non si placa nemmeno durante l’inizio di stagione, ed è così che i primi due mesi Cleveland fatica e non poco, in un Est dove a far la voce grossa c’è una Atlanta priva di campioni e una sorprendente Toronto, anch’essa senza nomi altisonanti.

I problemi sono sotto gli occhi di tutti:

 

  • difesa perimetrale insufficiente
  • Apatia del team nei confronti di Waiters
  • Panchina poco produttiva

 

La vigilia di Natale il ginocchio di Anderson Varejao, bandiera del team sin dai tempi del primo LeBron, fa crack: allarme rosso sotto le plance, in quanto un sostituto adeguato per Telespalla Bob manca eccome.

La dirigenza riceve l’input dallo staff tecnico e inizia ad operare sul mercato ai primi di gennaio, spedendo Waiters a Oklahoma City, mentre nella città dell’Ohio approdano Timofej Mozgov, J.R. Smith e Iman Shumpert.

Queste statistiche svelano tutti i miglioramenti compiuti con queste trade:

 

Prima del 10 Gennaio 2015 (data adiacente alle trades):

*statistiche parametrate su 100 possessi

 

  • Punti concessi: 108
  • Punti segnati: 109
  • Punti segnati con Waiters in campo:93
  • Punti concessi con Waiters in campo: 107
  • Punti concessi con Varejao: 106

 

Dopo il 10 Gennaio:

 

  • Punti concessi: 105
  • Punti segnati: 112
  • Punti segnati con J.R. Smith in campo: 114
  • Punti concessi con J.R. Smith in campo: 105
  • Punti concessi con Mozgov in campo: 104

 

È evidente il miglioramento di squadra sia offensivo che difensivo, e fa impressione il differenziale di punti fatti e subiti con Dion Waiters sul parquet, -14. Dopo la trade che lo ha portato ai Thunder, la stessa statistica di J.R. Smith (suo sostituto) recita un bel +9.

Anche l’aggiunta di Mozgov nel pitturato è stato una grande mossa per rimpiazzare Varejao: il rendimento dei due è molto simile, e se pensiamo che il russo ha concesso due punti in meno su 100 possessi, possiamo perfino parlare di rafforzamento sotto le plance.

 

 

Dalla data presa in questione, i Cavs hanno macinato risultati su risultati, con un eccezionale record di 34-11. Solo una squadra da quel giorno ha vinto più partite: i Golden State Warriors, vera balena bianca per ogni contender di quest’anno, dirimpettaia dei Cavs in queste NBA Finals.

 

 

 

Golden State Warriors

 

Paradossalmente, gli scenari pronosticati per la franchigia della Baia di San Francisco erano parecchio più pessimisti di quelli di Cleveland, e forse è proprio l’atteggiamento critico avuto dal coaching staff nei confronti dei vecchi Warriors (allenati da Mark Jackson) ad aver permesso questo esponenziale miglioramento rispetto alle stagioni passate.

Dopo la sconfitta in gara 7 contro i Clippers nella post-season precedente, i difetti di quella tanto bella da guardare quanto inesperta ed inefficace per competere in alto erano ben dichiarati:

 

  • Dipendenza da Bogut in difesa
  • Inconsistenza difensiva di Curry e Lee
  • Autogestione offensiva
  • Panchina inefficiente

 

In offseason Bob Myers porta a Oakland due guardie di grande esperienza, Livingston e Barbosa: il primo reduce da un’ottima stagione a Brooklyn, mentre il secondo era appena rientrato nei radar americani dopo un brutto infortunio nel 2012 e la conseguente riabilitazione in Brasile.

Galeotto fu David Lee e il suo tendine malandato, che lo mette KO per l’Opening Night.

Privo di Lee, zavorra difensiva, Steve Kerr lancia Draymond Green, fino a quel giorno considerato un ottimo rincalzo, niente di più. Kerr vincerà la scommessa: Green, con la sua intensità difensiva e l’efficacia offensiva mette su prestazioni da leader e frega il posto all’ex giocatore dei Knicks.

