Cento di queste stagioni – Bill Bradley

Cento di queste stagioni – Bill Bradley

Oggi l’ex Olimpia Milano compie 73 anni. Quale miglior modo di fargli gli auguri, se non dando un’occhiata alla sua miglior stagione NBA?

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Il titolo manca a New York da 43 anni. Nella Grande Mela le aspettative e la pressione sono sempre altissime perché ai tifosi manca troppo vincere. 43 anni fa nelle fila di quella grande squadra che riuscì a rimanere quasi un decennio al top della NBA vi era anche Bill Bradley, visto anche nell’Olimpia Milano capace di vincere tutto negli anni 60. Il poi futuro Senatore degli Stati Uniti chiuse la stagione 1972-73 con 16.1 punti, 3.7 rimbalzi e 4.5 assist: high in carriera sia i punti che gli assist, mentre per quanto riguarda le carambole fece meglio solo nel suo secondo anno in NBA, quando era utilizzato più vicino a canestro. Senza saltare mai una gara, in quell’annata giocò quasi 37′ di media a partita.

Nelle prime tre sfide stagionali segna sempre più di 20 punti, ma il primo trentello viene segnato il 14 novembre nella vittoria sui Suns. Il #24 dei Knicks, la cui maglia è ora appeso al soffitto del Madison Square Garden, non è il primo terminale offensivo, avendo davanti un immarcabile Frazier, il capitano Reed e il tuttofare DeBusschere, ma quando entrava in ritmo era difficilmente limitabile, infatti più volte ne insacca oltre 25 a partita.

Ad inizio gennaio del ’73, però, i Braves sono le vittime sacrificali di Bradley: ne prendono 23 dai Knicks, trascinati a loro volta da un infermabile Bradley che alla fine chiuderà con 38 punti a referto, suo massimo stagionale.

Ha una settimana orribile ai primi di marzo quando in due delle tre sconfitte consecutive dei suoi – prima volta in stagione che i Knicks perdono più di due gare in fila, l’altra succederà negli ultimi tre match ad aprile – segna solo 4 punti totali. Bradley è uno che non ripensa a cosa avrebbe potuto succedere e resetta tutto. Nelle tre gare successive, i Knicks vincono con oltre 20 punti di margine e il futuro Senatore ne mette 29 contro Seattle, 22 a Phila e 28 con Kansas City/Omaha.

Nei Playoffs, dopo che i Knicks ci sono arrivati con un record di 57-25 dietro solo ai Celtics ad Est, non segna gare pazzesche in termini di punti, ma è un elemento imprescindibile di quegli arancioblù. Nell’importante gara-3 a Baltimora – New York avanti 2-0 nella serie e pronta a chiudere di fatto i giochi con un’altra vittoria – Bradley ne infila 23 e consente ai Knicks di vincere la sfida. NY chiuderà poi la serie davanti al proprio pubblico in gara-5.

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Nel secondo turno arrivano i Celtics, che hanno il fattore campo a favore. È una serie lunga, con le prime due gare finite con distacchi abissali, da parte bostoniana prima e da quella newyorkese poi.

Poi NY vola sul 3-1 con la possibilità di chiudere i giochi in gara-5 al Boston Garden, ma il Pride viene fuori e consente ai Celtics di vincere di uno al fotofinish. Il nostro ne segna solo 9, unica volta in singola cifra in tutta la serie, mentre Cowens e JoJo White spingono la loro franchigia fino a gara-7 (quella precedente la vinsero 100-110 al MSG), che sarà in casa. Una sola va avanti, una sola va in finale NBA dove ci saranno i Lakers: i quarti centrali segnano un 53-35 NY e vale l’accesso all’ultimo atto. Per Bradley 15 punti, dietro solo ai 25 di Frazier.

Anche contro L.A. il fattore campo è avverso, ma per i Knicks non è un problema. Dopo aver perso gara-1 115-112 (24 di Bradley), NY vincerà le successive 4 gare chiudendo la serie al Forum di Inglewood, casa dei Lakers. L’ex Olimpia segna tre ventelli in 5 gare, chiudendo le Finals con quasi 17 punti di media.

Secondo titolo in tre anni per i Knicks e anche per Bradley che troverà poi spazio nella Hall of Fame dal 1983. L’ultimo, però, per la franchigia della Grande Mela, che da ormai troppo tempo attende di portare a casa il Larry O’Brien Trophy.

Bradley è nato nel ’43 e compie 73 anni; 43 sono gli anni da quella grande stagione sua e dei Knicks avvenuta, appunto, nel ’73. Si gioca con i numeri, quelli che a volte hanno tradito l’apporto determinante di Bradley agli occhi della gente. Fu decisivo, ma non solamente per alcune grandi prove realizzative, bensì per tutte quelle cose da all-around che gli permisero di essere utilizzato in almeno quattro ruoli.

Buon compleanno William “Mr. President” Bradley!

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