Celtics-Cavs, gara 1 – Il piano di LeBron

Celtics-Cavs, gara 1 – Il piano di LeBron

15 punti con 5/16 al tiro, 9 assist, 7 rimbalzi, 7 perse. E la sensazione di sapere già tutto prima che accada.

di Marco Morandi

Cavs spazzati via dai Celtics in gara 1; LeBron James si presenta in conferenza stampa in un completo grigio con giacca, cravatta e panciotto, un paio di occhiali gli danno un’aria sofisticata e come pochette quello che pare un foglio, probabilmente le statistiche della partita.
Alla domanda di una giornalista sul parziale di 7-0 dei Celtics a inizio dell’ultimo periodo, lui snocciola il play-by-play di 8 azioni in fila, come se stesse vedendo la partita in quel momento; in realtà se la stava riguardando nella mente, così come se l’era già vista la notte precedente: perchè gara 1 contro Boston è stata decisa da LeBron in anticipo, come praticamente tutte quelle di Cleveland in questi Playoffs.

Bravo Morris, bene Horford, ottimo Tatum, ma è sempre da James che si deve andare per sapere come andrà a finire. Già dalla palla a due si è capito come sarebbe girata, con LeBron che si accontentava di tiri cadendo indietro dalla media e più che altro passava la palla, lasciando che fossero i compagni ad aggredire la partita; anche se lui per primo sapeva che non l’avrebbero fatto, al contrario dei bianco-verdi a cui non pareva vero di battere l’uomo dopo un solo palleggio o di trovare un tiratore dietro l’arco con 6 metri di spazio dopo un misero ribaltamento.
LeBron sonnecchiava, giocava una partita già vista e di cui sapeva che non sarebbe stato protagonista, sbagliava tiri che fino a qualche giorno fa metteva bendato e perdeva palloni per pigrizia nello scarico, o addirittura dal palleggio. Durante i time-out controllava un foglio, a ragionare per assurdo si direbbe che stesse controllando che tutto andasse come previsto. Si guardava bene dal fare scenate per la difesa di squadra inesistente o per le percentuali oltre l’arco da prefisso telefonico, viveva passivamente gli eventi conscio che non fosse il caso di sprecare energie, fisiche e psicologiche, in vista di gara 2.

D’altronde non era certo la gara di ieri sera a interessare a LeBron, ma la prossima. Domani notte si vedrà il vero Prescelto, quello inarrestabile delle serie contro Pacers e Raptors, che vuole la palla non per far girare la squadra, ma la testa ai malcapitati che se lo troveranno davanti. E se magari un Love o un JR a caso avranno il buon cuore, la testa e le gambe per seguirlo nella sua crociata, allora magari si tornerà a Cleveland con la serie in parità; perché LeBron può capire una partita prima ancora di scendere in campo, dominarla dal giorno prima, ma da solo non vince nemmeno lui. Non una serie, non contro questi Celtics che sembra non abbiano fatto altro che giocare insieme.

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Più o meno la partita di ieri sera ha ricalcato il canovaccio della prima di questi Playoffs di Cleveland, persa di 18 in casa contro Indiana: Pacers in controllo fin da subito, Cavaliers apatici e primo periodo che chiuso sul 33-14 per gli ospiti, con 2 punti e 4 assist di LeBron. Nel terzo periodo Indiana aveva mollato e Cleveland era tornata a -8, ma non certo grazie a James, che ormai pensava già alle prodezze che avrebbe fatto 3 giorni dopo (46 con 17/24 dal campo) per rimettere i suoi in pista.
L’unica differenza sostanziale tra le due partite è il minutaggio di LeBron: in gara 1 contro Indiana Lue non aveva capito (ahilui) quello che il suo #23 sapeva da tempo e l’ha tenuto in campo per 44 minuti, mentre ieri James è stato comodamente seduto per un quarto della gara.

Prepariamoci a un LeBron James con il coltello tra i denti in gara 2, pronto a fare gli straordinarî per tornare a casa col fattore campo in tasca. Che ci riesca o meno dipende anche dai suoi compagni di avventura, ma soprattutto da fin dove questi Celtics sono capaci di spingersi oltre i loro limiti.

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