Contemporaneamente all’exploit di Green, Curry migliora molto in copertura difensiva e in attacco risulta ancora più concreto, Barnes viene rinvigorito dal ritorno al ruolo di titolare e Thompson si rivela molto di più di un semplice tiratore, diventando a tutti gli effetti uno dei secondi violini migliori della Lega.

Lo spostamento di Iguodala in panchina come sesto uomo dà come guida alle riserve un all-around player di altissimo livello, rendendo pure la panchina capace di competere con i migliori.

Un attacco già eccellente per potenzialità viene reso più solido dai dettami tattici inculcati da Kerr, facendo mangiare la polvere a tutte le altre squadre della Western Conference. Playoff conquistati con due mesi d’anticipo e miglior record della lega: chi può fermarli?

 

ROAD TO THE FINALS:

 

Quarti di finale di conference:

 

Cleveland Cavaliers vs Boston Celtics 4-0

Golden State Warriors vs New Orleans Pelicans 4-0

 

Semifinali di Conference:

 

Golden State Warriors vs Memphis Grizzlies 4-2

Cleveland Cavaliers vs Chicago Bulls 4-2

 

Finali di Conference:

 

Golden State Warriors vs Houston Rockets 4-1

Atlanta Hawks vs Cleveland Cavaliers 0-4

 

 

Injury Report:

 

Cleveland Cavaliers:

 

  • Kevin Love (spalla) fuori per tutta la stagione
  • Anderson Varejao (ginocchio) fuori per tutta la stagione

 

 

Golden State Warriors:

 

  • Marreese Speights (polpaccio) in dubbio per gara 1
  • Klay Thompson (commozione cerebrale) in dubbio per gara 1 e gara 2

 

 

 

 

Starting Lineups

 

 

Golden State Warriors: Curry, Thompson (Iguodala in caso di defezione), Barnes, Green, Bogut.

Cleveland Cavaliers: Irving, Shumpert, James, Thompson, Mozgov.

 

Riserve:

 

Golden State Warriors: Livingston, Barbosa, Iguodala, Lee, Ezeli, Rush, Holiday

Cleveland Cavaliers: Dellavedova, Smith, James, Perkins, Miller, Harris, Marion

 

 

 

Game Changers, le chiavi delle finali NBA 2015

 

 

Chi tiene LeBron?

 

Domanda fondamentale per lo sviluppo di queste finali.

LeBron James ha giocato dei playoff straordinari per leadership e autorità, ha confermato al mondo e ai suoi detrattori chi è il più forte in circolazione e non ha assolutamente intenzione di essere sconfitto nella sua quinta finale consecutiva, la sesta totale. Per gli Warriors sarà fondamentale inceppare il motore del Prescelto, non solo limitandolo a pessime percentuali (cosa non impossibile durante questi playoff) ma anche chiuderne le linee di passaggio: il vero playmaker di Cleveland è lui, e zittire le sue giocate sarà il modo più efficace per arrivare al titolo.

Il problema di Golden State non sarà come marcarlo, ma sarà chi dovrà tenerlo a uomo. Barnes sembra abbastanza immaturo per tenere il giocatore di Akron, d’altra parte se lo dovesse tenere Green (migliore difensore sui piccoli della squadra di Kerr), Thompson avrebbe vita facile a rimbalzo offensivo, specialità del numero 13. Una soluzione sarebbe mettere Andre Iguodala sul 23, con Green da 4 a tenere Thompson. Rotazioni, cambi e scivolamenti difensivi saranno fondamentali per limitare l’onnipotenza cestistica di LeBron James.

 

 

Annullare Curry o annullare gli altri 4: questo è il dilemma

 

A basket si gioca in cinque e per quanto incisivo possa essere un singolo giocatore, sarà il fatturato di tutti i giocatori in relazione a quanto viene concesso loro a determinare l’esito della gara.

Certo, un giocatore come Dellavedova appostato su Curry può spaccare la partita in due e cambiare di molto l’inerzia della gara. D’altro canto, più sta in campo l’australiano, meno può stare in campo Kyrie Irving, unico giocatore del quintetto che può tenere in piedi la partita con un ipotetico LeBron a mezzo servizio.

Se Curry giocasse sui suoi standard, un bivio si presenterebbe di fronte a Blatt: scegliere tra il marcare forte su Curry o difenderlo passivamente per non perdere punti in attacco, cercando di limitare il più possibile i compagni del 30.

