Cento di queste stagioni – Cousy e Fisher, l’essenza della vittoria

A confronto i due festeggiati di oggi nelle loro migliori stagioni, Bob Cousy da una parte e Derek Fisher dall’altra.

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Bob Cousy è considerato il primo vero playmaker della storia della NBA, capace di guidare gli imbattibili Celtics con contropiedi fulminei e assist illuminanti, un Rondo 60 anni prima di Rondo. Dopo aver vinto un titolo NCAA con Holy Cross nel 1947 – unico dell’ateneo e per questo la sua maglia #17 è ritirata dai Crusaders – sbarcò in NBA nel 1950, prima snobbato dai Celtics che vollero scegliere il primo afroamericano della storia, Charles Cooper, e poi invece assunto grazie al suo rifiuto di giocare per i Tri-Cities Blackhawks che l’avevano draftato ed il successivo fallimento dei Chicago Stags a cui fu ceduto.

46 anni dopo, da un college non rinomato come University of Arkansas at Little Rock usciva un play-guardia di 1.85m che venne scelto dai Lakers con la 24esima chiamata.

Nella stagione 1956-57 Cousy fu il miglior giocatore della stagione e vinse pure l’MVP dell’All Star Game. Si parla di 20.6 punti, 4.8 rimbalzi e 7.5 assist di media in una squadra con due nuovi acquisti come Bill Russell e Tom Heinsohn. Da quella stagione iniziò la dinastia e Cousy fu il trascinatore naturale di questa squadra piena di talento ed amalgama.

Fisher non fu mai la stella, ma giocò sempre un ruolo determinante nei cinque titoli che ha conquistato con i Lakers. La stagione migliore di tutte, senza guardare per forza alle cifre individuali, è quella dell’ultimo sigillo, quella 2009-10 in maglia Lakers. Caso vuole che Celtics, squadra di Cousy, e Lakers, formazione di Fisher, siano divisi da una forte rivalità accesasi soprattutto negli anni Ottanta, a metà tra le epoche dei due festeggiati.

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Nelle prime 36 gare stagionali, “Cooz” non andò mai sotto la doppia cifra. Pronti, via, e ne infilò subito 35 in una vittoria di tre al Madison Square Garden. È la prima di nove gare oltre i 30 punti, che per l’epoca e per quei Celtics erano prestazioni irreali.

Nello stesso lasso di tempo, Fisher andava in doppia cifra dieci volte, comprese ben tre a quota 15, che sarà record per la stagione regolare. Due volte, però, la squadra perde, prima nella “sua” Utah – vi ha giocato la stagione 2006-07 – e poi a Portland. Dalla lunetta è un cecchino, inoltre tende ad infilare canestri importanti e a perdere pochi palloni. Fa comodo averlo nei finali caldi…

Minneapolis, Philadelphia, Saint Louis vengono sommerse dai canestri di Cousy, ma ad inizio dicembre in un back-to-back a Phila e contro i Lakers ne segnò 66 in meno di 24 ore. Altri 35 qualche giorno dopo sempre al MSG – season high pareggiato – ma i Celtics caddero malamente contro New York. 22, 32, 25 e ancora 25: quattro gare da scorer di primo livello combaciano con altrettante brutte sconfitte della sua squadra. Nella seguente ne fece solo 8, ma Boston perse di nuovo a Minneapolis, e allora “Houdini del parquet” ritornò ai suoi standard, segnando 27.2 punti di media nelle successive cinque uscite nelle quali Boston vinse con uno scarto medio di venti punti, compreso un +36 contro i soliti malcapitati Knicks.

Il #2 dei gialloviola, invece, era gregario di lusso di una squadra che marciava spedita verso uno dei migliori record stagionali. Ma come quasi tutti i gregari che si rispettino, arrivò il suo momento di gloria: nel mese di febbraio andò in doppia cifra in cinque gare (vinte) su sette.

A metà febbraio del 1957, arrivò un’altra mini-crisi biancoverde con sole 2 vittorie, con sessanta totali di Cousy, a fronte di 5 ko, sebbene al fotofinish, dove il nostro ha chiuso con meno di venti di media e con percentuali rivedibili.

A proposito di mini-crisi, i Lakers del 2010 persero 3 gare in fila, tutte in trasferta ad inizio marzo, prima ed unica volta in stagione: nelle ultime due Fisher tirò con un non certo esaltante 5/17. Nelle sconfitte di fine annata – 4W-7L le ultime undici uscite – il “Venerabile Maestro” mise a segno due gare da 14 punti, una vinta con Utah e l’altra persa con i Blazers.

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Con un record di 44-28, i Celtics di Cousy arrivarono primi in tutta la NBA e poterono godere del fattore campo sia nelle Finali ad Est – all’epoca la prima della conference saltava le semifinali – che nelle NBA Finals. 57-25 per i Lakers di Fisher, primi ad Ovest e dietro solo ai Cavs dell’MVP LeBron James nel record totale.

