Cos’è successo ad Anthony Davis, “The Brow”?

Cos’è successo ad Anthony Davis, “The Brow”?

Da circa tre anni è impegnato nel campionato di pallacanestro più importante del mondo. Ha fatto parlare i media tanto di sé la scorsa stagione. Per l’atleta quest’anno le cose non stanno andando per il verso giusto avendo sofferto molti infortuni e l’inserimento in schemi di gioco sempre diversi.

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Nato a Chicago nel 1993, a soli 22 anni ha sbalordito l’intero mondo NBA, tanto da entrare tra i candidati per il titolo di MVP. Anthony Davis sta facendo molta fatica a confermare le prestazioni  dello scorso anno che gli avevano permesso di ottenere la seconda partecipazione all’All-Star Game e di trascinare i  Pelicans ai playoff, persi (4-0) contro i Warriors  che poi hanno conquistato il titolo. Risultato comunque incoraggiante, in quanto la formazione di New Orleans non aveva raggiunto questo traguardo dal 2011.

Le ottime prestazioni gli hanno consentito di vestire anche la maglia della nazionale alle Olimpiadi di Londra. Nel 2012 è ufficializzata la sua presenza ai Giochi in sostituzione dell’infortunato  Blake Griffin. Competizione in cui gli Stati Uniti hanno vinto l’oro. Nel 2014 ai Mondiali in Spagna, insieme ad Irving guida la nazionale statunitense al successo in finale contro la Serbia.

Reclutato dai Pelicans, società che continua ad avere come obiettivo  la valorizzazione di giocatori giovani e promettenti. È vero che nella stagione in corso Anthony è stato colpito da vari infortuni e dalle disfunzionalità causate dai diversi cambiamenti degli schemi di gioco che hanno inciso sul suo rendimento. Inoltre, nella sua squadra non solo Davis ha avuto problemi fisici, ma anche altri atleti tra cui Holiday, Evans, Asik e Pondexter hanno subito infortuni condizionando il rendimento del collettivo. Per questi motivi quasi in ogni incontro  il coach Gentry è stato costretto a cambiare le impostazioni con rotazioni che sicuramente non hanno fatto bene ai giocatori.

 

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La situazione in classifica la dice lunga. Nella Western Conference i Pelicans sono al 12° posto (20 vittorie e 33 sconfitte). Per ora i playoff sono solo un miraggio. Solo nel 2004-05 si erano registrate statistiche peggiori (18-64). The Brow, per via delle sopracciglia unite, 2.08 cm per 115 kg, nella stagione 2014-15 aveva viaggiato con una media di 24.4 punti a partita; quest’anno, in 47 partite disputate fino ad ora, è sceso, seppur di poco, a 23.4.  Anche al tiro è diminuita la percentuale  dal 53% al 48%. C’è da sottolineare che nell’anno in corso l’allenatore gli ha chiesto di tirare con maggiore frequenza dalla lunga distanza. Nei tiri da due è passato dal 54% al 51%, peggioramenti anche negli assist  da 2.2 a 1.9. Solo i rimbalzi difensivi sono cresciuti ( da 7.7 a 7.9) e in quelli totali rimane il migliore della sua formazione con una media di 10 ad incontro.

Il rapporto con l’allenatore non è dei migliori, su molte strategie sembrerebbe che Gentry non sfrutti i punti di forza di Davis, quali ottimi movimenti in post, tiro dal palleggio con lungo raggio che hanno fatto impazzire innumerevoli tifosi del basket oltreoceano e non. Gentry, che nel giugno scorso ha vinto da secondo allenatore il titolo NBA con i Warriors, non può non pensare che se fosse rimasto ad Oakland avrebbe ottenuto la gloria che oggi accompagna Luke Walton: “Non mi aspettavo di avere un record negativo del genere. Sono sicuro che neanche i ragazzi se lo aspettassero”. A 61 anni, per lui che nel passato ha allenato Pistons, Clippers e Suns, è probabilmente una delle ultime occasioni per dimostrare il suo valore da primo allenatore.

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