La chiave sarà trovare l’equilibrio giusto nel quintetto, e focalizzare l’attenzione sui matchups, per scegliere dove è giusto mantenere in campo un giocatore difensivo o offensivo.

 

 

Una seconda chance si dà a tutti, ai Cavs di più

 

Se le percentuali al tiro facessero a pugni tra loro, i Cavs hanno un’altra arma letale da sfoderare contro Curry & co. La squadra di David Blatt, seppure sia priva di Kevin Love, è la migliore squadra a rimbalzo offensivo della postseason, specie se guardiamo le cifre dei due lunghi titolari: 6 rimbalzi offensivi a partita, 4 solo di Thompson.

Questa abilità sotto canestro dei Cavs permetterà di risultare di nuovo pericolosi dopo un errore, chiave tattica fondamentale specie negli ultimi minuti di gioco dove la palla scotta e non poco.

Per Golden State la chiave sarà limitare con efficienti tagliafuori i rimbalzisti in maglia wine&gold, sperando nell’intensità di Green e nell’intelligenza difensiva di Andrew Bogut.

Non va escluso che David Lee, finora spettatore non pagante il più delle volte, possa assumere un ruolo più marcato in questa serie di finali per le sue ottime doti a rimbalzo: parliamo dopotutto di un giocatore che era capace di fare 20-10 ad allacciata di scarpe, e neanche troppo tempo fa.

 

Chi ce l’ha più lunga (la panchina)?

 

I quintetti titolari delle due squadre si annullano, molto approssimativamente parlando. La supremazia degli Warriors, che quanto a intesa di squadra non hanno rivali, potrebbe però non manifestarsi attraverso i titolari, perciò sarà non fondamentale, di più, verificare l’influenza delle panchine sul corso della serie.

Da una parte, gli Warriors hanno Andre Iguodala come leader delle second strings, due solidi giocatori come Ezeli e Livingston che possono garantire fisico e difesa, le improvvisazioni di Leandro Barbosa e la tecnica del duo Speights-Lee. È la panchina migliore sulla carta, ma i problemi fisici dei lunghi di riserva hanno influenzato negativamente quella che altrimenti sarebbe senza dubbio strafavorita per vincere lo scontro contro gli altri panchinari.

Sull’altra sponda del fiume abbiamo una panchina più corta ma molto più efficace di quanto dicano i numeri: Dellavedova e Smith hanno influito moltissimo sulle semifinali e sulle finali di conference.

Non bisogna sottovalutare i tiratori scelti: del resto sono anche loro nel giro delle Finals da 5 anni, e parliamo ovviamente di Miller e Jones.

L’esperienza è un fattore imprescindibile da portare in campo: come dimenticare Shawn Marion e Kendrick Perkins, due che una finale l’hanno già vinta.
Auspicabile è una zampata d’orgoglio da parte dei veterani, molti dei quali all’ultima concreta possibilità di portare a casa un altro anello.

Il 75% del popolo cestistico dà per scontata la vittoria di Golden State, e per come si è sviluppata la stagione sarebbe un titolo più che legittimo. Sarebbe la vittoria di un ragazzo di 27 anni dal fisico da impiegato, con l’hobby di palleggiare come un criminale e tirare da cecchino. La vittoria di un gruppo più grande del talento a disposizione, a partite dal pubblico più caldo della Lega, compagno fedele nelle vittorie e nelle sconfitte.

 

Anche il cattivo ha il suo fascino, bisogna ammetterlo. E finché LeBron James farà parlare di sé, per l’immaginario collettivo sarà sempre Golia, irraggiungibile e irrisorio mentre provi a sfidarlo. Vederlo disputare  la sua quinta finale consecutiva è qualcosa che nemmeno i fans del vecchio MJ hanno potuto provare.

 

Non importa chi vincerà, né per chi tifate; Enjoy the game, godetevi lo spettacolo del migliore sport al mondo.

E che vinca il migliore (dopo almeno 5 gare, per cortesia).

 

 

Pronostico Basketinside.com: Warriors 4-2 Cavs

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