Nei Playoffs il rendimento del playmaker di Little Rock aumenta: se ne accorgono immediatamente i Thunder, che però in gara-3 riescono a vincere nonostante i 17 del nostro. La serie torna allo Staples Center sul 2-2 e L.A. vince passeggiando gara-5. In Oklahoma Fisher ne infila 11 prima che Gasol mettesse il tap-in che decise match e serie. Nel secondo turno, Utah venne strapazzata 4-0 e in gara-3, vinta di uno dai Lakers, il #2 ne infilò ben 20, compresa la bomba del sorpasso a 28” dal termine, per indirizzare per bene la serie.

Nelle finali di Conference di 49 anni fa non ci fu storia e i C’s stesero 3-0 i Nationals con 19 di media di Cousy. Si andò allora dritti all’ultimo atto, dove i biancoverdi trovarono i Saint Louis Hawks di Pettit.

Storia che non ci fu nemmeno nel 2010 per quanto riguarda i primi due incontri contro Phoenix. In Arizona, tuttavia, la musica cambiò e i Suns pareggiarono. Dopo gli inutili 18 di gara-3, D-Fish ne segnò 22, season high, in una gara-5 decisa all’ultimo istante da Metta World Peace. All’US Airways Center i Lakers chiusero il discorso e si aggiudicarono il terzo titolo consecutivo della Western Conference.

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Gli Hawks di Pettit sbancarono subito il Garden in gara-1 delle Finals dopo ben due overtime e si ripeterono in gara-3 in Missouri, rendendo quasi decisivo il successivo incontro. Il folletto biancoverde ne mise a segno 31, record stagionale nei playoff, e Boston si riprese il fattore campo. Nella quinta gara non ci fu storia e allora si tornò in casa degli Hawks, dove Pettit dettò legge e trascinò i suoi ad un’altra vittoria di due lunghezze, la terza su sei sfide. Cousy sbagliò il libero del +1 a 12” dalla fine, poi fu Hagan a correggere l’errore di Pettit per mandare la serie alla bella.

A due anni di distanza dalla serie del 2008 era ancora Lakers-Celtics. I gialloviola persero la prima e unica gara casalinga dei Playoffs in gara-2 a causa di un Ray Allen incandescente da 32 punti e un Rondo in versione tripla doppia. Per Fisher solo 2/8 al tiro. Ci si sposta a Boston per tre gare consecutive, ma i Lakers subito vinsero la prima con 16 del nostro festeggiato, compreso l’and one che chiuse la contesa. Dopo due vittorie biancoverdi, Boston si ritrovò avanti 3-2 ma i Lakers si ricordarono di quel -39 in gara-6 delle Finals 2008: i Celtics non ci capirono nulla e L.A. vinse comodamente con 22 punti di scarto.

Gara-7, forse la più epica di sempre, è andata in scena nel ’57: altri due overtime per decretare il vincitore della stagione 1956-57. Cousy e Sharman tirarono 5/40 combinato, e il #14 sbagliò un altro sanguinoso libero che poteva dare il quasi definitivo +3 ad una manciata di secondi dal termine: Pettit dalla lunetta mandò la gara al supplementare. Coleman, dopo il canestro decisivo in gara-1 si ripeté e si andò al secondo overtime. Un Russell da 19+32 e un Rookie of the Year da 37+23 trascinarono i padroni di casa verso il primo titolo della loro storia.

Ma se vogliamo una gara non bella, ma con un livello di tensione ed intensità alle stelle allora dobbiamo correre al 17 giugno 2010, per un’altra gara-7: 10 punti con 2/2 da 3 per Fisher, unico a tirare decentemente per la sua squadra e, insieme a Bynum, unici due a non perdere palloni – tra quelli con un minutaggio significativo.

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“Sono e sempre sarò un leader” e “Niente mi interessa di più che aiutare la mia squadra a vincere” sono due frasi dette da Fisher in due diversi periodi della carriera di Fisher, ma che rispecchiano fedelmente quello che fu e fece in quella stagione e in quei Playoffs sensazionali, culminati con il suo quinto ed ultimo titolo NBA.

Cousy, MVP della stagione 1956-57 che stava per mandare tutto all’aria con quel 2/4 combinato dalla lunetta, ha sempre ripetuto che fu il titolo che più gli diede soddisfazione, nonostante ne arriveranno altri cinque per lui.

Oggi è il 9 agosto e questi due playmaker supervincenti, sebbene molto diversi, protagonisti delle due franchigie più vincenti della NBA nonché acerrime rivali, compiono, rispettivamente 88 e 42 anni: tanti auguri, campionissimi!

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