Chi viene a cena da Uncle Spliffy?

Chi viene a cena da Uncle Spliffy?

L’ex Blazers Cliff Robinson ha avviato un business sulla marijuana sfruttando la liberalizzazione avvenuta in Oregon. Tra i probabili acquirenti anche tanti giocatori NBA.

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In NBA si sa, sono tanti quelli che hanno flirtato con la signora “MariaGiovanna”. C’è poi chi ha trasformato l’amore per l’erba in un vero e proprio business. È il caso di Cliff Robinson, che ha avviato una produzione di marijuana chiamandola “Uncle Spliffy (il soprannome del giocatore in NBA era Uncle Cliffy) approfittando della legalizzazione avvenuta in Oregon nel 2014.

Sospeso ripetutamente dall’NBA per violazione delle politiche antidroga, l’ex All-Star di Portland non ha mai nascosto di aver fatto uso di marijuana in sostituzione delle medicine. “E’ decisamente meglio di molti prodotti farmaceutici a fine giornata – ha affermato Robinson. Quelli sono sintetici, io sto parlando di qualcosa di naturale utile sia per il rilassamento dei muscoli che per la loro preparazione”.

C’è da scommettere che tra i clienti di Zio Cliffy ci saranno diversi giocatori o ex giocatori della NBA. Sicuramente J.R. Smith, Zach Ranolph, Al Jefferson, Rasheed Wallace e Michael Beasley, ripetutamente sospesi dalla Lega per uso di Cannabis.

Beasley, che ha appena firmato con i Houston Rockets ha una lunga e controversa storia legale alle spalle. Nel 2008 durante il Rookie Transition Program della NBA, insieme a Mario Chalmers e Darrell Arthur, ha fatto scattare l’allarme antincendio della propria camera fumando Marijuana all’interno della stessa. Nel corso degli anni B-Easy è stato per due volte ospite di un centro di riabilitazione di Miami ed è stato fermato altre due volte dalla polizia per possesso di marijuana, nel 2011 e nel 2013. Quest’ultima a Phoenix mentre era già sotto processo per abusi sessuali.

La lista dei clienti NBA di Uncle Spliffy potrebbe allungarsi forse fino ad Allen Iverson. Leggenda narra che una sera The Answer fosse “alticcio” e non riuscendo a trovare la sua macchina nel parcheggio decise di comprarne una nuova.

Alcuni giocatori amavano invece sciare, ma alla neve del Colorado preferivano “quella” della Colombia. Tra i casi più eclatanti ci sono quelli di Michael Ray Richardson e Len Bias.

Richardson negli anni ’80 ha buttato via una carriera da Hall of Famer per continui e ripetuti problemi con la cocaina. Dopo la terza positività l’NBA gli ha chiuso definitivamente le porte in faccia. Robinson sbarca a Bologna e spiega basket da un libro che pochi riescono a comprendere, ma ci ricasca e viene nuovamente squalificato. Riuscirà però a disintossicarsi e a chiudere la carriera in Europa alla veneranda età di 45 anni.

Len Bias ha invece scritto una delle pagine più nere della storia dello sport. Poche ore dopo essere stato selezionato come seconda scelta assoluta nel draft 1986 dai Boston Celtics, il ragazzo muore per overdose. Aveva appena firmato un contratto con la Reebok da 3 milioni di dollari e stava cercando un modo per festeggiare.

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